La storia è nota: a Ferragosto Elettra Lamborghini si è esibita nella discoteca Praja di Gallipoli. A causa del mancato rispetto delle misure di sicurezza anti-covid, il giorno dopo ha annunciato via Twitter di aver deciso «di cancellare tutti i miei concerti vista la situazione covid… riconosco che non è il momento… ci è stata data l’opportunità e vi ringrazio tutti ma non siamo ancora pronti».
Applausi a scena aperta e grandi consensi: oltre 1.300 retweet, circa 21.000 like, notizia ripresa dai maggiori quotidiani e siti. Peccato che nessuno abbia fatto notare che nel tweet di Elettra Lamborghini ci sono almeno due parole di troppo “tutti” e “concerti”.
Riguardo il “tutti”, non risulta cancellato un appuntamento live in Piazza Castello a Fossano (Cn) programmato per mercoledì 26 agosto: alle ore 16 di oggi, lunedì 17 agosto, i biglietti sono regolarmente in vendita.

Ma la parola che stona di più è “concerti”. Va bene che ormai la musica è ridotta piuttosto male, ma definire “concerti” le apparizioni che ha fatto fino ad oggi in discoteca (e quelle che avrebbe dovuto fare nei prossimi giorni) è un insulto rispetto a chi i concerti li fa davvero (o perlomeno avrebbe voglia di farli).
Qualsiasi addetto ai lavori sa che questo genere di esibizioni in gergo vengono chiamate “rapine” oppure “marchette”. Trattasi di ospitate spesso pagate uno sproposito, durante le quali il personaggio in questione si esibisce per qualche minuto in full o in half playback, senza musicisti, qualche volta (nel caso di Elettra) accompagnato da una o due ballerine.
Non c’è service, non ci sono tecnici, quindi il cachet, talvolta pagato “in nero” almeno parzialmente, finisce tutto nelle tasche del cantante e del suo management.
Insomma, cara Elettra, diciamo che anche stavolta sei stata molto brava a usare i social. Voglio concederti il beneficio della buona fede, e credere che quel tweet lo hai scritto in seguito a un autentico impulso di rabbia scaturito da quello che hai visto con i tuoi occhi. Però per favore la prossima volta racconta la storia per intero e non solo la parte che ti fa comodo.
Sai, che tu ci creda o no, ancora ci sono persone che la parola “Musica” la scrivono con la “M” maiuscola. E mica è vero “che il resto scompare…”.







































