Quattro vite

Una vita difficile come un puzzle di quattro vite. Difficili

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Quattro vite
di Arnaud des Pallières
con Adèle Haenel, Adèle Exarchopoulos, Solène Rigot, Vega Cuzytek, Jalil Lespert

In questo film ci sono quattro vite, lo dice anche il trailer, a 6, 13, 20 e 27 anni. Una bambina in un ambiente disastroso che gioca a nascondino con la tragedia. Una ragazzina con un brutto passato che si tuffa in un presente di amori confusi. Una giovane donna che lavora con uno scommettitore e conosce un brutto giro.  Una maestra che lavora con bambini in condizioni critiche che vorrebbe avere un figlio e viene aggredita dal passato che torna. Le vite però non sono in quest’ordine. Noi vediamo la maestra Renée (Haenel) che viene contattata dall’ex carcerata Tara (Arterton) che le chiede un rimborso di 8 euro per ogni giorno passato in galera per colpa sua. Poi arriva la polizia che cerca la maestra sotto il nome di Karine. Segue la storia di Sandra (Exarchopoulos) che risponde all’annuncio di uno scommettitore professionale ed entra in un giro pericoloso dove conosce Tara. Poi assistiamo alla discesa all’inferno di Karine ragazzina (Rigot), poi scopriamo che forse l’inferno di Karine aveva un prologo terribile quand’era bambina (Cuzytek), e alla fine ritorniamo su Renée. Come ha scritto qualcuno il film di Arnaud des Pallières va per vie sperimentali nella cronologia usando uno stile tra il melò e il naturalismo che potrebbe affaticare lo spettatore. Come ha scritto un altro anticipare un po’ di storia aiuta lo spettatore come “bagnarsi mani e piedi prima di tuffarsi in acque fredde”. Avrete capito che le quattro donne della storia sono una sola. L’ambizione è mostrare le sfaccettature del femminile e (forse) l’orrore del maschile che in tutto il film ha un solo rappresentante umano. Il titolo originale forse aiutava di più: Orpheline, orfana

 

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