Fellini degli spiriti

Il documentario di Anselma Dell'Olio sul Fellini spirituale e spiritista

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Fellini degli spiriti
di Anselma Dell’Olio

presentato in anteprima al
Festival del Cinema Ritrovato di Bologna
in sala il 31 agosto, l’1 e il 2 settembre

Parte del materiale di questo documentario si è già visto altrove (esilaranti le interviste spagnole in cui Fellini dice “si ho viaggiato, Ostia, che è un piccolo paesino vicino a Roma, Viterbo… no sto scherzando”), ma in altri contesti, quando si indagavano i film. I film si indagano anche qui e ancora restano grumi di segreti, anzi, migliorano col tempo, ma stavolta film, frammenti di interviste inedite, disegni, sogni e testimoni (amici, collaboratori, attori, sensitivi, critici, musicisti, scrittori, registi) sono disposti su un filo differente: per capire dove voleva andare Fellini e dov’è andato. E infatti si parte dalla sua morte, camera ardente pubblica, come conviene ai morti famosi, ma poi i titoli sono su aurora boreale e scorre il finale dei Vitelloni (la Partenza per eccellenza del suo cinema) e Fellini spiega in un’intervista inglese che il film è un viaggio: come si fa a dire come sarà il prossimo film se è un viaggio che non hai ancora fatto? Fellini stesso dice che è un pessimo viaggiatore. Fellini degli spiriti non si limita a parafrasare nel titolo Giulietta degli spiriti, ma insegue il percorso della spiritualità e del paranormale che attraversa tutto l’immaginario felliniano: le domande sembrano le stesse fatte per decenni al suo cinema (avversario del realismo? fondatore della variante mistica della commedia all’italiana? cattolico? reprobo? dedito allo spiritismo e alla frequentazione di cartomanti e maghi? superstizioso? ossessionato dall’aldilà?) e i testimoni, ripresi nello schema del docu classico, seduti su fondo scuro, illuminati da destra, sono un po’ quelli canonici: Farinelli della Cineteca di Bologna, l’amico Mollica, il musicista Piovani, il critico Porro, l’amica Cicogna, il biografo totale Angelucci, ma anche alcuni inaspettati per lo spettatore, come l’amica magica Annalisa Carlucci, Marina Ceratto che ha appena pubblicato  il bel libro La cartomante di Fellini, la collaboratrice Fiammetta Profili, la sensitiva Giuditta Mascioscia amica di Gustavo Rol,  poi alcuni registi: Friedkin, Gilliam e a sorpresa il Damien Chazelle di La La Land che non si limita ai consueti omaggi di premmatica. La struttura sarà più chiara a chi sa lanciare le monete e leggere le profezie dell’I Ching ( i capitoli sono scanditi dagli esagrammi Lin o L’avvicinamento, K’un Il ricettivo, I il Nutriente, Chung Fu la verità interiore e via così): niente di misterioso, il documentario non va a cercare solo aneddoti sul Fellini che attraversava crisi e (forse) le risolveva in analisi junghiane (o in film- analisi, ma lui dice di no…) o che si faceva leggere i tarocchi, o cercava risposte dall’aldilà (si potrebbe scrivere un’enciclopedia sui due film -o viaggi, è uguale- non fatti: Il viaggio di G. Mastorna e Viaggio a Tulum, abortiti da profezie negative. No: si cerca di spiegare come tutta la ricerca spirituale di Fellini fosse già in ogni film, anche se soprattutto quando entrava nel mistico attraverso il buffo e l’onirico. Fellini (gran bugiardo conclamato) che dice che non c’è nulla di più sincero di un sogno, di cui è autore ma anche ospite. Fellini che forse era un mago bianco. Fellini che aveva sperimentato l’arco isterico come un medium. Fellini difeso dai gesuiti, Fellini che immaginava l’inferno come il crollo delle sinapsi del cervello o la fine come il mondo non tenuto più insieme dalla musica. C’è risposta? Anselma dell’Olio mette a un certo punto Jung (sì, lo psicoanalista) che in un vecchio filmato,  richiesto se alla fine della sua vita crede in Dio, sorride tenero e mormora dopo un po’ “Io so, non ho bisogno di credere”. Felliniano…

 

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