Un’opinione (impopolare) su Armine, Gucci e la bellezza

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Se c’è qualcuno che esce da vero vincitore dalla schiera di innumerevoli polemiche che hanno riguardato Armine Harutyunyan negli ultimi giorni, quello è il marchio Gucci. Dopo essere stato abbondantemente sorpassato da Dolce & Gabbana e – soprattutto – da Dior con le sfilate organizzate quest’estate in costiera e a Lecce, il marchio fiorentino è tornato finalmente alla ribalta e su tutte le prime pagine. Grazie a una giovanissima modella arruolata nella scuderia della maison già durante la scorsa fashion week.

La storia è arcinota: una ragazza dal viso sottile, con il naso pronunciato e dei lineamenti marcati diventa uno dei nuovi volti della casa di moda e il web insorge con una vera e propria crociata. Perché la testimonial scelta – a detta di molti – è brutta e non merita le copertine di cui è protagonista.

La giovane si vede, quindi, di punto in bianco e nel giro di poche ore, “regalare” paragoni poco generosi, fotomontaggi tutt’altro che simpatici e centinaia e centinaia di commenti di certo non lusinghieri.

Le offese ricevute dalla modella, che per altro non è ancora una professionista, sono l’ennesima pagina triste e anacronistica scritta da un popolo web che vive ormai per odiare e offendere. Questo è chiaro. Ma, diciamocelo con altrettanta chiarezza e franchezza, oltrepassando la linea di un politicamente corretto che è arrivato all’esasperazione ed è diventato stucchevole in queste ore come non mai: Armine Harutyunyan non è bella.

È sui generis, sexy, interessante, particolare, professionale. Ma non bella. E la vera notizia è che va benissimo così.

Perché se è vero, come è vero, che la bellezza sta negli occhi di chi guarda e che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, è anche vero che esistono dei canoni oggettivi che tutti conosciamo e in cui è difficile far rientrare la 23enne armena.

Ma il problema dove sta? Bisogna davvero e a tutti i costi essere belli per contare qualcosa? Assolutamente no.

Chiariamoci: rivolgere parole offensive e vergognose a una giovane che sta solo cercando di fare il suo lavoro, sgomitando in un mondo fatto di volti omologati e sorrisi falsi, non è assolutamente da giustificare, ci mancherebbe. Ma allo stesso modo non è da comprendere chi in questi giorni ha parlato, ipocritamente, di bellezza non compresa.

Perché l’unico modo per schierarsi dalla parte di Armine è ripeterci che non capiamo quanto è bella? Davvero rimarcare quanto sia importante il suo aspetto fisico è la sola cosa che ci viene in mente di fare per dire “siamo con te”?

Beh, bel messaggio femminista. Soprattutto se poi si nota che le donne – famose e non – pronte a difendere quella “bellezza non convenzionale” del nuovo volto di Gucci, sono le stesse che utilizzerebbero i filtri Instagram persino sulle foto delle loro carte d’identità. E che, spesso e volentieri, si ritrovano a commentare con appellativi volgari le foto social in cui si vede il lato B della Ferragni o di Belen.

Quindi solidarietà femminile si, ma non verso chi è famosa, amata e ha un fisico “da copertina”. Quella donna possiamo anche odiarla.

Il punto fondamentale da cui partire, forse, è che non tutto è bello a questo mondo. E per fortuna!

Smettiamola di dire che ogni cosa, se vista con gli occhi giusti, è perfetta a suo modo. Perché semplicemente non è così. Ed è giusto che non sia così.

Chi scrive questo articolo, quando si guarda allo specchio vede smagliature sui fianchi, una cicatrice sul ginocchio di cui farebbe volentieri a meno e fa la conta dei difetti che, in quanto tali, non possono essere definiti belli. Ma che possono essere accettati.

E non è forse questo il senso più profondo della body positivity, esatto opposto del body shaming di cui Armine Harutyunyan risulta essere solo l’ennesima, incolpevole vittima?

La body positivity non ci dice che ogni corpo è bello e ogni viso è perfetto. Piuttosto ci aiuta ad accettare  che esiste la diversità in volti, lineamenti e corpi differenti. Che esistono le donne normali, con i difetti, la cellulite, gli occhi troppo piccoli e le labbra poco carnose. E che questo non è assolutamente e in nessun modo un male. Perché non è la bellezza fisica a definirci.

Non è certamente un caso che, in mezzo a un’infinità di anonime e bellissime modelle preconfezionate, la scelta di Gucci –  una maison che ha voglia di mescolare le carte in tavola, promuovere l’unicità e la diversità e stuzzicare la curiosità del pubblico – sia ricaduta sulla “bruttina” Harutyunyan.

Forse, oltre ad aver iniziato una riuscitissima operazione di marketing, quello che stanno cercando di dirci è: svegliamoci; accettiamo tutti, serenamente, che la perfezione non è di questo mondo. E che è proprio questo a renderlo così magico…e perfetto!

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