Slow Club Live, una serata di grande musica a Milano

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Slow Music presenta "Slow Club Live", Castello Sforzesco, Milano - 3 settembre 2020 - © Foto: Riccardo Medana

L’atra sera al Castello Sforzesco di Milano è andato in scena Slow Club Live. È stata una serata bellissima, con momenti di grande musica e forti emozioni, la dimostrazione che anche in tempi di Covid si possono organizzare cose interessanti, per una volta senza trap, latin e stelline da una stagione e via.

Sul palco allestito dal Comune di Milano, dove per quasi tre mesi sono andate in scena le proposte di Estate Sforzesca, l’altra sera grazie all’impegno di Slow Music si sono alternati numerosi artisti, inclusi alcuni “pezzi da 90” che hanno scritto pagine importanti della musica italiana. Da notare che erano tutti lì, nomi noti e nomi che ancora devono affermarsi, senza aver nulla “da vendere” (un nuovo disco, un tour, un libro o quello che vi pare), ma semplicemente perché avevano voglia di esserci, e ognuno ha dato il massimo, in numerosi casi proponendo numeri davvero eccezionali realizzati praticamente senza prove né artifizi tecnici. Era tutto rigorosamente dal vivo, e credo sia necessario sottolineare il lavoro fantastico fatto dall’house band composta da giovani musicisti del CPM Music Institute di Milano diretti da una fantastica Federica Pellegrinelli. Non solo hanno accompagnato tanti protagonisti della serata, ma hanno anche proposto vari “stacchetti” tra un’esibizione e l’altra, scegliendo musiche non proprio facili da eseguire, per esempio di Frank Zappa o dei Jethro Tull.  

Slow Club Live
@Riccardo Medana

Iniziamo a raccontate la serata con una bella gallery fotografica  realizzata da Riccardo Medana.

Tutti insieme sul palco

Una bellissima serata di musica, dicevo, caratterizzata da alcuni momenti collettivi semplicemente straordinari. Per esempio l’inizio e la fine, con tutti i protagonisti sul palco: all’inizio proponendo una particolare versione di Quelli che di Enzo Jannacci, dove ognuno ha recitato una strofa, e in chiusura, con una travolgente cover di Will the Circle Be Unbroken.

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Ma ci sono state numerose altre cover realizzate apposta per l’occasione, in formazioni assolutamente inedite, come quella che ha visto assieme Andy dei Bluvertigo, Livio Magnini e Saturnino, accompagnati dall’inesauribile house band: hanno rivisto a modo loro un brano di un artista che tutti e tre amano in modo viscerale, Heroes di David Bowie.

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Ancora Saturnino, ha aiutato Damien McFly a rendere Billie Jean di Michael Jackson molto diversa dalla versione nota a tutti.

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In ricordo di Philippe Daverio

Gli intrecci hanno riguardato anche il mix tra musica e parole. Per esempio, all’inizio Claudio Trotta ha proposto un monologo sottolineato dagli arpeggi di chitarra di Franco Mussida (successivamente lo stesso Trotta ha ricordato Philippe Daverio, uomo di profonda cultura e dagli interessi assolutamente sfaccettati. Tra l’altro, era uno dei componenti del Comitato etico di Slow Music).

A seguire, Mussida ha regalato al publico un suo brano, Il lavoro della bellezza, tornando a suonare per la prima volta dopo tanti anni con una band.

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Essendo una serata di musica & parole, ci sono stati diversi altri monologhi, di Stefano Bonagura, Corrado Gambi e Chiara Buratti, che ha regalato un assaggio di un testo che Giorgio Faletti scrisse apposta per lei.

Nè sono mancati gli omaggi alla grande canzone d’autore italiana: Luciano D’Abbruzzo (accompagnato alla chitarra da Marco Biassoni) ha voluto ricordare Bruno Lauzi cantando Ritornerai; mentre Matteo Gabbianelli (con Brian Rente alla chitarra) ha cantato Non farti cadere le braccia di Edoardo Bennato.
Molto divertente e sempre in grande forma Ricky Gianco, con un medley composto da Pugni chiusi, Questa casa non la mollerò e Cavallina rock.

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Altro momento di musica d’autore con Mario Lavezzi, che ha regalato un momento di spensieratezza con Varietà, canzone che scrisse assieme a Mogol e originariamente incisa da Gianni Morandi.

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Pura emozione per Lucio Dalla 

Grande commozione quando è salito sul palco Mauro Masi per omaggiare Lucio Dalla. Non a caso il marchio di fabbrica di Masi è “Sand Art”: è infatti uno dei migliori artisti italiani in fatto di sand animation, e per l’occasione ha “disegnato” con la sabbia La sera dei miracoli, strappando applausi a scena aperta.

Mauro Masi Sand Art – © Foto: Riccardo Medana

Superba la performance di Martha Rossi, gran voce e ottima presenza scenica, che si è cimentata in uno dei suoi cavalli di battaglia, Somebody to Love dei Queen, ricevendo anche gli applausi dei fan della mitica band inglese.

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Altri omaggi di livello sono stati quelli dei The Zoo agli Scorpions (Winds of Change) e dei Cat Paradox, che hanno proposto Robots dei Kraftwerk: in entrambi i casi non si è certo trattato di cover da karaoke, ma di riletture con l’aggiunta di qualcosa di personale. Così come non ha affatto sfigurato Ketty Passa nell’interpretazione di un brano non semplice come At Last di Etta James. Del resto questo è stato uno dei temi ricorrenti di Slow Club Live: cimentarsi con brani originariamente portati al successo da grandi nomi, quindi accettare di mettersi in gioco, mettendoci tutti qualcosa di proprio.

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Quindi spazio ai chitarristi. Marco Bonino ha omaggiato il mitico John Lennon suonando Isolation, mentre il giovane bluesman sardo Francesco Piu si è cimentato in una cover di un classico del blues, I Don’t Need No Doctor.

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Francesco non è sceso dal palco, perché subito dopo ha accompagnato, assieme all’house band, Pino Scotto, che a 70 anni suonati ha dimostrato di avere ancora un’energia e una voce invidiabili regalando una versione da brividi di Still Got the Blues, un classico di Gary Moore.

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Gli omaggi a John Prine e a Faber

Bello anche l’omaggio che il cantante-attore Paolo Barillari ha dedicato a John Prine, grande cantautore americano che ha contribuito a rinnovare il country e il folk e che è scomparso lo scorso 7 aprile causa Covid. Voce e piano, Barillari ha riproposto I Remember Everything.

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Resta da dire di Bocephus King, ottimo musicista canadese che spesso ha riletto i grandi della nostra canzone d’autore, ottenendo anche due inviti ad altrettante rassegne organizzate dal Club Tenco. A Slow Music Live ha proposto una sua versione in inglese, molto interessante, di Crêuza de ma di Fabrizio De André.

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Chiudiamo con un video che documenta la versione collettiva di Quelli che, che ha aperto la serata…  E peccato per chi non c’era, perché avrebbe capito da quali basi la musica live potrebbe ripartire,  senza doversi per forza affidare a inutili mega show televisivi che puzzano di vecchio.

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That’s all, Folks!

Ma non finisce qui!

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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