Heroes è stata la prima prova, riuscita, del futuro della musica?

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Oltre che un evento benefico pensato e realizzato per sostenere il Fondo Covid19, i cui proventi verranno destinati ai lavoratori dello spettacolo, Heroes è stato ciò che si prefiggeva di essere: un riuscitissimo esperimento. Anzi, per meglio dire, Heroes – il futuro inizia adesso. Riportare il titolo completo è d’obbligo per una manifestazione che, per una sera, aveva davvero voglia di farci fare un salto nel futuro. E che è riuscita a rendere possibile l’idea di un nuovo modo di fare e diffondere musica e cultura.

Quello andato in scena ieri in diretta dall’Arena di Verona e organizzato da Friends&PartnersLive Nation e Vivo Concerti – coadiuvate per l’occasione da Music Innovation Hub Spa – è stato infatti il primo concerto italiano in live streaming a pagamento. E ha coinvolto 40 artisti e decine di migliaia di spettatori, che hanno potuto seguire l’intero spettacolo, i dietro le quinte e le interviste, rimanendo comodamente seduti sul proprio divano (grazie a Futurissima.net).

I numeri confermano il successo, quindi, così come lo conferma ciò che ieri sera si è visto sul palco: sorrisi, coordinamento tra gli artisti, spazi equamente distibuiti, adrenalina, audio senza intoppi e, soprattutto, linea da casa che non salta! Anche a km e connessioni di distanza è stato possibile non perdere neppure un attimo di una manifestazione che, seppure è partita in sordina, si era posta l’obiettivo di fare – a suo modo – la storia. E ci è riuscita.

Inutile ribadire quanto la musica dal vivo abbia bisogno di ripartire in maniera ordinaria: lo hanno detto gli artisti dal palco e lo sappiamo tutti. Uno schermo non può e non potrà mai e in alcun modo sostituire le emozioni e la meraviglia dello spettacolo live. Ma questo non vuol dire che alla magia del live non possa essere affiancata, soprattutto in un momento in cui i numeri del pubblico “in presenza” sono altamento contenuti, una nuova forma di diffusione e fruizione.

Di certo chi ieri ha avuto la fortuna di sedere tra i gradoni dell’Arena di Verona si è commosso con i Pinguini Tattici Nucleari e la loro bellissima versione live di Bergamo, ha ballato (anche se sul posto) con Aiello o Elodie, ha sorriso guardando gli occhi lucidi di Fedez, ha sentito un brivido lungo la schiena sul “Ma vedrai che andrà bene” di Brunori Sas. Ha ascoltato attentamente le parole di Manuel Agnelli – che ha ricordato quanto quelli dello spettacolo siano lavoratori come tutti e, come tutti, meritano dignità e sostegno -, ha gioito canticchiando Che vita meravigliosa di Diodato e ha ascoltato con piacere quei duetti che è difficile incontrare nei live: Elisa e Marracash, Achille Lauro e Annalisa, gli Zero Assoluto e Gazzelle.

Nulla da togliere e da obiettare, una canzone ascoltata a un concerto ha tutto un altro saporre rispetto a quella sentita in video. Ma, immaginiamo che anche per un fanatico del calcio i goal visti dal vivo non siano paragonabili a quelli visti in tv. Eppure di abbonamenti televisivi per seguire la propria squadra del cuore, ce ne sono eccome!

E allora perchè non sfruttare le possibilità offerte dalla rete anche per il settore musicale che oggi è altamente in crisi e che potrebbe, almeno in parte, tamponare le sue perdite con una vendita di ticket online? Se un concerto, in tempo di pandemia, e non solo, ha un numero limitato di posti a sedere, non sarebbe poi così assurdo pensare a una vendita di ticket streaming, potenzialmente illimitati, per permettere di seguire il concerto in diretta.

Internet, lo sappiamo, ha stravolto le regole del gioco in tanti campi: nella comunicazione – dove ogni utente è diventato potenzialmente produttore prima che fruitore delle notizie -, in politica dove abbiamo visto i confronti sui social network sostituirsi a quelli nelle pubbliche piazze. E, in ultimo, sul lavoro: la pandemia, più di ogni altra cosa, ci ha dimostrato quanto lo smart working sia una valida, utile e diffusa metodologia lavorativa.

Non potrebbe allora accadere lo stesso alla musica? Per accettarlo basta comprendere che la rete è un mezzo e non un fine, un “surrogato”, non un sostituto. E che la sua sfida non è tutto o niente: non  ha mai avuto la pretesa di rimpiazzare l’efficienza umana nè il carico emozionale o la presunzione di sostituirsi ai rapporti umani, in nessun campo. Ma può, in alcuni casi, facilitarli e supportarli. Anche economicamente. Quando lo accetteremo e lo capiremo allora si che potremmo dire che il futuro è arrivato.

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