Se dovessi usare un solo aggettivo, direi “straordinario”. Io tu noi, Lucio, lo speciale su Lucio Battisti andato in onda su Rai 2, è stato davvero bello, la dimostrazione che lavorando con passione si possono realizzare ottimi programmi sulla musica. Peccato succeda molto raramente.
Stavolta Giorgio Verdelli (foto in chiusura) si è superato, riuscendo in un’impresa che sembrava impossibile: aggiungere qualcosa di nuovo su un musicista fantastico del quale ormai si sa tutto o quasi. Verdelli e i suoi collaboratori (in particolare la co-autrice e aiuto regista Michaela Berlini, che si è sobbarcata una parte importante del lavoro), invece, sono riusciti ad aggiungere qualcosa al già conosciuto, scavare, trovare aneddoti poco noti, e soprattutto spiegare al grande pubblico la grandezza della musica di Battisti facendo parlare i musicisti che hanno suonato con lui e tanti personaggi che lo hanno conosciuto intimamente. Peraltro un intero “blocco” è stato coraggiosamente dedicato all’ultimo Battisti, quello più sperimentale, autore di 5 album ancora oggi non del tutto compresi.
Le due ore di durata del programma sono volate via, e alla fine è stata quasi una delusione che sia finito. Si spera nelle repliche (e comunque c’è sempre Rai Play).
Di negativo c’è stata solo la pubblicità, inserita in modo semplicemente indegno, tagliando interventi (casualmente i primi due di Eugenio Finardi) o canzoni, e dimostrando una totale mancanza di rispetto sia verso chi ha lavorato, sia verso gli spettatori. Ve lo immaginate che putiferio sarebbe successo se fosse successa una cosa simile durante l’intervento di un politico? Ma con la musica evidentemente si può, mica sarà cultura questa roba qui?








































