Silvio Capeccia rilegge i Decibel “solo piano”: «Andiamo sempre controcorrente»

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Decibel

Esce oggi Silvio Capeccia Plays Decibel – Piano Solo. Mai come in questo caso, il titolo dice già quasi tutto del disco: Silvio Capeccia, che dei Decibel è fondatore e tastierista, ha preso tredici canzoni del gruppo e le ha nuovamente incise, semplicemente suonandole al piano. Senza altri strumenti e senza nemmeno la voce. I brani, ovviamente, rinascono così a nuova vita, acquistano una dimensione inedita, intima ed intensa, che sarà una sorpresa per tutti ed in primo luogo proprio per i fan della band. L’album esce in cd e sulle piattaforme digitali.

Capeccia ha “pescato” da quattro dischi dei Decibel per dare vita al suo progetto, al quale ha collaborato anche Enrico Ruggeri come produttore.

Questa la tracklist:
1) Vivo da re
2) Contessa
3) A disagio
4) Peggio per te
5) Tanti auguri
6) Valzer bianco radioattivo
7) Noblesse Oblige
8) L’ultima donna
9) Triste storia di un cantante
10) Crudele poesia
11) My Acid Queen
12) La belle epoque
13) Buonanotte

Abbiamo intervistato Silvio Capeccia per parlare del suo disco e dei Decibel.

Decibel

Ci racconti come è nata l’idea di incidere alcune canzoni dei Decibel in versione “piano solo”?
Abbiamo dovuto fare di necessità virtù. Durante il periodo del lockdown ho postato sul mio profilo Facebook e su YouTube tre brani dei Decibel, registrati in versione pianistica. Non c’era altro intendimento che quello di cercare di essere vicino a chi ci segue. Il riscontro è stato positivo e da lì ad Enrico Ruggeri è venuta l’idea di realizzare un album intero con brani rock dei Decibel, ma anche punk e new wave, in versione solo pianistica.

Una scelta controcorrente, non trovi?
Noi siamo sempre andati controcorrente. Nel 1980 molti gruppi facevano musica leggera e tradizionale, mentre noi suonavamo il punk. Voglio pensare che proporre oggi del punk-rock in versione pianistica sia altrettanto all’avanguardia come lo è stato tanti anni fa introdurre il punk.

Come hai scelto i pezzi?
Non è stato assolutamente facile. Ogni brano è un pezzo di cuore. La discografia dei Decibel non è illimitata, ma parliamo sempre di una sessantina di brani. Alcune scelte sono state immediate. Ad esempio, registrare Contessa era un atto dovuto. Fra l’altro, era già un brano nato al pianoforte. Lo stesso, in parte, è stato anche per Vivo da re. Per altri pezzi si è dovuto fare un lavoro diverso. Io non sono un pianista classico, ho suonato sempre brani alle tastiere di Lou Reed, Bowie, Ultravox. Passare ad una versione solo piano è stata una sfida anche per me. Però devo dire che il solo fatto di passare dalla tastiera con 88 tasti alla sonorità del pianoforte, sposta automaticamente ogni brano in una dimensione molto differente ed anche interessante ed affascinante.

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Non hai scelto nemmeno un brano da Punk, il vostro primo disco. Perché?
La motivazione è legata solo ad un ordine di priorità. Sono partito dai brani che più avevano una resa sicura al piano e poi ne ho aggiunti altri che mi sembrava avessero una propria personalità al pianoforte. Però lasciamoci una porta aperta per il futuro… Ci sono dei brani, come ad esempio LSD flash, che già suono al pianoforte e non vengono malaccio. Bisognava fare una scelta ed è stato difficile. Mancano anche Lettera dal Duca e My My Generation, ma una scelta andava fatta.

Perché come primo singolo hai scelto Vivo da re?
Non poteva essere Contessa, perché sarebbe stata una scelta banale, la si è già ascoltata in tantissime versioni. Vivo da re è uno dei brani a cui sono più affezionato, è il primissimo brano che ho scritto assieme ad Enrico Ruggeri. E poi la resa al pianoforte, secondo me, è buona.

I tuoi soci come hanno accolto questo progetto?
Bene. La prima idea è stata di Enrico, che insieme a me ha prodotto il disco. È stato lui a dirmi “fermati lì” dopo che avevo postato i primi tre video, pensando che si potesse realizzare un album.

I Decibel a lungo sono stati fermi. Solo nel 2017 siete ufficialmente tornati a suonare insieme. È stato emozionante per te?
Avevamo suonato insieme qualche volta anche negli anni precedenti, in alcune situazioni unplugged. Però tornare con tutta la band, il nome Decibel e ritrovarsi sul palco, è stata davvero una sensazione molto gratificante. Quando hai successo a vent’anni, come è capitato a noi, ti sembra che tutto sia normale. Quando però hai la possibilità di seguire la tua passione dopo tanti anni e ritrovare lo stesso entusiasmo, la vivi diversamente ed è ancora più gratificante.

Decibel

Nei vostri concerti si percepisce un grande affetto nei vostri confronti da parte del pubblico. Vi aspettavate dopo tanti anni un riscontro simile?
No, non era affatto automatico pensare ad una vicinanza così. E questo ci fa enorme piacere, perché evidentemente è passato il nostro messaggio. Volevamo fosse chiaro che non era un’operazione fatta a tavolino, ma che stavamo facendo questo perché veramente ci divertiamo. Penso che l’immagine che davamo sul palco è arrivata in platea, non vedo altra spiegazione. Negli anni ci sono state mille reunion giustificate per la maggior parte da motivazioni economiche. La nostra non rientrava in quel campo, noi eravamo contenti di suonare dal vivo, senza basi pre-registrate, senza computer. Probabilmente questo è arrivato. Ed anche la nostra maniera di suonare, anche un po’ grezza e ruvida, è atipica nel panorama attuale, in cui uno  va a sentire un concerto ed ascolta un disco.

Porterai il tuo album anche in una dimensione live?
L’idea è quella di avere dei momenti live. Anche perché in questo periodo così critico, suonare con un pianoforte a noleggio, in una struttura anche piccola, è sicuramente un punto a nostro favore. Non c’è da occupare un palazzetto o un teatro, è sufficiente una galleria d’arte o una chiesa sconsacrata, ci sono tanti luoghi dove una situazione del genere può avere una sua valenza. Ci stiamo pensando e qualche momento live sicuramente ci sarà.

I Decibel invece cosa fanno? Li rivedremo dal vivo a breve?
In questi mesi Fulvio Muzio ed io abbiamo preparato altri pezzi che saranno utilizzati al momento opportuno. Fare programmi adesso è veramente troppo complicato. È proprio impossibile, perché quando ci muoviamo la struttura è grossa. Se siamo Decibel, dobbiamo uscire e fare un gran casino. Oggi come oggi, con le regole che ci sono, i conti non tornano proprio da un punto di vista economico. Quindi aspettiamo e vediamo cosa succederà.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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