Jimi Hendrix: 50 anni fa l’ultimo viaggio del chitarrista

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Jimi Hendrix

Jimi Hendrix ci lasciava mezzo secolo fa. Il chitarrista numero 1 al mondo è passato a miglior vita il 18 settembre del 1970. Ripercorriamo insieme le ultime ore del musicista grazie alle pagine di The story of life. Gli ultimi giorni, volume a cura di Enzo Gentile e Roberto Crema.

Gli ultimi giorni di Jimi Hendrix

Il chitarrista ha da poco concluso il suo tour con la data tedesca del Love and Peace Festival all’Isola di Fehmarn del 6 settembre. Non mancano i piani per il futuro. Sta progettando il suo sesto album nei costosissimi studi di New York, gli Electric Lady Studios, completati alla fine dell’estate.

Dopo un concerto improvvisato al Ronnie Scott’s Jazz Club, Jimi Hendrix in quei giorni ha deciso di rimanere a Londra. Ha preso una suite al Samarkand Hotel di Londra, al civico 22 di Lansdowne Crescent. Il 17 settembre, dopo una festa con amici, è tornato nella sua stanza in compagnia della fidanzata Monika Dannemann. I due non riescono a prendere sonno e decidono di assumere del Vesparax.

L’arrivo in ospedale

Al mattino Monika nota che Jimi Hendrix stava dormendo pesantemente. Si accorge inoltre dell’odore di vomito vicino alla sua bocca. Si allarma e teme per la sua salute. Decide così di chiamare l’ambulanza, allarmata anche dal fatto che la confezione di sonniferi è terminata. Il chitarrista deve aver ingerito altre pillole durante la notte.

Il medico Martin Seifert ricorda che all’arrivo in ospedale il chitarrista era ancora vivo. “C’era ancora vita in lui, per questo ci siamo dati da fare così tanto. (…) C’era ancora un debole respiro e lo attaccammo alla bombola dell’ossigeno“. Poco dopo però si è verificato un arresto cardiaco e a nulla è servito il massaggio cardiaco, praticato per una decina di minuti.

Jimi Hendrix non ce l’ha fatta

Alle 12.45 il medico dichiara Hendrix ufficialmente morto. Circa un’ora dopo Gerry Stickells, tour manager dell’artista, identifica il corpo del chitarrista. Monika era in ospedale ad attendere notizie e rimane incredula. “Quando entrai nella stanzetta dove l’avevano portato Jimi, ero distrutta, lui era là sul tavolo, il volto composto in un’espressione di pace, cosa che mi consolò un poco“.

Molto probabilmente sono state decisive quelle nove compresse di Vesparax. Molti anni dopo la stessa Monika rimane convinta di un elemento: Jimi non si sarebbe mai tolto la vita. “Di sicuro non intendeva suicidarsi, era assolutamente contrario, anche solo all’idea“.

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Alessio Bardelli
Nasce a Roma nel 1989 pochi mesi prima che cada il muro di Berlino. Studente di Storia, non religioso, beatlesiano convinto. Fino al 2015 ha gestito la webzine Robadarocker.com. Poeta a tempo indeterminato, rockettaro nel cuore, ama scrivere di musica.

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