Samuele Bersani con “Harakiri” ci ricorda che esiste ancora la bellezza quaggiù

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Non siamo più abituati alle canzoni che attraggono le nostre emozioni, permettendoci di smarrirle in una storia. Samuele Bersani ci convince invece che questo è possibile, e lo fa con il suo nuovo singolo, Harakiri.

Il brano non è di immediata comprensione, ma a mano a mano che si entra in confidenza con il testo, non si può far altro che lasciarsi trasportare dal racconto, emozionarsi, e perché no, anche commuoversi. Provare delle emozioni, quelle con cui dovrebbe camminare sempre a braccetto una canzone.

Samuele torna dopo ben 7 anni dall’ultimo album di inediti, ma torna esattamente dove lo avevamo lasciato, nella sua roccaforte autorale, capace di scavarci dentro, e portarci mano nella mano nel suo viaggio, nella sua storia.

Quella di “Harakiri”è la storia di tanti uomini che vivono ai margini della società, accompagnati solo da una feroce solitudine, senza un vero tetto sulla testa, perseguitati dalla cattiveria, dall’insofferenza altrui. L’incipit del testo ci fa toccare subito con mano la genialità poetica di Bersani, nel descrivere l’autoerotismo incerto del protagonista, in un cinema francese.

Il titolo del brano sembra quasi descrivere l’epilogo della storia; lo scrittore giapponese Yukio Mishima identificava l’harakiri con “la masturbazione definitiva”(l’autore si suicidò all’età di 45 anni, in diretta televisiva, con il rituale dei samurai nipponici, “Harakiri” per l’appunto). Il finale si presta quindi ad un’interpretazione simile, ad un nuovo “inizio” che l’ascoltatore può individuare in uno scenario diverso, descritto sempre come un riscatto dopo una vita tormentata, una rinascita a cui è impossibile non prestare attenzione.

Aspettavamo con ansia il ritorno dell’artista, e Samuele è tornato con un piccolo/grande gioiello, un piccolo film reale e ipnotico che ci trasporta appieno nel mondo del protagonista, e fa volare ancora più in alto le aspettative per il nuovo album, Cinema Samuele, in uscita il prossimo 2 ottobre.

Il brano è stato scritto da Samuele Bersani e prodotto e arrangiato magistralmente con Pietro Cantarelli. Un connubio di gran raffinatezza, un Bersani che ci ricorda che esiste ancora della bellezza quaggiù.

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