Loredana Bertè, un pettirosso da combattimento

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Loredana Bertè

“Fin da piccola ero contro qualcuno e contro qualcosa. Già quando avevo cinque anni volevo andarmene di casa. Quando se ne andò mio padre dissi: “Speriamo che se ne vada anche mia madre”. Invece mia madre non se ne andò e a 12 anni me ne andai io.” Loredana Bertè

– Massimo, vié qua. Ahò, quello me lo dovete fa’ passà avanti, qui da me. Io nun me movo se non mo o fate passà.-

L’amicizia con Loredana Bertè è iniziata prima che ci trovassimo a lavorare insieme. Diciamo che l’amicizia con lei è molto più facile se non ci si lavora insieme. Frequentandola, mi sono reso conto della sua forte fragilità, così come della sua fragile forza. Mi spiego meglio. Quando se la prende con qualcuno, si inalbera per un paio di minuti, con rabbia, intensamente. La sua voce sovrasta qualunque altra. Non ha nulla da invidiare alle urla dei venditori di pesce al mercato. La sua personalità, in questo caso aggressiva, sovrasta qualunque altra. Poi, dopo quei due minuti, ridiventa piccola, fragile, indifesa, dolce, alla ricerca di sicurezza, protezione. Anche con le stesse persone con cui, un minuto prima, stava litigando.

Una volta entrato nel suo limitato cerchio di amicizie, potrebbe  sembrare difficile esserle semplicemnete amico. La sua bellezza, la sua disponibilità, la sua coinvolgente simpatia, possono essere facilmente confuse con un’amorevole apertura destinata a chiudersi in fretta, senza offesa, senza umiliazione, ma con determinazione, se si provasse a spingersi oltre. Loredana è una buona amica, generosa, altruista, sensibile, fino a che non ci si approfitta di lei. E quando se ne accorge, diventa una tigre. Se deve attaccare, non aspetta, lo fa pubblicamente. Quando ha una platea, si sente molto più forte, anche artisticamente.

– Ahò, ma lo volete fa’ passà? Io de qua nun me movo si nun ariva da me. –

Quando, tempo dopo, ci siamo messi a lavorare insieme, ho scoperto la mia grande fortuna, il motivo per cui non sarei stato torturato da tutte le sue richieste, dai suoi continui capricci: Loredana aveva soggezione di me. Non si sentiva a disagio, al contrario, si fidava totalmente, cercava qualcuno di cui fidarsi. Aveva scelto me e io ho cercato di non deluderla. Abbiamo lavorato insieme per qualche disco. Il più importante fu l’album “Un pettirosso da combattimento”.  Ho fatto del suo ritrovato successo, la mia missione. Anche il suo manager, che era bravo e generoso con lei, ma che lei attaccava in continuazione, mandava avanti me, quando aveva delle richieste da farle, degli impegni da proporle, ai quali non poteva correre il rischio di sentirsi rispondere: no.

-Aò, allora? Siete duri eh …  come ve lo devo dì de fallo passà. N-u-n  m-e  m-o-v-o…  L’avete capito?

Alcune volte, l’ho sentita piangere senza alcun apparente motivo. L’ho vista distante, con i pensieri e con lo sguardo. L’ho percipita sola, anche in mezzo alla folla. Le cicatrici della vita, spesso, tornano a far male. Tornano anche quando non te lo aspetti. Allora cambia l’umore. Professionalmente c’era poco da insegnarle. Sapeva richiamare l’attenzione su di se senza molta fatica, la sua esuberanza si traduceva in splendide sorprese, per la musica, per l’immagine, per il coraggio. Loredana Bertè ha sempre dominato la scena ovunque e, in questa sua virtù, a volte eccessiva, non c’è mai stata finzione.

Ricordo quell’estate che ci trovavamo a Ibiza per registrare una nota trasmissione musicale televisiva. Fu quella l’occasione in cui Loredana incontrò la sua presunta anima gemella, rivelatasi più tardi una grande e pericolosa delusione: Bjorn Borg: il campione di tennis. A Ibiza tutto accadeva con un fuso orario particolare. Le registrazioni avvenivano in piena notte e si andava a dormire al mattino, con una vaga sensazione di jet lag. I miei artisti, ospiti nel programma, erano gli Spandau Ballet, Patsy Kensit degli Eight Wonder. Ma insieme a Loredana Bertè ci uscivo spesso anche se, a quell’epoca, non era una mia artista. Eravamo molto uniti. Ci piacevamo e quindi ci frequentavamo, anche se io ero molto rispettoso delle scelte della sua casa discografica e non mi mettevo di mezzo.

Finita la manifestazione, durata quasi una settimana, mi recai all’aeroporto di Ibiza per ripartire per Milano. C’era una coda lunghissima al check-in. Mi misi tranquillo ad aspettare. Fu in quel momento che sentii urlare:- Massimo, vieni qua dalla tua Loredana.- Poi, rivolta a tutta la gente  che mi precedeva nella coda: – Me lo fate passare avanti. Io non parto senza di lui.- Naturalmente una piccola folla di teste si girò dalla mia parte, guardandomi un misto di rabbia e  curiosità. Tutti si stavano chiedendo se era il caso di farmi passare. Ovviamente io ero molto imbarazzato. Non desideravo passare davanti a nessuno. Ma l’ultima cosa che avrei voluto era… litigare con la tigre!

Arrivò il turno di Loredana. Lei, rivolta agli addetti al check-in, chiese di farmi passare perchè altrimenti non si sarebbe mossa da li. Loro, che capivano e parlavano perfettamente italiano,  risposero che dovevano rispettare l’ordine d’arrivo delle persone. Lei insistette sempre più decisa. Fino a quando, ad un certo punto, si sentirono gli altoparlanti, all’interno dell’aeroporto, che annunciavano: – Il signor Bonelli è atteso al check-in del volo per Milano con molta urgenza.

Questa era e, credo ancora sia, Loredana Bertè. Ha sempre lottato e, quasi sempre, ha vinto.

Buon compleanno mio pettirosso da combattimento.

Loredana Bertè

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.

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