Ligabue: i primi 25 anni di “Buon compleanno Elvis”

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Esistono, nella vita di ognuno di noi, i cosiddetti “momenti perfetti”. Quando tutto sembra andare al posto giusto, quando arriva il momento che aspettavi da sempre.

Per Luciano Ligabue il suo album Buon compleanno Elvis” rappresenta in parte anche questo. La perfezione di un momento, la perfezione delle scelte giuste fatte quando si doveva.  Veniva da un momento molto difficile Luciano, e non ne ha mai fatto mistero. Il cambio della band, un disco – Sopravvissuti e sopravviventi- che non aveva dato i risultati sperati (salvo poi essere rivalutato negli anni successivi come uno dei migliori della sua carriera), le famose “schegge sparse” di A che ora è la fine del mondo? che no, non erano il suo nuovo album, come precisa nel libretto dell’album.

C’era aria di svolta, di svolta vera, dopo tantissime soddisfazioni e qualche delusione.

Buon compleanno Elvis fu la mia improvvisa riconciliazione con la musica e con la scena”, racconta Luciano a Riccardo Bertoncelli in un’intervista di qualche anno fa. “A quel punto mi ero quasi dimenticato dei momenti divertenti della mia vita artistica. Erano lontani, erano legati al primo anno, al periodo dell’incoscienza assoluta”, ammette. La nuova band, la cosiddetta Banda, e il producer Fabrizio Barbacci (il quale ha prodotto anche l’ultimo singolo del Liga, La ragazza dei tuoi sogni), hanno dato modo a Luciano di approcciarsi al suono che probabilmente, ancora adesso, ama di più: il rock americano classico, fatto soprattutto di chitarre. I dibattitti musicali all’interno della band, tipici dei musicisti abituati a tanti ascolti e alla vita on the road, hanno portato a mettere al centro del progetto proprio colui che è considerato il padre e d il Re indiscusso del rock, Elvis. 

In una lettera aperta, che era a corredo della cartella stampa del disco, Luciano parla direttamente ad Elvis, spiegando in pcohe righe il suo punto di vista da non fan, la sua ammirazione e al contempo il suo distacco nei confronti di una figura amata e controversa a cui essere, comunque, grati:

Ciao, Elvis!

Tu non mi conosci: non sono uno dei tuoi milioni di fans. Non ho tutta la tua discografia, come non posseggo libri su di te. Sono solo uno dei miliardi di persone che hanno impressi nella mente (chi più, chi meno) la tua faccia, la tua voce, il tuo stile, qualche tua canzone.

Sono uno di quelli che ancora oggi assistono a tante discussioni su di te. A qualcuno proprio non va giù che ti si chiami ancora “The King”. Dicono che musicalmente c’è stata gente più determinante (e arrivata prima) di te per il rock&roll ma chi ti difende dice che se non ci fossi stato tu il rock rimaneva per pochi e chissà dov’era (e cos’era) oggi; e poi, a differenza di altri, quasi tutti i più grandi venuti dopo di te ti citano come loro idolo.

Dicono che non può essere “il Re” chi non scriveva neanche i propri pezzi (come te) ma chi ti difende dice che, con la tua voce, le canzoni che hai cantato le hai rese comunque e per sempre “canzoni di Elvis”.

Dicono che le tue amicizie con Nixon e la CIA e la parte finale della tua carriera sono quantomeno imbarazzanti e chi ti difende dice che non possiamo sapere niente delle pressioni che si subiscono a quei livelli; anche e soprattutto da chi ti sta attorno.

Io, senza entrare nel merito di queste discussioni, voglio dirti che apprezzo molto il tuo lavoro di musicista ma, soprattutto, ci tenevo a dirti che la tua influenza è stata tale e tanta che il genere di cui sei “il Re” dopo di te ha preso tante forme diverse, ma che comunque ti somigliano sempre un po’.

Sì, perché il rock nel frattempo è stato ed è:
eversivo e sfolgorante (come te ai tuoi inizi)
tradizionale e decadente (perdona ma nel periodo di Las Vegas eri un po’ così)
carnale (e che semina hai fatto, qui, con le tue mosse)
romantico (la favola, almeno per un po’, con Priscilla)
l’occasione per un riscatto (la storia del 45 giri incisi per il compleanno di tua madre che ti cambiò la vita è esemplare)
rapporto con le droghe
profondità (con certi suoni e canzoni che restano)
frivolezza
ricerca di qualcosa di puro
voglia di lasciare un segno
desiderio di libertà e catene da marketing
ansia di popolarità e bisogno di riservatezza

Di tutto questo, come di tanti altri aspetti di cui il rock è fatto, ho trovato piena la tua Graceland in un giro che ho fatto l’anno scorso. E proprio lì, fra alcune delle tue stanze, bacheche, cimeli e una macchina da spettacolo ancora attiva, ho capito meglio quanto sia profondo il segno che hai lasciato.

Non sono uno dei tuoi milioni di fans ma sono uno che ti stima e che ti vuole ringraziare soprattutto per una cosa che al rock hai dato e che senza la quale il rock non potrebbe vivere: il Sogno.

A proposito, ho saputo che l’8 gennaio di quest’anno hai fatto sessant’anni. E allora, anche se in ritardo, BUON COMPLEANNO, ELVIS!

Luciano

Questa lucidità che ha sempre contraddistinto Luciano nel guardare la musica e il mondo con il suo sguardo reale e concreto, nonostante il successo raggiunto, la ritroviamo in Buon compleanno Elvis. Il disco della consacrazione, sì, il disco di Certe notti, ma anche di Leggero, Hai un momento, Dio?, Quella che non sei Seduto in riva al fosso, il disco da un milione di copie e dei primi tour negli stadi. Ma ascoltando bene, anche a distanza di 25 anni, è un disco che parla soprattutto di Luciano stesso, del suo modo di vivere e del suo essere artista, di paure, di sogni fatti e ancora da fare, di miti sfatati e da guardare solo da lontano.

Luciano non avrebbe mai immaginato il successo che sarebbe arrivato dopo. Probabilmente, gli sembrava di aver raggiunto il suo apice pubblicando un primo disco perfetto, Ligabue, seguito da un secondo disco altrettanto perfetto, Lambrusco, coltelli rose e pop corn. Cercava un riscatto, delle riconferme, ma tutte le cose avvenute dopo hanno trovolto Luciano in un turbinio di cose complicate da gestire. Per sua stessa ammissione, se tutto questo fosse arrivato 10 anni prima, “avrebbe sbroccato”. E allora è vero che certe cose arrivano al momento più opportuno, che “quando sembra tutto fermo, la tua ruota girerà”

Buon compleanno Elvis è sincero, diretto, ricchissimo di suoni e parole che restano dentro e ti lasciano sempre un misto di nostalgia e allegria insieme; melodie potenti e “leggere” per contenuti che leggeri, spesso, non sono affatto. Luciano ha dovuto fare i conti con questo album per il resto della sua carriera, come se il dopo Elvis non fosse mai abbastanza. Le risposte, come sempre, sono tutte nella musica e nelle canzoni che continuano ad emozionare e di cui non si dovrebbe mai cercare delle copie, ma solo amarle per come sono. Del successo travolgente, inziato quel 21 settembre 1995, Luciano ne ha parlato spesso, e a modo suo. Basti pensare a racconti come Non sei diverso dalle altre puttane, brani come Tra palco e realtà e tutto il disco Miss Mondo. Cose spesso sottovalutate che erano già presenti nello stesso Buon Compleanno Elvis e che un Artista come Luciano difficilmente può ignorare. Semmai, forse, può farci pace, in qualche modo.

Significativa e troppo poco considerata è l’undicesima traccia di Buon Compleanno ElvisNon dovete badare al cantante: un brano in cui, se ci dovessero essere dubbi, si ritrova già tutto, come una preveggenza.

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