The Blind Monkeys pubblicano “Argini”, un esordio a tutto rock

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The Blind Monkeys

The Blind Monkeys hanno da poco pubblicato Argini, il loro primo album. Fra i brani del disco figurano anche i tre singoli pubblicati in precedenza dalla band: MerceMarcia, Teco e Animale. The Blind Monkeys sono nati nel 2016 e l’anno dopo hanno vinto Emergenza Festival. È stata la molla che li ha portati a scegliere abbandonare il mondo delle cover in favore di un progetto di brani inediti. Fin da subito l’intento del gruppo è stato quello di sposare la tradizione del cantautorato italiano con l’espressività e la potenza della musica rock. La band è composta da Federico Arduini (voce e chitarra), Paolo Malocco (chitarra), Edoardo Buonfino (tastiere), Giacomo Moroni (batteria) e Nicola Rulli (basso). Li abbiamo intervistati.

The Blind Monkeys

Si può parlare di concept album con riferimento ad Argini?
Argini nasce dal bisogno di comunicare, solo in seguito ci siamo resi conto che quel periodo della nostra vita era legato da un unico filo conduttore, così come lo sono poi tutti i brani dell’album. Quindi sì, diremmo che Argini è un concept album a tutti gli effetti.

Parliamo della title track Argini. Perché l’avete divisa in due parti?
Per diversi motivi. Innanzitutto le due parti del brano sono state composte in due momenti differenti, pur riferendosi allo stesso nucleo. Si tratta di uno stacco di visione e di una svolta, una presa di coscienza. Ci sarebbero così tante cose da dire…

In Argini cantate: «Son tutti poeti con le frasi degli altri…». A chi vi riferite?
L’intera prima parte è il punto di vista di una persona che combatte contro i propri demoni. Diventa quindi facile capire come molto spesso ci si senta distanti dagli altri, incompresi. Non ci si sta quindi riferendo a nessuno in particolare, ma a tutti quelli che non sono noi. Ogni consiglio che viene dato perde di valore, come fosse una serie di frasi astratte e già sentite. Ci si riferisce agli amici, perché sono semplicemente quelli con cui si ha un dialogo. La faccenda è poi complessa: dietro a queste parole nasce una critica verso una serie di problematiche e insofferenze diffuse, ma è forse un altro discorso.

Nell’album avete inserito anche i tre singoli che avete pubblicato in precedenza. Perché questa scelta?
Perché facevano parte di un unico processo competitivo e del concetto che lega l’album.

The Blind Monkeys

La definizione di rock band via piace o la trovate riduttiva?
Non c’è niente di riduttivo nel rock, facciamo solo ciò che ci viene in mente. Cosa vorremmo di più che essere considerati una VERA rock band. E poi le etichette cosa sono? Vengono date dopo. Ognuno fa ciò che fa.

Dal 2016 ad oggi: quanto sono cambiati, o maturati, The Blind Monkeys?
Forse troppo. Meglio essere immaturi e sognanti.

Quanto è importante per voi la dimensione live?
La dimensione live è tanto importante quanto impegnativa. L’album è stato pensato per essere suonato dal vivo, tutta la musica che facciamo è pensata per essere suonata dal vivo. Dal vivo si vede il vero valore di un artista.

A giugno dovevate essere sul palco di Firenze Rock. Quanto vi è dispiaciuto rinunciare a quel concerto e contate di rifarvi nel 2021?
Abbiamo lavorato tutti i giorni per tre anni per arrivare a quel momento, al lancio dell’album e a un tour con qualche data importante. Tutto è stato spazzato in un secondo. Abbiamo dovuto reinventarci qualcosa, rimboccarci le maniche e ripartire. Vuol dire che suoneremo direttamente a San Siro (ridono, ndr).

Avete altro materiale pronto per un prossimo nuovo lavoro?
Troppo, queste giornate di 24 ore sono troppo corte mannaggia.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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