Il Teatro del Buratto ricorda Janis Joplin a 50 anni dalla scomparsa

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Teatro del Buratto

Dopo Hendrix tocca a Janis Joplin. Esattamente 50 anni fa se ne andavano due icone del rock internazionale. L’anno prossimo verrà ricordato Jim Morrison, anche lui giovanissimo. Con un spettacolo al Teatro Bruno Munari, con la produzione del Teatro Buratto, dall’1 al 3 ottobre andrà in scena «Janis. Take another little piece of my heart». Uno spettacolo per conoscere Janis Joplin, adolescente inquieta avvolta dal mito rock.

In scena una giovane attrice (Marta Mungo), fan della cantante, che ripercorrerà le tappe biografiche della prima icona femminile bianca del rock. Tra lettere, articoli, pagine di diario, memorie, aneddoti e ovviamente musica, in un dialogo metateatrale con il tecnico di scena (Davide Del Grosso), l’attrice tenterà di riportare alla luce non solo l’appassionante carriera musicale e i successi della Joplin ma anche il suo profilo più intimo.

Dietro la maschera della trasgressività c’è un’insicura adolescente di Port Arthur, una “little girl blue” del Texas, che graffiando la vita e urlando al mondo la sua voglia di essere amata, tra note blues e soul, sfide perse e conquiste, ha lottato per cercare in 27 anni di vita il suo posto nel mondo. Quello di una ragazza dalla voce eccezionale che sognava una vita normale.

«A cinque decenni dalla scomparsa, riesaminando la sua breve esistenza, Janis Joplin mi è sembrata una figura emblematica, oltreché dal punto di vista musicale, soprattutto per la sua affascinante sensibilità ed empatica problematicità» – spiega Luca Cecchelli, ideatore dello spettacolo. «Le sue riflessioni, come le sue canzoni, non sono capaci solo di ammiccare a chi ha vissuto quegli anni ma a tutt’oggi lei stessa risulta un’interlocutrice attualissima per le nuove generazioni, che spesso ne conoscono purtroppo a malapena il nome o qualche melodia».

Da questa intuizione è nato il progetto di una pièce che consente, nel racconto della sua breve e folgorante esperienza di arte e di vita, di affrontare temi estremante attuali nonché vicini ai più giovani, in un percorso in realtà comune a più di quanti si possa immaginare: dal bullismo esercitato o subìto al desiderio di libertà, dalla nostalgia per la famiglia e i suoi affetti alla voglia di amore vero, dalla confusione nella trasgressione fino alla perdita nelle dipendenze. Provocatoria quanto vittima di disagi, tra malinconie e voglie di riscatto, conformismo e orgoglio della propria diversità. Aggiunge Cecchelli: «Pur celebrandola, l’obbiettivo è stato quello di smontare in una certa misura un mito legato principalmente a vizi ed eccessi, riconsegnando il profilo più umano e complesso di una donna alla ricerca della propria identità artistica e sessuale, vittima dei bulli e in contrasto con i principi maschilisti e razzisti del suo tempo, tanto desiderosa di emanciparsi quanto perennemente alla ricerca dell’approvazione della famiglia».

Una riflessione sullo straordinario talento di una teenager dalla voce inarrivabile che porta inevitabilmente a meditare anche su tematiche quali il rapporto tra la propria essenza e ciò che il successo vuole farti diventare. Si compone in questo modo il quadro di questa Little girl blue (perfetto titolo di una sua canzone) che, sempre in bilico tra rischio e desiderio, continua a rappresentare un emblema per ogni generazione.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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