Maurizio Solieri, in anteprima il video di “Dogsbody”

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Maurizio Solieri

Spettakolo! presenta oggi in anteprima il nuovo video di Maurizio Solieri. La canzone è Dogsbody, inserita nell’album Dentro e fuori dal rock’n’roll, pubblicato da Solieri nel 2018. La regia del video è di Christian Tipaldi. La canzone è cantata da Michele Luppi, mentre suona la batteria Eric Solieri. Abbiamo colto l’occasione per scambiare due parole con Maurizio. Una chiacchierata per parlare del video nuovo, del difficile momento che sta attraversando la musica dal vivo e della scelta di entrare in studio per registrare un nuovo disco.

Ecco il nuovo video:

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La nostra intervista

Perché hai scelto proprio Dogsbody per il tuo nuovo video?
Erano già usciti i video di Io dico no, Dentro e fuori dal rock’n’roll e della ballatona You Will Be My Lady. Ora ci voleva un gran rockettone. Dogsbody è un pezzo molto “americano”, alla Van Halen, hard rock. Il testo è stato scritto da Michele Luppi, che è il tastierista degli Whitesnake. È un gran pezzo rock, come in Italia non fa più nessuno.

Quando avete registrato il video?
Durante il lockdown. Mio figlio ed io ci siamo filmati a vicenda a casa nostra, è una cosa casareccia, fatta coi telefonini, molto semplice. A sua volta Michele Luppi si è filmato mentre suona e canta. È prevalentemente seduto, non aveva senso che cantasse in piedi davanti a un microfono. Abbiamo filmato la situazione che vivevamo all’epoca. Abbiamo poi dato tutto a Christian Tipaldi, che ha montato il video aggiungendo altro materiale. Christian è un mio grande amico ed è un grosso talento, sia musicale, che dal punto di vista della fotografia e dei video. Gli ho dato carta bianca, chiedendogli solo di inserire un po’ di materiale che desse vivacità alla situazione.

Nel video vediamo due Solieri. Eric ha solo 15 anni e sta già diventando un ottimo batterista, si direbbe…
È molto bravo, pesta veramente. È cresciuto ascoltando rock e discorsi su come si fa la buona musica. Da quanto ha 7 anni va a lezione da Andrea Ge, un bravissimo batterista di Milano, che vive a Bologna, e che ci sa davvero fare come insegnante. Andrea è un mio amico, ha suonato sia con me che con Massimo Riva. Eric nell’ultimo anno è cresciuto ed ha acquistato forza. Ed ora pesta come un animale.

Come mai ha scelto di suonare la batteria e non la chitarra?
Un po’ ha imparato anche la chitarra, l’ha scelta come strumento da studiare alle medie. Gli ho insegnato qualcosa quando doveva prepararsi per affrontare un’interrogazione. Però non aveva una grande passione per la chitarra. La batteria invece è diventata la sua ragione di vita. Suona già in sala prove con alcune band. E più volte ha suonato dal vivo con me, senza mai avere alcun timore di esibirsi davanti al pubblico. Suonerà gran parte delle batterie del disco che sto iniziando a registrare.

Perché hai deciso di tornare in sala di registrazione?
In questo periodo non si riesce a suonare dal vivo. La scorsa estate avrò fatto cinque serate. Io non vado a suonare con cani e porci. Se viene fuori qualche serata fatta con la mia band o con amici come Ricky Portera o Max Cottafavi, benissimo. Altrimenti me ne resto a casa. Alla luce di questa situazione ho deciso di tornare in studio, dove mi diverto, ritrovo entusiasmo ed ho la soddisfazione di fare belle cose. Mi conoscono tutti, ma ho un pubblico specializzato, che mi segue nelle cose che faccio. I miei dischi sono per la gente che ha voglia di ascoltare della vera musica.

A che punto sei con la lavorazione del disco?
Sto raccogliendo il materiale che avevo già provinato. Si passa da pezzi fatti vent’anni fa a cose che magari ho registrato al volo con la chitarra sul telefonino. Ho molti pezzi già ben definiti, da mettere in bella copia. Mancano i testi. Adesso c’è Lollo Campani che sta lavorando sui testi di un paio di pezzi in italiano. La gran parte delle canzoni però saranno in inglese. Io ad esempio mi diverto a cantare, ma in inglese, non mi viene da cantare in italiano. Alla fine, un po’ canterò io, un po’ Michele Luppi, un po’ Vic Johnson e un po’ Lollo Campani. Siamo sempre i soliti. Ho del bel materiale, sto raccogliendo tutto il meglio che ho sul computer. Saranno una decina di pezzi, il numero esatto lo devo ancora decidere. Iniziamo con le batterie, poi un po’ alla volta “ricopierò” le mie frasi di chitarra, suonate tutte con amplificatori valvolari, chitarre acustiche, dodici corde, slide, ecc… E poi ci saranno le tastiere di Mimmo Camporeale, di Michele Luppi e di chissà chi altro… Credo che verrà una bella cosa, perché io non sono uno che si accontenta. Se un pezzo non mi fa venire la pelle d’oca, io proprio non lo pubblico. Come ho detto varie volte, io sono il fan numero uno di me stesso.

Quando potremo ascoltare qualcosa?
Non c’è fretta, al momento l’idea è quella di fare uscire un singolo ed un video per Natale. Per il disco completo ci vorrà del tempo, comunque cerco di darci dentro. C’è un pubblico interessato, che segue quello che faccio. Io voglio un pubblico di nicchia, perché sono un musicista. Non mi è mai interessata la quantità, a me interessa la qualità.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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