Samuele Bersani: «Ho vissuto un blackout totale. Dopo 7 anni avevo il timore di essere dimenticato»

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Samuele Bersani

La prima conferenza stampa live post Covid coincide con l’atteso ritorno di Samuele Bersani, che sceglie di presentare alla stampa il suo nuovo disco, Cinema Samuele (in uscita il 2 ottobre), nel giorno del suo 50° compleanno. «Mi piaceva l’idea di festeggiare questo traguardo, e con questa scusa regalare un lavoro che mi ha tenuto tanto in studio e poco con voi», esordisce Bersani, che deve il titolo del disco a uno dei complimenti più belli ricevuti finora, fatto da una ragazza durante un instore, «tu scrivi piccoli cortometraggi per non vedenti».

Questo nuovo lavoro, pubblicato oltre sette anni dopo disco di inediti (Nuvola numero nove), lo ha realizzato dopo un periodo di blackout sulla scrittura.
«Prima della lavorazione ho vissuto un abisso, un momento privato che mi ha impedito, impoverendomi, di scrivere anche la lista della spesa» racconta. «Insomma, avevo scritto En e Xanax, e ci credevo di brutto. Ma alla fine gli unici En e Xanax che conosco sono i miei genitori, che stanno assieme da sessant’anni».

Però, nonostante tutto, non ha mai avuto il timore di non riuscire più a recuperare la vena creativa, «anche grazie a tutti quelli che non mi hanno mai chiesto se avessi smesso di fare questo lavoro».

Samuele spiega poi come il blackout vissuto abbia trovato riscontro nell’album, con il concetto di buio che ritorna in molte canzoni, ad iniziare dal primo singolo, Harakiri.
«Anche Le Abbagnale – prosegue – si incontrano nell’androne di un palazzo a lume di candela; avrebbero potuto benissimo ignorarsi, invece il buio le avvicina molto. È un buio che sono riuscito a superare nel momento in cui ho scritto Il tuo ricordo, dove il presente vince sul passato. Scrivere il brano è stato come andare in terapia, mi sono sentito rinnovato, dopo che per tanto tempo ero come in ostaggio del passato».

Il nuovo album ha iniziato a prendere vita dopo un rientro da Ginostra, dove Bersani aveva ipotizzato inizialmente di mettersi al lavoro sul nuovo progetto, salvo poi scontrarsi con l’ammutinamento dei suoi musicisti, poiché «non era il posto adatto». Samuele si trasferisce quindi per un anno a Milano, periodo in cui collabora con Silvio Masanotti, per poi passare un altro anno a Parma, e ritrovarsi a lavorare gomito a gomito con Pietro Cantarelli (che produce il disco con lui).
«È passato altro tempo perché c’è sempre la necessità di vivere prima di scriverePrima ho scritto le musiche senza le melodie, poi le ho cantate in finto inglese, infine sono tornato a Bologna e ho scritto i testi. Anche in passato ho sempre lavorato prima sulla musica. I testi sono arrivati con il tessuto musicale che avevo costruito: è un lavoro che richiede molta cura».

Samuele parla anche del timore provato nel pubblicare un nuovo lavoro dopo così tanto tempo: «Ci vuole coraggio nel ripresentarsi. Viviamo in un tempo di vanità quotidiana, in un momento in cui devi farti vedere tutti i giorni. È rischioso sparire per sette mesi, perché la gente si dimentica. Figuriamoci per sette anni!».

Il suo timore è stato però prontamente smentito dalla valanga di affetto arrivata dopo la relaise di Harakiri. «Mi è arrivato un tale abbraccio d’amore che ho passato la giornata con i brividi sul braccio», racconta sorridendo.

Il suo ritorno, attesissimo, ha sicuramente radici nella “fame” di canzoni che possono provocare un’emozione autentica. E di canzoni simili, ultimamente, si fa veramente fatica a trovarne. Bersani, relegandosi nel ruolo di “semplice” ascoltatore, aggiunge: «c’è fame di roba bella. Negli ultimi anni tanti si sono messi a fare altre cose. Adoro il rap, ma la trap faccio fatica a capirla. E il reggaeton non lo reggo. La deriva arriva da tanta fuffa uscita dai talent».

Il suo amore per il cinema, dice, ha radici profonde: «ripeto sempre le stesse cose da trent’anni. A 15 anni sono scappato di casa per andare da Dario Argento».

Del disco Bersani ha già ipotizzato di realizzare un progetto dal respiro più ampio, anche se mette subito in chiaro: «mi sembra un disco contemporaneo, ma un film non ho ambizione di girarlo».

L’ultima stoccata, prendendo spunto dal suo brano L’intervista, coglie in pieno coloro che si credono dei “fenomeni”. «Sono cresciuto con un Maestro, Lucio (Dalla), che mi ha insegnato il modello dell’umiltà. Poi ci pensate voi giornalisti a ricamare, a farli diventare delle star». Touchè.

Harakiri lo lasciava intuire. Il nuovo disco di Samuele Bersani ci concede ancora una volta il lusso di lasciare a briglia sciolta le emozioni, filtrate attraverso le sue storie, che rubano a piene mani dall’attualità con la consueta poetica a cui Samuele Bersani ci ha abituati. Le canzoni ci rapiscono e trasportano in ogni microstoria, in ogni tassello di quel mosaico che dà vita al suo immaginario condominio, dove convivono le varie declinazioni della vita, tra malessere e soprusi, mancanza di comunicazione e visioni, passato reso ammaliatore dalla nostalgia, e presente che alla fine vince e si impone. Un caleidoscopio di pezzi di vita, che ci scopre attenti spettatori di fronte a dei film da vivere ad occhi chiusi, imprigionati nel racconto del cinema privato del cantautore, che affina la sua capacità narrativa e ci consegna uno dei suoi dischi migliori.

Ecco un video che documenta la parte iniziare della conferenza stampa.

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Cinema Samuele – track by track 

Il disco si apre con Pixel, un viaggio musicale in cui Samuele diventa vigile osservatore e regista della storia di un uomo che ha “perso alla sorte” con il gioco d’azzardo. L’artista ne racconta avidamente i tratti, esposti al giudizio poco benevolo degli altri, dipingendo il senso di impotenza provata nel trovarsi di fronte a un malessere così vivo, contaminato dalla cattiveria altrui.
«E profuma come un principe decaduto/che ha perso il regno in una notte, davanti ad una slot; ci son frasi nascoste/dentro ai colpi di tosse, come i tuoi/se mi obbligassero ad un dio, non ci crederei mai».

Si prosegue con Il tiranno, favola a tinte noir, in cui Bersani ci accompagna nelle vite di chi vorrebbe farsi giustizia da sè, “eliminando” i tanti “tiranni” che imperversano in ogni dove, decidendo spesso della vita altrui, senza alcuna pietà. «Parlo di chi si comporta veramente in modo tirannico. Non ho mai pensato di scrivere una canzone populista».

«Il tiranno abita dall’altra parte, oltre quelle 5 stanze/sta firmando tutto curvo sulle carte, una lista di condanna/ procedo a piedi scalzi, nella mano tengo un rasoio/e poi c’è la luna che si gode dall’alto la scena a un millimetro dalla sua gola, ho un brivido sulla schiena».

In Mezza bugia si affronta invece il tema della mancanza di vera comunicazione tra le persone, che spesso e volentieri, proprio perché offrono versioni edulcorate di sè stessi, sono diverse da come appaiono. Questa mancata comunicazione conduce anche “ribaltamenti” di quello che realmente accade, come succede sovente in politica.

«Tu m’hai detto una mezza bugia, per non farmi del tutto paura/ho saputo l’altra metà, ed è stato a quel punto più dura, ritrovare la vecchia stabilità/ si comincia a discutere come fossimo dentro a un partito, arrivato al suo atto finale, per mancanza di democrazia/non esiste una maggioranza alternativa alla tua».

Il tuo ricordo è presentato dall’artista stesso come il “gioiellino dell’album”. Una sfida “leggendaria” tra “passato” e “presente”. In questo scontro visionario, il “passato” è intenzionato a dare lezione al “presente”, forte del suo “trascorso”, e si affaccia alla mente rievocando solo parte del vissuto, quello a lui benevolo, portando così a galla anche il ricordo di persone che non fanno più parte della nostra vita, sotto forma di maliarda nostalgia.

«Il passato ci prova, sta giocando una carta impossibile, per tornare di moda, non sa che il tempo è irripetibile/il presente si trova, motivato e deciso a non cedere; lo scontro è leggendario».

Harakiri, primo singolo estratto, è la storia di tanti uomini che vivono ai margini della società, accompagnati solo da una feroce solitudine. L’incipit del testo ci fa toccare subito con mano la genialità poetica di Bersani, mentre il titolo del brano quasi ne descrive l’epilogo, designato invece come un nuovo inizio, un riscatto dopo una vita tormentata, una rinascita a cui è impossibile non prestare attenzione. Nel brano c’è un richiamo al lavoro precedente: i ragazzi che prendono in giro il protagonista, nell’immaginario di Bersani, sono En e Xanax. 

In Le Abbagnale Samuele ci porta dritti dentro una storia d’amore, con una città a fare da sfondo al sentimento nato tra due ragazze, dal trascorso decisamente diverso. L’amore tra le due ragazze si consolida nel tempo, diventando impermeabile ai giudizi della gente.

«Una cresciuta fra delinquenti, ed è pungente quanto un’ortica/l’altra è la figlia del farmacista, a dieci anni a letto Moravia, particolare che già la dichiara come un caso di precocità/le ha unite una città rimasta a lume di candela; sono finite insieme a vivere/non hanno il minimo interesse, cosa la gente può pensare, perché non sono due sorelle, invece.. tutti le chiamano Abbagnale».

Con te ci accompagna nuovamente nell’universo dell’incomunicabilità.

«Dove sei, quando serve qualcuno di concreto/con te perdo ogni forma di difesa minima/quando chiudi il telefono, rimane l’eco dei “no no no”».

Scorrimento verticale si scaglia invece contro la dipendenza dallo schermo e dal “consumismo digitale”, che ci fa vivere una realtà distorta, rendendoci schiavi e passivi interpreti della nostra vita. «Io non sono un nativo digitale – commenta il cantautore, – ma anche io sono un tossico dello schermo. Oggi vedo i ragazzi all’una di notte che invece di limonare guardano i video dai loro cellulari».

«Sono cresciuto coi consigli, di una pediatra senza figli/le chiederò un risarcimento/purché mi paghi subito/ nel preferire il vizio alla virtù/ rappresento il modello perfetto di schiavitù/ in tutto un elenco di assuefazioni/venute a portarci via gli anni migliori/la luce filtra dalle grate, e lì fuori cantano il “disco dell’estate».

L’intervista ci chiama a rapporto (come chiarisce lo stesso Bersani), o meglio chiama a rapporto una certa “stampa accomodante”, ruffiana verso il personaggio di turno, che spesso assume atteggiamenti da superstar. La canzone ne descrive i “capricci” con malcelata ironia, senza concedergli alcun risparmio. Più in generale il brano narra senza mezzi termini ogni tipo di sopruso.

«Il tempo che il supremo artista vi può concedere un briciolo/durante il quale non si presta a raccontarmi i suoi progetti/e mi risponde scocciato, sono le dieci ed è già completamente ubriaco/ho un nascondiglio nella mente, che per arrivarci niente traffico/in assoluto la mia penna è più feroce di quanto prima avesse fatto mai/che schifo l’artista supremo, io lo distruggo, vedrai; quando mi chiamano dalla rivista e mi dicono/scusa ma come l’hai trattato, sai che l’artista ci serve e tu sei licenziato».

L’album si chiude con Distopici (ti sto vicino), che nonostante sia stata scritta prima del lockdown (dicembre 2019) ne ritrae perfettamente gli animi, concedendosi anche un richiamo al tema dell’ecologia. Una delle canzoni (mi correggo: “la canzone”) che più di tutte riesce a mettere in scena le distanze fisiche ed emotive del periodo. La conferma che solo Samuele Bersani può narrare con poetica dovizia di particolari le storie di tutti noi.

«Sono bruciati tutti gli alberi, nessuno può più perdersi/e quello che sembrava un gioco, ora preoccupa anche i menefreghisti/ i proprietari degli alberghi che in una notte han perso tutti i turisti/sta per scattare il coprifuoco, io sono in giro come un ladro a cercarti/con dietro un camion dell’esercito, che m’ha seguito proprio fin qua davanti/ cosa ti immagini ci capiterà, di così orrendo ancora».

Samuele Bersani

Anche la copertina dell’album (realizzata da Paolo De Francesco) rispecchia il contenuto del progetto, ritraendo immagini del presente (il cartellone con l’arcobaleno e la scritta “Andrà tutto bene”), del passato (l’orologio della Stazione di Bologna fermo sulle 10.25), cronaca e immaginazione, luci e ombre, ossia il mondo variegato di Samuele Bersani, che si conferma uno dei nostri migliori cantastorie.

Come annunciato nel corso della conferenza, Cinema Samuele darà vita anche a nuovi live. Le date in calendario sono: 18 aprile Milano – Teatro degli Arcimboldi; 27 aprile Bari – Teatro Team; 29 aprile Catania – Teatro Metropolitan; 3 maggio Bologna – Europauditorium; 4 maggio Roma – Auditorium Parco della Musica; 7 maggio Torino – Teatro Colosseo; 10 maggio Firenze – Tuscany Hall.

Le prevendite si apriranno il 2 ottobre su ticketone.it e il 9 ottobre in tutti i punti vendita abituali.

Samuele Bersani

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