Matthew Lee: «È sbagliato dimenticare grandi cantanti come Sinatra o Rita Pavone»

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Foto da Pagina ufficiale Facebook @matthewleeofficial

In occasione dell’uscita del suo ultimo progetto discografico dal titolo Rock’n’love, abbiamo intervistato Matthew Lee. Sono stati molti gli argomenti trattati, come l’importanza dei grandi della musica, da Frank Sinatra a Rita Pavone, la scarsa varietà delle trasmissioni radiofoniche fino al programma di studi dei Conservatori.

Non solo, ci ha raccontato di come è nata la collaborazione con Paolo Belli, in realtà è sua l’idea del titolo dell’album, e di quanto sia importante tornare a suonare live.

Questa la tracklist di Rock’n’Love: Rock’n’Love (feat Paolo Belli) , Angel Wings, Shark Attack, Gimme A Reason, Absolutely Awesome, Mama Told Me About Heaven, Twistin’ Queen, Io Ti Darò Di Più, Il Mondo, Come Te Non C’è Nessuno, Senza Fine.

Matthew Lee, Rock’n’love. L’intervista 

Rock’n’love è il titolo del tuo nuovo album. Cosa significa questo titolo? Come sei arrivato a questo disco?
Sono rocknrollista nel midollo! La prima parte del titolo rispecchia esattamente quella che è stata la mia vita musicale fin dall’inizio: dai dischi di Ray Charles di mio padre, di tutti cantanti del rock’n’roll che mi hanno ispirato da sempre, fino alle icone americane del soul.
È il lato più messo in risalto nei precedenti dischi, ma ci sono anche altre cose che volevo far vedere. Volevo mostrare due aspetti: una parte “rock-and-roll” e una “love” che è quella più sentimentale, intima, delle belle melodie, come nella tradizione di Elvis. Elvis è il re del rock’n’roll, però cantava anche Love me tender e altre canzoni bellissime, di grandi sentimenti. Questo è quell’aspetto che mancava negli altri.

 A questo progetto discografico ha collaborato anche Paolo Belli.
Sì, a lui devo il titolo dell’album e del singolo! Ero nel mio studio con Frank Carrera, il mio chitarrista, e Gennaro Porcelli, chitarrista di Edoardo Bennato, a scrivere delle canzoni ed è nato un brano, un misto di swing e rock’n’roll. Avevamo un sound molto particolare, un arrangiamento un po’ abbozzato e la melodia, ma mancava il testo!
Allora ho pensato a Paolo Belli perché lui è il Re dello Swing! Chi meglio di lui può fare il testo di questo brano? Inoltre, c’eravamo sempre ripromessi negli anni di fare qualcosa insieme ed ecco arrivata l’occasione!  Nel giro di un’ora è arrivata la prima stesura del testo.

Hai citato uno dei più grandi, Elvis. Quali sono gli aspetti di quella musica rock che ritroviamo ancora oggi?
In realtà, non abbiamo perso molto perché il rock’n’roll è come la musica classica: è alla base di qualsiasi cosa che ascoltiamo, anche della trap!
È senza tempo, anche se facciamo l’errore di pensare che siano solo le canzoni degli anni 50, ma c’è stata un’evoluzione, c’è stato il country, la musica degli anni 70 come quella dei Led Zeppelin. Adesso c’è il modern country che riempie gli stadi negli Stati Uniti e in Inghilterra!
Nel disco ci sono 7 canzoni originali che fanno riferimento a quella musicalità, ma con un approccio artistico del 2020! Tutto l’album è suonato interamente da musicisti, non ci sono computer o altre robe strane, abbiamo voluto utilizzare un approccio “vecchio” ma con una visione assolutamente moderna del produttore Brando.
Questo progetto apparentemente può sembrare vintage, ma è mainstream: se puoi ri-arrangiare il brano in questa maniera devi farlo con tutte le accortezze del caso.
Non volevamo fare una cosa di nicchia, che non fosse capita dal pubblico, ma al contrario, che arrivasse alla gente! Inoltre, ci sono 4 cover che rappresentano l’italianità nella sua forma più elevata: quella degli anni d’oro, gli anni ’60. Una delle mie preferite è Io ti darò di più di Ornella Vanoni.

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Nel disco ritroviamo la rivisitazione di alcuni degli artisti importanti come Gino Paoli, Ornella Vanoni e Rita Pavone. Cosa danno oggi alla musica e cosa si può ancora imparare da loro?
Sono grandi maestri. In Italia abbiamo un difetto: c’è poco rispetto per alcuni cantanti che hanno dato tanto alla musica. In America questo non accade: Tony Bennett è osannato ancora come una superstar perché è quello che è!
Rita Pavone è stata ospite, insieme a tanti giganti della musica internazionale, come Beatles, Jerry Lewis, Elvis Presley, James Brown, all’Ed Sullivan show a New York city negli anni 60 ed è l’unica italiana che è arrivata lì!
Ci sono degli artisti che sono delle leggende, acquisiscono qualcosa che va oltre il valore musicale.

Si ritorna, con tutte le misure opportune, a suonare live.
Per fortuna! La gente ha voglia di musica, il corpo stesso ha bisogno di prendersi questa boccata di arte. Non possiamo pensare solo di riempire lo stomaco con il cibo, serve anche il nutrimento per l’anima! Il compito della musica è questo! Il problema ovviamente c’è, l’emergenza sanitaria è ancora in corso, ma dobbiamo cercare di andare avanti. Spero che il Governo dia più importanza al nutrimento dell’anima, non stanno facendo un grande lavoro da questo punto di vista.

Hai studiato al Conservatorio. Dopo il percorso di studi, gli studenti sono abbastanza preparati?
No, non escono abbastanza preparati e le cose non sono cambiante: sono trascorsi dieci anni da quando mi hanno cacciato perché volevo approfondire lo strumento dal punto di vista dello stile americano del country, del blues, dello swing, del rock’n’roll. Il Conservatorio è servito perché dà una base fondamentale per tutto, la musica classica è essenziale e se non l’avessi studiata, con la disciplina indotta dall’insegnante, non avrei fatto quello che ho fatto.
Però il conservatorio dovrebbe evolversi così come si è evoluta la musica in questi anni, non possiamo fermare i programmi al 1800, si dovrebbe andare avanti, probabilmente bisogna avere un cambio generazionale! Quando esci dal conservatorio non hai idea di come funzioni la musica moderna, che è quella che molto probabilmente ti darà da mangiare! Nella musica ci sono sette note, ma il modo e le combinazioni sono infinite e andrebbero studiate! Quindi, no la preparazione non è completa quando escono dal conservatorio.

Quali sono i dischi che non possono assolutamente mancare in una collezione?
Qualunque disco Frank Sinatra: sono delle pietre fondamentali nel background di chiunque perché dentro ci sono insegnanti di armonia! Anche gli album di Elton John, un altro grande artista.
Bisogna far conoscere le cose alle persone altrimenti le nuove generazioni rischiano di perdersi tutto! In radio passa solo la trap, che fa parte della torta musicale, ma il problema è che non può essere tutto solo quello! Altrimenti diventa noioso.
Il pubblico va anche educato, dovrebbe poter scegliere, invece i giovanissimi non lo fanno perché non hanno alternativa, è solo quello che gli propone la radio che non tiene conto dell’intera torta, ma soltanto di una fetta.  Questo è un po’ triste.

Mi stai dicendo che attualmente non ci sono gruppi, artisti che possono essere dei nuovi esempi?
Ci sono, ci sono! Ascolto i Coldplay, i grandi del country americano, Brad Paisley, Criss Angel, Blake Shelton, non ti sto parlando di gente sconosciuta, ma magari non arriva in Italia!
Ad esempio, la musica di Blake Shelton, che è anche un giudice The Voice Usa, è fruibile, vende tantissimo, andrebbe scoperta e potrebbe essere un grande esempio.
Io adoro la musica, penso di essere l’unico italiano che guarda alle 5 della mattina il canale di Nashville per vedere i concerti che fanno.

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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