Ligabue presenta a casa sua la sua autobiografia artistica

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Immaginate di aver appena compiuto 60 anni. Immaginate di aver festeggiato una carriera trentennale ricca di successi e di aver appena fatto uscire la prima autobiografia artistica proprio per celebrare questi 30 anni. Immaginate poi (e purtroppo non è difficile farlo) che una pandemia renda impossibile organizzare le classiche presentazioni e che abbiate a disposizione una sola serata per poterla fare. Dove la fareste? A casa. Semplicemente a casa.

Su queste premesse è nata la presentazione di “È andata così”, l’autobiografia artistica di Luciano Ligabue, scritta con Massimo Cotto, che proprio ieri è stata presentata al Teatro Asioli di Correggio. A casa di Ligabue, come lui stesso ha voluto specificare: «Sono al mondo da 60 anni. E da 60 anni vivo qua».

Il Teatro Asioli è una piccola bomboniera, resa ancora più bella dai tanti fan presenti: a causa del rispetto delle normative legate al contenimento della diffusione del Covid, l’evento si è svolto in presenza di un numero limitato di invitati e a porte chiuse, ma il barMario, il fan club ufficiale di Ligabue, è riuscito ad ottenere ben 80 inviti, in una delle tante iniziative organizzate per permettere ai fan di essere vicini al loro artista preferito.

Liga a Correggio sa di giocare in casa e, complice un libro che stando alle sue parole, non potrebbe raccontarlo meglio di così, la serata più che una classica presentazione, è un vera e propria apertura dei cassetti dei ricordi, dagli esordi con l’amico/manager Claudio Maioli, arrivando a toccare argomenti intimi e riservati.

I presenti, ma anche chi ha potuto seguire la presentazione in diretta streaming sul sito di Repubblica, hanno avuto la possibilità di osservare un Luciano che ha voluto raccontarsi, andare a fondo e tirar fuori aneddoti davvero sconosciuti ai più: da quel concerto a Ravenna davanti a 8 (!!) presenti, agli omaggi a mamma Rina, presente in sala, e papà Giovanni, scomparso l’8 dicembre 2001, il giorno in cui Luciano sarebbe dovuto salire sul palco per il Raduno del Fan Club, ma al quale fu costretto a rinunciare a causa della telefonata arrivata dall’ospedale.

«Proprio a ridosso del suo ultimo giorno di vita stavamo per fare un raduno – ha raccontato Luciano – I medici avevan detto che poteva avere ancora un mese di vita. Era il 2001, non esisteva internet, ci siamo guardati in faccia io e Marco e abbiamo deciso di farlo lo stesso, perchè non potevamo bloccare così 7.000 persone.
Ricordo che arrivai al palazzetto verso le 13 per fare il soundcheck e mentre stavo per entrare mi chiamò mia madre che mi disse “Dovete venire subito”. Io e Marco però non abbiamo fatto in tempo ad arrivare. Ma la cosa davvero speciale è che lui se ne è andato quel giorno lì, ma i miei musicisti han suonato le mie canzoni e i 7.000 presenti le han cantate pensando a lui».

Durante la serata riesce anche a commentare, come estrema classe e ironia, lo stupido e infondato gossip nato negli ultimi giorni (e al quale Spettakolo.it, con orgoglio, non ha dato risalto). Ma anzichè puntare il dito contro questi pseudo giornalisti, Liga ha preferito fare una riflessione sulle fake news perchè «il danno che queste notizie portano non riguarda solo chi ci finisce in mezzo, ma si estende anche nei confronti di quei lettori che non capiranno più dove finisce la verità e inizia la balla. Perciò bisogna tenere sempre le orecchie ben dritte».

L’unico momento in cui, davvero, Luciano non riesce a parlare, perchè ancora troppo scosso, è quando viene fuori l’argomento Luciano Ghezzi, il bassista dei ClanDestino scomparso la scorsa settimana. Ma in quel caso l’applauso del teatro è riuscito a coprire ogni possibile silenzio.

Non manca l’argomento canzoni con Liga che confessa che ha particolarmente sofferto che, a causa della parolaccia contenuta nel titolo, “È venerdì (non mi rompete i coglioni)” non ricevette un trattamento favorevole da parte delle radio.

Ma un commento speciale lo merita il  tema del “futuro” perchè è difficile, in un momento come questo, guardare al futuro con fiducia. «Cosa possiamo fare allora?  Possiamo allietare il presente. Nessuno può sapere come sarà il nostro futuro, ma ogni tanto dirsi che il meglio deve ancora venire può regalarti un po’ di sollievo e in fondo, questa, è già una piccola vittoria».

Alla fine di un’ora e mezza ricca di ricordi e aneddoti qual è la conclusione? Probabilmente che è impossibile inserire una vita in un libro, ma “È andata così”, per ammissione stessa di chi quella vita l’ha vissuta, è l’opera più vera e reale che potesse essere pubblicata.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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