“Bestemmio e prego” è l’esordio discografico di Massimo Bigi (con lo zampino di Enrico Ruggeri)

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Enrico Ruggeri e Massimo Bigi

Esordire nel mondo della discografia a 62 anni non è cosa da tutti. Se volete sapere come si fa, potete chiederlo a Massimo Bigi, che venerdì pubblicherà Bestemmio e prego, il suo primo disco.

È davvero una bella storia quella de ilBigi (così lo chiamano un po’ tutti), umbro di Castiglione del Lago, classe 1958, una vita spesa fra musica e mille mestieri. L’incontro con Enrico Ruggeri, nel 1993, per il quale ha lavorato come direttore di produzione e tour manager, ha fatto nascere un’amicizia che dura tutt’ora. È stato il cantautore milanese il primo a credere nel progetto di un disco solista di Bigi.

Ruggeri lo ha spronato ad andare avanti, ha chiamato i suoi musicisti a raccolta, ha prodotto il disco ed ha pure cantato in un paio di brani, compreso il singolo di lancio. Ne è uscito un disco che profuma di rock e canzone d’autore, suonato con tutti i crismi, che riconcilia con il piacere di ascoltare la musica.

Abbiamo intervistato ilBigi per parlare di questo suo primo lavoro.

Nella canzone Un’altra età canti: «Non ho più i miei 20 anni, ma non ho nemmeno un’altra età…». Si può legare questa frase al fatto che hai inciso il tuo primo disco a 62 anni?
Io mi ritrovo a 62 anni a fare cose che avrei voluto fare a 20, è vero. È difficile per chi come noi è rimasto legato a dei momenti, a dei sogni, a delle passioni, come suonare o scrivere canzoni, riconoscersi in altra età se non in quella.

In Anima in pena invece canti: «Triste come una cover band o un mercatino di Natale…». Se le cover band sono tristi, qual è invece la musica che ti piace?
Non ho nulla contro le cover band, spesso mi capita di ascoltarle e di divertirmi. Credo però che il cammino che ogni musicista sogni sia quello di fare musica propria. “Tristezza” della cover band la leggo in questo senso, senza essere irriverente nei confronti di nessuno. Io stesso ho suonato in una cover band degli Stones, però quando fai roba tua c’è un altro tipo di coinvolgimento. Il sogno di ogni musicista è realizzarsi con le proprie parole e la propria musica.

Perché come singolo di lancio hai scelto Come se fosse facile?
Perché è stato il primo brano che ha incuriosito Enrico Ruggeri. Un giorno Enrico mi ha chiesto: «Cosa sta architettando ilBigi?». Gli ho risposto che stavo scrivendo dei brani e con la chitarra gli ho fatto sentire questa canzone. Gli è piaciuta e mi ha invitato a Milano per cantarla insieme, anche per dare più visibilità al progetto. Successivamente ha deciso di lavorare sulla canzone e per me è stato un regalo immenso. Alla fine mi ha detto che voleva produrre il mio album, invitandomi a mandargli il materiale che avevo. Così è nato tutto.

Il lockdown ha frenato il progetto?
È stato un periodo di scambi telefonici e via mail. Ci siamo consultati parecchio, le canzoni sono state fatte a quattro mani. Finito il lockdown Enrico mi ha raggiunto e, chitarra e quaderno in mano, abbiamo fatto l’ossatura del disco. Le prime registrazioni sono state chitarra, voce e clic. Poi Enrico è tornato a Milano, si è chiuso in studio insieme ai musicisti ed ha iniziato il lavoro.

A proposito di Ruggeri, tu sei stato il suo direttore di produzione e tour manager. Che ricordi hai di quel periodo?
Era il 1993, l’anno in cui ha vinto Sanremo con Mistero. Dopo quel successo siamo partiti in tour, una tournée incredibile, furono 128 date dalla fine del Festival ad inizio ottobre, con solo una sosta a giugno. Suonava tutti i giorni, è stato un massacro.

Parliamo del titolo del disco, Bestemmio e prego. A prima vista sembra un ossimoro.
Ognuno di noi, secondo me, prega e bestemmia a modo suo, senza bisogno di intermediari. Non c’è nessun intento blasfemo nella canzone. Io ho un mio bel rapporto con Dio e ci trattiamo da amici, ci diciamo le cose sul serio, siamo sinceri.

Il disco ha un’impronta rock, ci sono della ballad e poi una canzone, Andare via, presenta sonorità che richiamano le colonne sonore degli spaghetti western.
Quando l’ho ascoltata per la prima volta sono impazzito. La canzone è stata registrata a giugno, prima della morte di Ennio Morricone. Ho pensato subito a lui, ai film di Sergio Leone. Trovo bellissima questa contrapposizione tromba e chitarra, proprio una cosa da spaghetti western.

Chi ha lavorato a questo disco, oltre ovviamente ad Enrico Ruggeri?
Enrico è stato il produttore, non si è mai fermato, nemmeno per andare a giocare a pallone, per lui una cosa davvero rara. Durante la produzione dei suoi dischi qualche partitella se la concede, in questo caso ha rinunciato. Ha coinvolto tutti i suoi musicisti ed è stata anche un’occasione per farli lavorare, visto il momento particolare. Andrea Mirò ha suonato il violino in Parte di me e cantato l’inciso del brano Le ombre della sera. Tutto buono alla prima, lei è davvero una grandissima professionista.

Porterai il disco in una dimensione live o il periodo non lo consente?
Durante la lavorazione dell’album immaginavamo di fare uno showcase ed Enrico stava pensando a qualche ospitata nel suo tour. Se ne parlava molto, ma poi quello che è successo ci ha frenato. Stiamo aspettando uno spiraglio, una possibilità per poterlo fare.

Hai aspettato 62 anni per incidere il primo disco, dovremo aspettare a lungo per ascoltare altre cose tue in futuro?
Per il momento sono molto frastornato dalla novità, da quanto sta succedendo. È un’esperienza che mi coinvolge in maniera intensa. Però penso che in futuro farò ancora qualcosa, sì, a me piace molto scrivere.

A proposito di scrittura, in passato hai pubblicato anche due libri.
Mi piace molto, è un settore più “silenzioso”, molto più ovattato rispetto a quello della musica. Un po’ mi manca, ma in genere la scrittura coincide sempre con l’inverno, con la stagione fredda. È un modo per scaldarsi un po’.

Come se fosse facile:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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