A Torino, la magistratura mette sotto accusa un noto organizzatore di concerti

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concerti

Le ipotesi d’accusa sono numerose e pesanti. Si va dalla turbativa d’asta alla corruzione, dal traffico di influenze illecite alla rivelazione di segreto d’ufficio. In tutto i capi di imputazione sono 86 e gli indagati 40. In sintesi, questi i numeri che fanno capire quanto ampia sia l’inchiesta coordinata dal pm Gianfranco Colace e che ruota attorno a Giulio Muttoni, da alcuni definito il “re dei concerti di Torino”, ex patron della Set Up Live, società che negli ultimi anni ha organizzato nel capoluogo piemontese la maggior parte dei grandi show di artisti italiani e internazionali.

L’inchiesta, chiusa oggi, è figlia di indagini durate oltre tre anni. Oltre a Muttoni, tra gli indagati ci sono politici (per esempio l’ex senatore Stefano Esposito e l’ex assessore Enzo Lavolta), appartenenti alle forze dell’ordine e altri manager che lavorano nel mondo dello spettacolo, il più noto dei quali è Roberto De Luca, amministratore delegato del colosso Live Nation.

Secondo l’accusa, Muttoni sarebbe stato favorito nella gara per l’assegnazione del Terzo Forum dello sviluppo economico, svoltosi a Torino nell’ottobre del 2015. Ma l’inchiesta ha diversi filoni, questo spiega i tanti capi d’imputazione e i molti indagati. Uno dei filoni riguarda la dàzione di biglietti per eventi e concerti, grazie ai quali sarebbero state instaurate relazioni privilegiate con forze di polizia, pubblici ufficiali e cariche istituzionali.

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Redazione
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