Francesco Bianconi: “ho deciso di affrontare le mie paure, per renderle innocue”

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Francesco Bianconi

Debutto da solista per Francesco Bianconi, che approfittando di una pausa dai Baustelle, esce domani (16 ottobre) con Forever, prodotto da Amedeo Pace dei Blonde Redhead.

L’album si spoglia di tutti gli orpelli sonori a cui la band di Montepulciano ci ha abituati, e abbraccia una dimensione più intima e minimalista. Attraverso le dieci tracce l’artista si mette completamente a nudo, scomodando le sue paure.
Voce e pianoforte sono qui al centro della scena, con un quartetto d’archi, Balanescu Quartet, che suona in tutto il disco, e tre musicisti, Angelo Trabace, Michele Fedrigotti, Enrico Gabrielli, ad alternarsi alla stesura dei brani.

Il disco, la cui uscita è stata rimandata a causa della pandemia, si libera anche dei confini geografici, con ospiti dal respiro internazionale: Rufus Wainwright, Eleanor Friedberger, Kazu Makino e Hindi Zahra (che canta e scrive il testo in arabo).

Forever è per tua stessa definizione il tuo lavoro più intimo. Un distacco dai precedenti lavori coi Baustelle e un richiamo, se vogliamo, al mondo sonoro di Fantasma. Questo disco è la tua immagine più rappresentativa?
Non so se è la mia immagine più rappresentativa, però posso dire che sia coi Baustelle che in generale sono sempre stato molto amante dell’ “addizione” più che della “sottrazione”. Anche Fantasma che citi, che ha delle similitudini con questo, è un disco massimalista, super arrangiato, con un’orchestra di 60 elementi, e la band. Stavolta invece avevo voglia di “sottrarre”, ridurre all’osso e godere della semplicità. Per cui è rappresentativo di quello che mi sento adesso. Ora ho voglia di spogliarmi e raccontare in maniera intima determinate cose, senza troppi orpelli a confondere le idee.

Certi uomini è l’ultimo assaggio prima della relaise del disco. Il brano ti è stato ispirato da L’origine del mondo, quadro di Gustave Courbert?
Ti chiedo poi: cosa non funziona della discografia attuale? Visto la tua presa di posizione abbastanza netta.
E per finire, che differenza c’è tra l’uso che fai tu della parola “fica” e quello che ne fanno i trapper.
I trapper la usano spesso, il loro è uno stile molto più “street”, quindi una sorta di realismo da strada. È come portare il loro modo di parlare al “parchetto” o al bar, nelle canzoni. La mia è una canzone anche più “vecchia”, se vogliamo, in cui (come si faceva una volta e si continua a fare) per dar vita alle emozioni si accostano anche parole appartenenti a mondi molto diversi tra di loro. In questo senso si possono utilizzare le parole volgari, accade anche in poesia e nella letteratura.
Per il brano ho pensato sì anche al quadro L’origine del mondo.
Per quanto riguarda la discografia che non va, ti potrei rispondere che non è la discografia che non va, ma i cantanti. “I cantanti ucciderebbero per apparire”, per cui quello che denuncio è la tendenza alla mera apparizione di chi fa il cantante. Mi ci metto dentro anche io, ovviamente. Io “non ucciderei per apparire in un programma in televisione”, ma anche io “ucciderei per apparire”. E di questo me ne vergogno un po’, mi fa pietà il vivere per apparire, io vorrei vivere per essere. L’importante è averne almeno coscienza: avere coscienza di essere narcisi è già qualcosa.

In Andante dici: “come i fascisti in città”. Questa frase te la trasporto alla nostra cronaca attuale. “I fascisti di oggi in città” potrebbero essere i negazionisti. Alcuni tuoi colleghi si sono schierati in tal senso, a favore e contro: mi chiedo cosa ne pensi tu.
Ci tengo a sottolineare che tutte le canzoni del disco sono nate molto prima del Covid.
Oggi possiamo leggere “i fascisti come i negazionisti”, certo, io non ci avevo pensato, vedi. Se vuoi la mia opinione, io non sono assolutamente un negazionista.

Facciamo un passo indietro al primo singolo, Il bene, uscito in piena quarantena. Proprio per il contesto storico particolare, il brano si è rivestito di un messaggio di speranza particolare.
Spero che abbia funzionato come messaggio di speranza. Ero molto dispiaciuto che il disco non potesse uscire, impaurito dalla situazione generale, come tanti altri durante quel periodo.
Mi è sembrato giusto far uscire comunque una canzone, come fosse un segnale. In fondo è una canzone che ha delle parole positive, parla della voglia di trovare un valore, cercare il bene in un mondo di cinismo di massa.

Sei stato costretto a posticipare l’uscita del disco: hai avuto timore, durante il lungo periodo di stallo, di avere una nuova percezione nei confronti dei tuoi stessi brani?
Ho avuto molta paura sì, ho avuto timore di non ritrovarmeli addosso. Adesso per fortuna ti posso dire che ho scritto delle cose che non sono “invecchiate”, che sento ancora “mie”.

Questo è un disco contaminato da tante collaborazioni: come hai lavorato ai brani?
C’è stata una prima fase di scrittura, poi abbiamo registrato i pianoforti e il quartetto d’archi, Balanescu Quartet, che suonano in tutto il disco. Infine abbiamo lavorato alle sovraincisioni vocali con gli ospiti, tra Milano, Los Angeles e New York.

Nel disco ci sono due brani in inglese e uno in arabo, che conferiscono al lavoro un sapore internazionale. I brani in inglese sono di facile aspettativa, ma quello in arabo è una scelta particolare.
Era nella mia idea iniziale. Volevo che la musica fosse spoglia e tutto fosse ridotto a voce con pochi strumenti, da sembrare come un’unica grande canzone, che andasse da Tunisi a Los Angeles, come una sorta di folk universale. E per rafforzare questa idea ho pensato fosse bello usare anche “lingue lontane” dall’italiano, e vedere l’effetto finale.

Nell’Abisso dici “perché mi pagano per scrivere/io sono bravo a fingere”. In questo brano però di finzione non c’è traccia. Possiamo definirlo un brano “liberatorio”?
È un brano molto descrittivo, in cui con pochissima finzione, dico quello che provo in questo momento, come essere umano. È una sorta di presa di coscienza.

Il brano è ispirato dal film horror Babadook. Ti chiedo quindi, correlandomi alla trama del film, se e come convivi con le tue paure.
Ho sempre convissuto molto male con le mie paure. Continuo come tutti ad aver paura, ma mi sento meno pauroso di prima. Il disco fotografa lo stato d’animo in cui ho deciso di affrontare le mie paure, e non tenerle chiuse fuori. Quel film che hai citato parla appunto di questo mostro, “dell’uomo nero”. L’uomo nero fa paura se lo chiudi fuori, ma se lo inviti a cena o gli dai da mangiare tutti i giorni, diventa innocuo, non fa più paura. Questo è quello che vorrei fare con le mie paure.

Ci stai riuscendo anche attraverso il disco?
Forse anche attraverso il disco, ma sto provandoci indipendentemente dal disco, come uomo.

In Assassino dilettante usi la figura di Edipo re. Edipo uccise il “vero” padre…
Infatti è una canzone tra il rapporto padre/figlio, sulla difficoltà di “uccidere” i padri, in senso figurato ovviamente, ossia di slegarsi dai padri la prima volta in cui si diventa padre a propria volta. Bisognerebbe slegarsi dai padri dai giovani, altrimenti ci si identifica e non accade più. È una canzone sul complesso di Edipo, una canzone psicoanalitica.

La chiusa dell’album, Forever, è strumentale. Come mai?
Pensavo ci volesse una sorta di respiro finale, come una sigla senza parole, una musica che sottolinea tutto quello che si è sentito.

Prima dell’uscita del disco ti sei inventato Storie inventate, un format in cui affronti diverse tematiche, reinterpretando sempre voce e pianoforte, 8 brani altrui. Brani di artisti diversi tra di loro: spazi da Guccini a Baby K. Come hai scelto i brani? E hai pensato di farne un disco di cover?
Sarebbe bello realizzare un album di cover, e probabilmente succederà. Magari lo chiameremo proprio Storie inventate. I brani vengono da mondi disparati, l’unica logica era scegliere canzoni che mi piacessero. Ti posso assicurare che mi piace sia Guccini che La Playa di Baby K: la cantavo l’anno scorso con mia figlia, tra tutte le hits dell’estate mi “costringeva” ad ascoltarla. Mi ha sempre intrigato e non ho avuto problemi a farne una mia versione.

È un momento difficile per il settore. Fedez ha proposto, proprio in questi giorni, di istituire un fondo a favore dei lavoratori dello spettacolo. Cosa ne pensi?
Sono ovviamente d’accordo. È una situazione gravissima, non ho soluzioni se non sensibilizzare. Gli artisti possono tirare la cinghia ancora, il problema grosso riguarda i lavoratori dell’industria del live. Si deve far qualcosa soprattutto per loro.

Vedi una trasposizione live del disco, nonostante il momento?
La trasposizione live c’è eccome, al momento purtroppo non è possibile. La tournée teatrale è stata rimandata, vedremo a questo punto quando, probabilmente il prossimo anno: l’abbiamo già annullata, e rischiamo di annullarla di nuovo, adesso.

Questo disco arriva a 20 anni dal primo coi Baustelle. Un percorso che proseguirà parallelamente?
I Baustelle sono in pausa, ci siamo fermati, non sciolti. Quando torneranno non so dirtelo. Francesco Bianconi da solista può darsi continui in parallelo. Per ora vivo alla giornata, assecondo la mia esigenza creativa.

Tracklist – Forever
Il bene
L’abisso
Andante
Go!
Fàika Llìl Wnhàr
Zuma Beach
The strength
Certi uomini
Assassino dilettante
Forever

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