Ruadàn

Un romanzo storico e fantasy sull'Irlanda dei monaci, dei guerrieri, della leggenda e della magia

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Ruadàn
di Fulvio Bacci
Edizioni 1000eunanotte
15 euro

 

 

 

 

Quello che vedete in cover è un albero della vita stilizzato, celtico. Perché Ruadàn è un romanzo sull’Irlanda medioevale. L’ha scritto mio fratello, quindi questa è una recensione di parte -stupita- perché ho visto nascere e crescere nel tempo il libro e insieme l’autore, da quando  si sciroppava Tolkien, tornava estasiato dall’Irlanda o mi spiegava perché si comincia coi cervi del re (come in Geordie di De André) e si finisce a Belfast col Sinn Fein, o quando ridacchiava delle mie nozioni disneyane sulla Spada nella roccia e quelle cose lì. Io c’ero e l’ho visto  divorare tutti i libri che sono confluiti in questo romanzo (questo per ora: temo che abbia in mente una saga millenaria in più volumi). Il Ruadàn del titolo è un monaco, un abate colto e spiritoso che si mette in mezzo tra cavalieri di poca cavalleria, bracconieri, contadini, vescovi, re, regine, stregoni e guerrieri maneschi e si diletta di dubitare, filosofeggiare, credere nella potenza del Cristianesimo e in quella delle leggende del Piccolo Popolo dei boschi. C’è di tutto. Nelle primissime stesure c’era quasi più Storia che Invenzione, poi strada facendo è diventato un romanzo che non disdegna qualche aiuto dalla magia (dipende da che parte la si guarda) e può piacere a chi ama l’Irlanda perché c’è tanto verde, folklore, musica, liquori e lingua gaelica, a chi ama il Medioevo, quello basso, siamo nel 1194 e lascio agli storici inquadrare l’epoca, a chi si fa intrigare dalle storie di monaci che non si limitano a pregare e lavorare per salvare la cultura dell’Occidente, a chi si è divertito con i romanzi storici come Ivanohe, alle storie di Robin Hood, alle indagini del Nome della Rosa (che è più moderno: 1327), a chi ama il fantasy per dedizione e per passione (da Il signore degli anelli a Conan) ma anche a chi si è gasato su serie tv muscolari come Vikings o The Last Kingdom, dove gli antichi Dei Norreni e il Dio Cristiano si contendono i prati inglesi usando i sassoni imbevuti di cultura romana o i danesi che vanno in giro con l’ascia e il martello. Ruadàn è un nome/titolo per tutti, ma i personaggi sono tanti e alcuni particolarmente interessanti perché non si lasciano chiudere in un ruolo: erano tempi in cui a quelle latitudini potevi trovare anche giovanotti lombardi troppo lontani da casa, che alla fede aggiungevano cultura quasi medica, uno sguardo visionario e una curiosa disposizione a lasciarsi invadere da forze potenti con una certa vocazione alla rissa (o alle mischie mitiche sui campi di battaglia). E prossimamente, sviluppi…

3 COMMENTI

  1. Condivido pienamente la recensione , non credo sia di parte , conosco l’autore e con questo libro ha fatto un bel salto , non solo temporale ma soprattutto di qualità; la scrittura è piacevole e il contenuto ricco di dettagli. Si vede quanto abbia lavorato e studiato per rendere l’opera più fedele possibile e dal libro traspare tutta la passione per l’Irlanda e i suoi segreti nonché la vena ironica nello stile che rappresenta un po’ la sua firma. A tratti spaventoso, divertente ma anche commovente, tocca tutte le corde emotive .Colpita!

  2. Non ho ancora finito di leggere il libro di Fulvio ma volevo scrivere quanto mi stia piacendo e appassionando. Scritto bene, stampa molto bella che non affatica la lettura (trovo sia molto importante. La sua grande passione per l’Irlanda è chiarissima. Il prossimo commento a lettura finita e tanti complimenti!

  3. La storia dell’abate Ruadàn è molto coinvolgente. Ricca di accurati riferimenti storici (anche Milanesi) e di intreccio umano, diventa, nell’arco di poche pagine, una lettura molto piacevole.
    I riferimenti fantasy sono, forse, di troppo, ma non infastidiscono. Un’opera prima molto valida.

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