Una playlist degli Squallor per ricordare Alfredo Cerruti

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Alfredo Cerruti

E’ stato un personaggio poliedrico e trasversale della cultura italiana dagli anni ’70 in poi: discografico di lungo corso, passato per tutte le grandi etichette dell’epoca, dalla CBS alla CGD fino alla Ricordi, autore televisivo, attore, ma nella memoria collettiva Alfredo Cerruti sarà ricordato soprattutto per essere la “voce narrante” degli Squallor: 25 anni di carriera, 14 album e un grande successo di pubblico nonostante non siano mai apparsi in pubblico per suonare le loro canzoni e le radio non abbiano mai passato i loro pezzi per motivi di censura.
Per ricordarlo e celebrare il suo genio abbiamo deciso di dedicargli una playlist con alcune delle sue “perle”.

In una sorta di collegamento tra la sua carriera televisiva e quella discografica iniziamo la nostra playlist con Processo a Miami, tratta dall’album Cielo duro del 1988, dove il famosissimo sketch Volante 1 a volante 2 (apparso proprio quell’anno a Indietro tutta insieme ad Arnaldo Santoro) viene trasportato a Miami, facendo il verso al Processo del lunedì di Aldo Biscardi.

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Sicuramente è la canzone più conosciuta degli Squallor. Stiamo parlando di Cornutone, tratta dal settimo album della band, Mutando, anno 1981. Un vero e proprio inno generazionale con alcune frasi entrate di diritto nella storia (“Curnutone ca p’ sta via mo’ t’ ne vai, / ‘e femmene so’ puttane / e ‘a vita so’ tutt’ guai, / sta’ canzone però t’ rice ‘a verità / p’ nu vas ‘ncoppa ‘a ‘na zizza, / p’ stu cazz ca nun s’arrizza senza ‘e te. / allisceme stu bebbé.”)

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Altro cavallo di battaglia è Chi cazz’ m’ ‘o fa fa’, pubblicata nell’album Tromba del 1980. Protagonista, come nei migliori pezzi della band, è sempre lo sfigato seriale che non riesce a conquistare la sua amata (“Uè, guarda ‘stu culo che passa / Uè, guarda ‘stu core che fesso / Sempe ‘nnammurato, ‘nnammurato ‘e chella ‘llà / Uè, guarda ‘ca chiove e nun passa / Uè, si ‘stu turmiento me passa / Manco ‘nu minuto me dà ‘cchiù pe’ respirà / Uè, guarda si vene ‘sta cessa / Uè, chissà a chest’ora addò stà / Chiagne, ma chi cazz’ m’o ‘ffà fà”).

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Con ‘O ricuttaro ‘nnamurato, tratta dall’album Uccelli d’Italia del 1984, lo sfigato cronico giunge finalmente al riscatto sociale e alla ricchezza, intraprendendo la carriera di… ricottaro! (“Nun me piace ‘a ricotta, ma faccio ‘o ricuttaro, / tu t’e pigliato o core, io me piglio ‘e denare, / tu t’allisci ‘e biscotti ‘e tutta ‘a Sanità, / ma a me che me ne fotte, si e sordi ‘e ppuorti ccà.. / quand n’ommo resta sulo, è pecchè l’avuto ‘nculo, / ma stavota l’aggio mis’ nculo a te…”).

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Nel 1983 viene pubblicato Arrapaho, dove si trova un’altra delle canzoni più famose degli Squallor. Stiamo parlando di ‘O tiempo se ne va, in cui ritroviamo ancora una volta l’innamorato non corrisposto che cerca di convincere la sua amata puntando sul fatto che mano a mano che si invecchia poi è difficile trovare qualcuno che la desideri ancora, quindi meglio approfittare del momento (“‘O tiempo se ne va, / e tu nun vuò chiavà, / ma quanno ‘e chist’ammore sulo ‘o turzo restarrà, / allora scoprirai la differenza che ce sta / tra un morso e ‘nu bucchino. / E almeno ‘o vuò capì, / ca ognuno addà campà / si comme ‘o cappuccino pe ‘sta coppola ‘e babbà / si ‘o pennacchio ro’ Vesuvio, si ‘na cozza ‘e pediluvio / e si t’o mettesse n’culo ch’ vuò fa?”)

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Un altro grande protagonista degli album degli Squallor è sicuramente Pierpaolo, protagonista di una vera e propria saga che attraversa tutta la discografia della band. Pierpaolo è un figlio viziato che gira il mondo sperperando i soldi che il padre, pur avendolo rinnegato, è costretto a inviargli, in quanto da lui ricattato a causa dei suoi loschi affari. Dall’album Pompa (1977) in poi, in cui appare per la prima volta nella canzone Famiglia cristiana, in tutti gli album successivi avrà una traccia dedicata attraverso una telefonata a suo padre proveniente dalle località del mondo più disparate. Qui vi proponiamo Torna Pierpaolo, dall’album Cappelle del 1978.

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Mi ha rovinato il ’68, tratto da Cielo duro (1988) è un pezzo “diverso” rispetto a quelli proposti finora, perchè oltre ad essere cantato in italiano invece che in dialeto napoletano, alterna la solita ironia tipica degli Squallor a momenti di riflessione e quasi di analisi disincantata di quello che è stato il ’68… ma poi fortunatamente arrivò il 69! (“Quante illusioni occupazioni e cortei / e lacrimogeni e botte per star con lei / finché una notte al fuoco dei falò / mi disse scusa… e un altro si chiavò / del ’68 siamo stati gli eroi / ed era tutto più grande, più grande di noi / quanti bulloni in testa mi beccai / perché, per chi non so e non lo saprò mai. / Il ’68 lo passammo in trincea / gridando forte giù le mani dal Vietnam / era la storia che apriva strade nuove / e finalmente fu il ’69”).

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A dispetto del titolo, Va’ fanculo con chi vuo’ tu è una struggente canzone d’amore, tratta dall’album Uccelli d’Italia, in cui un uomo ancora innamorato ma rifiutato dalla sua amata, le dedica un sentimento misto di amore e odio (“e ritorn co pensier a ‘sta pucchiacc, / a ‘stu cazz e ceralacc, cant semp “I’m loving you”… / E vafanculo cu chi vuò tu, / n’ata vota my heart is blue, / si ‘stu core rimane sulo tu vafanculo cu chi vuò tu, / n’ata vota t’aggia vasà, / n’ata vota t’aggia chiavà, / nun fa nient si m’ ne pent, si ropp tu nun m’ cac’ cchiu’… “).

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A chi lo do stasera, sempre tratta dall’album Uccelli d’Italia, è una esilarante parodia nel brano A chi la do stasera di Nadia Cassini, dove troviamo un botta e risposta tutto da ridere tra lui e lei (“A chi lo do stasera? / Dammelo qui qui-qui (sul cuor)! / Se te l’appoggio in mano, / tu cosa ne farai? / Notte più notte ‘o sanghe ‘e chi t’è muorte, / notte più notte ‘o sanghe ‘e chi t’è muorte. / Notte più notte me lo sento nelle chiappe! / Notte più notte più notte perché?”).

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Chiudiamo questa speciale playlist con un brano tratto dall’ultimo album degli Squallor, Cambiamento. La canzone è una sorta di omaggio-presa in giro a Vasco Rossi (qui chiamato “Vasco Bossi, quel cantante coi capelli grassi”) ed è cantata da Gigi Sabani perchè a causa di un intervento alle corde vocali effettuato nel 1990 aveva compromesso l’utilizzo delle corde vocali. Stiamo parlando ovviamente di Albachiava. (“Se qualche volta in bagno insegui le tue dita / e il corpo ti disegni con una matita, / tuo padre fuori bussa, tu resti nel tuo sogno / E lui si caga addosso… / La sera ti addormeti con le tue cassette, / ne hai già comprate venti, non ci hai capito niente, / e piangi nella notte, ma dei tuoi turbamenti / a noi che ce ne fotte… / Albachiava, e tu non sai cos’è, / c’è una fava che aspetta solo te. / Allo stadio c’era Vasco Bossi, / quel cantante coi capelli grassi, / abbracciati si faceva il coro / e ce l’avevo duro che non si piegava… / Albachiava, e tu non me la dai… / Ce l’hai nuova, che cazzo te ne fai?”)

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