Gli Almamegretta festeggiano i 25 anni di “Sanacore”: «Un disco che è nel nostro cuore e in quello dei nostri fan»

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Almamegretta

Gli Almamegretta festeggiano i 25 anni di Sanacore, uno dei loro dischi più importanti, pubblicando il remaster dell’album. Uscirà domani, sia in versione fisica (doppio vinile colorato a 180 grammi con copertina gatefold e booklet di 4 pagine o CD digipack con bootlet di 20 pagine), che sulle piattaforme streaming e in digital download.

All’interno i fan troveranno anche due inediti: Tamms Dub e Heartical Dub. Uno è un brano dub prodotto da D.raD, l’altro un pezzo strumentale mixato da Adrian Sherwood.

Gli Almamegretta sono attivi dal 1988 ed hanno 12 album all’attivo. In carriera hanno vinto per tre volte la Targa Tenco (una per la migliore opera prima e due per la migliore opera in dialetto) e si sono concessi anche una partecipazione al Festival di Sanremo nel 2013.

Abbiamo parlato del remaster di Sanacore con Raiz, la voce del gruppo, e Gennaro T, batterista ed uno dei fondatori della band.

Almamegretta

Perché avete deciso di celebrare questo anniversario?
Perché è un disco che è rimasto tantissimo nel nostro cuore e in quello dei nostri fan. È un disco che ci ha dato tantissimo, Rolling Stone, ad esempio, lo considera uno dei cento dischi italiani più belli in assoluto. È un disco programmatico, gli ingredienti che abbiamo messo in questo lavoro hanno fatto sì che ci rispecchiasse perfettamente. E, cosa non da poco, ha avuto un gradimento altissimo. Sanacore ha ricevuto il disco d’oro, quando dovevi vendere 50mila copie. Col tempo è arrivato pure a 100mila. Attraverso i social abbiamo poi visto che era una cosa che spesso ci chiedevano i fan. Il disco, adeguatamente rimasterizzato, con suoni più presenti, speriamo possa interessare non solo i nostri fan, ma anche le nuove generazioni.

L’importanza, per voi, di questo disco, si evince anche dal fatto che avete chiamato Sanacore la vostra etichetta.
Sì, abbiamo una società di edizioni che si chiama proprio così. Il nome è bello, Sanacore, di questi tempi ce n’è bisogno di sanarsi un po’ il cuore.

Ci sono due inediti all’interno del disco. Ci raccontate la loro storia?
Sanacore per noi rappresenta un periodo, che si allunga anche oltre la sua realizzazione. Uscito Sanacore abbiamo iniziato a lavorare alla preproduzione di Lingo, l’album successivo. Un disco più dance ed elettronico, con tanti altri elementi. Quando abbiamo finito tutti i pezzi di Lingo, ci siamo resi conto che questi due brani evidentemente appartenevano ad un’epoca precedente. Furono poi esclusi dalla produzione di Lingo, ma quando si è trattato di ritirare fuori Sanacore per l’edizione celebrativa, li abbiamo inseriti. Se li avessimo realizzati due anni prima, sarebbero entrati in Sanacore già all’epoca.

Nel 1995 il disco fu accolto molto bene anche all’estero, cosa non usuale per le band italiane.
Fu apprezzato da una nicchia di persone attente a quello che esce sul mercato non solo inglese o americano. Si sarebbe potuto fare molto di più, perché c’era molto interesse. All’epoca entrai in contatto con un discografico della RCA, c’era l’idea di fare uscire il disco in Inghilterra, ma poi mi dissero che stava già uscendo il disco di Eros… Serviva un po’ più di lungimiranza da parte dei discografici di allora. Noi eravamo come una squadra di serie B, da un punto di vista delle vendite, che avrebbe potuto partecipare alla Europa League e diventare di serie A. Le band della nostra epoca sono le ultime che hanno fatto catalogo. Non penso che i vincitori dei talent o le star della trap fra 25 anni potranno pubblicare una riedizione di un loro disco.

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Un anniversario importante è di solito anche il momento giusto per fare un bilancio. Voi siete contenti della vostra carriera, avete fatto il percorso che volevate?
Direi di sì, bene o male abbiamo fatto sempre quello che volevamo. Io mi ritengo soddisfatto. Non è facile vivere in questo meccanismo produttivo, dello show business, facendo sempre quello che ti piace. Devi sempre sottostare a determinate regole, ma noi sinceramente abbiamo sempre fatto quello che piaceva a noi. Cose che, in seconda battuta, sono piaciute anche al pubblico. Nessuna presunzione, semplicemente non conosciamo altra logica di lavoro.

Dopo Sanacore, perché avete almeno in parte cambiato strada?
Molti, anche fra il nostro pubblico, avrebbero voluto un Sanacore numero 2. Ma noi abbiamo evitato. Quando una cosa funziona bene non è che la puoi ripetere in maniera calligrafica, correndo il rischio di farne una brutta copia. L’artigiano ogni pezzo lo fa diverso e quello è il suo pregio. In definitiva siamo soddisfatti di quello che abbiamo fatto in carriera, anche se viene spesso da pensare che si poteva fare di più. Ci proviamo ogni volta che lavoriamo a del materiale nuovo.

Una cosa che non vi è mai mancata, in questi anni, è l’affetto del pubblico.
È vero, e questo ci conforta. Vuol dire che abbiamo costruito un percorso di sintonia e di fiducia che per noi è un patrimonio importante. Noi siamo un gruppo molto metropolitano, sia per sound che per seguito di pubblico. Ad esempio quando abbiamo suonato a Milano, dopo tanto tempo dall’esibizione precedente, eravamo un po’ in dubbio sulla risposta del pubblico. Invece era pieno di gente. Per noi è stata una sorpresa fantastica.

Nel 2013 avete partecipato al Festival di Sanremo. Che ricordi avete di quell’esperienza?
È stata una settimana divertente, bizzarra per noi. In carriera abbiamo fatto tour di ogni tipo e suonato nei posti più diversi, dal grande club al centro sociale. All’Ariston eravamo un po’ degli alieni, ma è bene ogni tanto che arrivino anche dei “marziani” su quel palco. Siamo riusciti a portare il dub al Festival, non era facile e crediamo che sostanzialmente sia stata una situazione positiva. La nostra partecipazione nacque dal fatto che quell’anno il direttore artistico era Mauro Pagani, che ci stima molto ed insieme al quale abbiamo lavorato in un paio di dischi.

Lo rifareste?
Non lo so, noi siamo un altro tipo di band. Siamo una band da assembramento.

A proposito di assembramento, quanto vi mancano i concerti in questo periodo?
Ci mancano tanto, il nostro show senza assembramento non ha senso. Anche finito il lockdown, la scorsa estate, come Almamegretta non abbiamo fatto niente. Tanto è vero che il tour che doveva accompagnare il disco lo faremo ad aprile. Magari potevamo inventare qualcosa di più “educato”, siamo capaci di fare cose anche così e ci piacciono pure, però la nostra dimensione è quella del dub, una dimensione dance molto fisica. Chissà, magari in futuro ci adatteremo.

State lavorando anche su materiale nuovo?
Sì, stiamo lavorando ad un album di inediti. In principio doveva essere un disco di dub molto sperimentale, ma poiché siamo una band anche con una forte anima pop, alla fine abbiamo scritto delle canzoni. Sui generis, bizzarre, non certo la classica strofa-ritornello, però canzoni, con armonia e melodia. L’album uscirà probabilmente nel 2021, prodotto da noi e da Paolo Baldini, un producer di dub molto bravo. È anche il bassista che ci accompagnerà nei prossimi live, il tour di Sanacore, previsto per aprile 2021. Le date sono già fissate, un calendario c’è già e la prevendita è aperta. Siamo fiduciosi che il tour si possa fare.

Per il calendario dei concerti degli Almamegretta cliccate qui: Tour 25 anni di Sanacore.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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