Il “Cerchio di fuoco” di Filippo D’Erasmo, un amore clandestino che omaggia Johnny Cash

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Filippo D'Erasmo

Ad aprile ha pubblicato Canzoni part time, il suo primo EP, mentre qualche giorno fa è uscito con Cerchio di fuoco, un nuovo singolo. Non si può proprio dire che nel 2020 Filippo D’Erasmo sia rimasto con le mani in mano. Il cantautore piemontese, dopo varie esperienze con diverse band, nel 2018 ha deciso di iniziare un suo percorso personale e già si è tolto più di una soddisfazione. Lo abbiamo intervistato per parlare di EP, singolo e di quello che ci farà ascoltare in futuro. 

Il tuo nuovo singolo si intitola Cerchio di fuoco, titolo che richiama la canzone Ring of Fire di Johnny Cash. Perché questo omaggio?
Per la tematica trattata. Il mio brano racconta dello sviluppo di un amore clandestino, così come all’inizio fu quello tra Johnny Cash e June Carter. Ricordo che rimasi davvero colpito dalla loro storia. Ne venni a conoscenza quando mi capitò di guardare il film Walk The Line. Ne rimasi affascinato e decisi che prima o poi avrei scritto una canzone su quella storia. L’occasione si ripresentò 4 anni dopo, ovvero quando ho iniziato questa canzone, che ne richiamava alcune tematiche.

Come si inserisce questa nuova canzone nel tuo percorso musicale?
Segna la svolta di una nuova fase artistica in cui sento l’esigenza di scrivere di fatti più personali. Una scrittura viscerale, senza troppi orpelli stilistici. Il suono si sta facendo meno rockeggiante, più leggero e spensierato a tratti, più drammatico e solenne in altri. Mi auguro di farvi ascoltare presto qualcosa, affinché sia la musica a spiegare cosa intendo.

Filippo D'Erasmo

La scorsa primavera, in pieno lockdown, hai pubblicato Canzoni part time, il tuo primo EP. Che riscontro hai avuto da quel lavoro?
Sono rimasto sorpreso da quanto quel piccolo EP uscito durante la quarantena abbia fatto parlare di sé. È stato accolto con un calore che mi ha fatto davvero piacere.

Allora annunciavi di essere al lavoro sul tuo primo album solista. A che punto sei con la lavorazione?
I pezzi li ho scritti, sto curando gli arrangiamenti. Sto lavorando con calma, il disco è ancora in fase di gestazione: non credo uscirà a breve, anche perché non voglio precludermi collaborazioni importanti per la fretta di farlo uscire. Entro la fine di quest’anno può essere che vi faccia sentire qualcosina di nuovo.

Ti chiami Riccardo, ma come nome d’arte hai scelto Filippo D’Erasmo. Perché questa scelta?
Filippo è sia il mio cognome, che parte del mio nome d’arte. Mi piaceva trovare un nome d’arte che comprendesse una parte reale di quello che sono, Filippo, ed una parte romanzata, D’Erasmo. Così per me dovrebbe essere l’arte, qualcosa che parta da un nucleo reale, ma che si colori di sfumature di fantasia. 

In passato hai suonato in diverse band. Che cosa ti è rimasto di quelle esperienze?
Mi è rimasto molto, ho ancora quell’attitudine lì addosso. Suonare in una band mi ha insegnato a stare sul palco, a dare la giusta importanza alla componente musicale. Mi ha insegnato che la musica è soprattutto condivisione. 

Quanto ti manca il palco?
Mi manca molto poter suonare davanti alla gente, comunicare in quel modo magico che è lo scambio energetico che si crea tra il musicista e l’ascoltatore. Sono comunque a mio agio anche con la parte creativa, quella più sedentaria dello studio, essendo comunque anche un discreto pantofolaio.

Il cerchio di fuoco:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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