La vita straordinaria di David Copperfield

Il romanzo di Dickens in versione rivisitata, pimpante e multietnica

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La vita straordinaria di David Copperfield
di Armando Iannucci
con Dev Patel, Hugh Laurie, Tilda Swinton, Aneurin Barnard, Peter Capaldi, Morfydd Clark.

Questo David Copperfield come in una recita teatrale narra se stesso, ci accompagna con voce fuori campo, come in Tristram Shandy di Sterne assiste da adulto alla sua nascita e ogni tanto prende nota di pensieri e parole, e ci fa intuire che raccoglie materiale per un romanzo. Come Dickens. È fatto della materia di cui sono fatti i romanzi, è indiano, la mamma no, il papà non si sa, è morto, ma non importa perché anche se il film è ambientato, come nel romanzo di Dickens, nell’Inghilterra della rivoluzione industriale i compagni di viaggio di Copperfield sono multietnici (sicuramente Londra lo era già) ma con ruoli che forse a quel tempo – rigorosamente diviso in caste- non avevano. D’altra parte il regista è uno scozzese oriundo italiano famoso per un film sul post stalinismo in Unione Sovietica (Morto Stalin, se ne fa un altro). E dunque, un film aperto e antirazzista, una fantasia sul tema o un film già in linea con i protocolli politicamente corretti dell’Oscar che vogliono rappresentate tutte le etnie, le minoranze e le sesssualità? Mah. Comunque il nostro eroe come nella storia originale (un po’ piegata alle esigenze del frizzante), viene separato dalla mamma dal patrigno terribile e dalla sua orribile sorella, viene avviato al lavoro minorile ma poi cerca un suo ruolo nel mondo, una sua identità e un’ascesa sociale in una serie di avventure che recuperano i personaggi del romanzo originale, la zia, il signor Dick ancora ossessionato dalla decapitazione di re Carlo I, la famiglia degli indebitati Micawber, l’untuoso e terribile Uriah Heep, eccetera. È divertente? In parte sì, in parte la sensazione è che si siano sforzati a lungo di lucidarlo fino alla brillantezza.

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