I Måneskin e i loro Vent’anni: «La strada è più dura quando si punta al cielo»

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Måneskin
@Francis Delacroix

“Questo è un testo che parla della nostra visione ed esperienza dei vent’anni: un’età molto, molto particolare e delicata”

È così che Damiano, la voce dei Måneskin, inizia la conferenza stampa di presentazione di Vent’anni, il nuovo singolo nato durante il periodo di lockdown e disponibile da venerdì 30 ottobre.

Come sempre, fanno tutto in grande stile. Infatti, la band ha scelto di presentare in anteprima il singolo con una performance live, scegliendo come scenario i Palazzi Imperiali sul Palatino, in occasione della loro partecipazione alla web serie Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica.

Vent’anni arriva dopo due anni dall’album di debutto, Il ballo della vita, e porta la firma della band con la produzione di Fabrizio Ferraguzzo.

“Ha l’obiettivo di accorciare il gap generazionale– continua Damiamo- portando alla luce quelle emozioni, sensazioni che, indipendentemente dalla generazione di cui si fa parte quando, si vivono a quest’età, perché sono universali. Quindi, possono accomunare tutte le generazioni”

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È una rock ballad cruda, un urlo di giovinezza con tutte le sue fragilità, le sue paure, ma anche la purezza e l’assenza di sovrastrutture dettate dall’esperienza che regala l’età matura. Ma in fondo, la giovinezza, non è una maturità pura, lontana dalla disillusione, dai pregiudizi e dalla stanchezza degli anni trascorsi? È questo il messaggio che Vent’anni lascia a chi ascolta.

Loro hanno una forte personalità artistica, che non si è fatta influenzare, né sottomettere da ciò che satura il mercato musicale dei loro coetanei, con la sfacciataggine e l’energia di chi ha solo vent’anni.

Forti dell’esperienze musicale maturata in questi due anni e del loro soggiorno a Londra, la giovane band torna con una consapevolezza maggiore, che ben si fa sentire sia a livello testuale che sonoro.

Ecco cosa hanno detto:“Non ci siamo posti limiti per la scrittura di questo brano, neanche per la durata.  Sì, rispetto alla musica di oggi è un pezzo lungo, ci sono molti assoli.  A Londra è tutto un altro mondo: andavamo ai concerti di tre band diverse al giorno ed erano tutte di gran livello– racconta Victoria- C’è una grandissima cultura della band rock, diversamente dall’Italia. Per i ragazzi è normale uscire e andare ad ascoltare i gruppi suonare live. Ci ha aiutato ad acquisire una maggior consapevolezza del nostro sound e dei nostri strumenti. Abbiamo riportato il suono di una dimensione live  in studio di registrazione, senza sovrastrutture, in modo molto analogico.”

Maneskin
@Oliviero Toscani

Inoltre, questo progetto vanta la collaborazione di Oliviero Toscani che firma la campagna di lancio ritraendo la band con un’immagine che vuole essere un messaggio forte, senza filtri: liberarsi dalle sovrastrutture ed essere autentici, se stessi, senza veli inutili.

“L’idea delle foto e delle campagne di Toscani hanno sempre scatenato grandi discussioni. Hanno sempre toccato temi che avremmo voluto trattare anche noi, quindi è stata una scelta naturale… Quello che volevamo esprimere attraverso questa foto era un amore privo di sovrastrutture, pregiudizi e limiti. Ed ecco che ci siamo messi a nudo, simboleggiando una libertà sessuale ed individuale”.

Vent’anni rappresenta un manifesto generazionale, un invito a non aver paura di ammettere e parlare delle proprie fragilità, delle proprie paure, e la vergogna non deve bloccare i propri sogni e quei desideri che possono renderci, agli occhi solo degli altri, diversi.

Anzi, sottolinea Ethan, la diversità può essere un punto di forza proprio per arrivare lontano, per non essere solo di passaggio e lasciare solo denaro.

“…e c’ho vent’anni e non mi frega un cazzo, c’ho zero da dimostrarvi non sono come voi che date l’anima al denaro dagli occhi di chi è puro siete solo dei codardi” (Tratto da Vent’anni).

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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