Buone notizie. Rai Storia non chiude

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Rai Storia

Nei giorni scorsi la notizia di un’ipotesi di chiusura del canale tematico Rai Storia era circolata rapidamente, facendo indignare parecchie persone. Ora arriva la conferma che Rai Storia non chiude, né sarà accorpata ad altre reti. 

In una nota ufficiale della Rai si legge: «L’Amministratore Delegato ha affermato che le ipotesi relative a chiusure o accorpamenti del canale Rai Storia e del canale Rai Sport sono riconducibili a simulazioni e scenari volti ad affrontare la situazione economica ma non c’è alcuna volontà di chiudere né accorpare i suddetti canali e ha anzi confermato l’impegno per rafforzare ulteriormente l’offerta culturale della Rai in un momento particolarmente difficile per il Paese». 

Tale nota arriva a chiusura di un consiglio d’amministrazione della Rai nel corso del quale, secondo indiscrezioni, l’AD Fabrizio Salini avrebbe detto che «le accuse che a questa Rai non interessi la cultura sono paradossali e inaccettabili». Aggiungendo: «negli ultimi due anni e mezzo la Rai ha confermato la propria leadership culturale attraverso l’offerta televisiva, radiofonica e digitale». Ha poi ricordato che «un terzo del catalogo di RaiPlay ha contenuti culturali: documentari, opere teatrali, musica, opera e danza». Infine ha voluto sottolineare che la prima della Scala e Piero e Alberto Angela sono stati mandati in onda in prima serata su Rai 1, con record di ascolti». 

A lanciare l’allarme su un’ipotesi di chiusura di Rai Storia era stato soprattutto il segretario della commissione di vigilanza Rai Michele Anzaldi, che adesso osserva: «Su Rai Storia il Cda dice che “non chiuderà” quindi il rischio che chiudesse era ampiamente fondato. Ora chiedano scusa tutti quei politici che lo hanno negato. Grazie alla mobilitazione sui social e in rete, per ora Rai Storia sembra che sia salva, ma continuerò a vigilare».

Riguardo le osservazioni fatte dal’AD Salini sull’impegno della Rai in campo culturale, ci permettiamo di osservare che proprio gli esempi che ha fatto (gli eccezionali risultati ottenuti dalla messa in onda della prima della Scala e dei programmi di Piero e Alberto Angela) sono la conferma che la Rai può e deve fare di più. Certo, nessuno pretende di abolire tout court i cosiddetti programmi “di intrattenimento”, ma ce ne sono alcuni che vanno oltre i limiti della decenza, e da un colosso culturale come la Rai sarebbe lecito aspettarsi “anche” altro, in misura molto più consistente.

Riguardo uno dei settori che ci stanno più a cuore, la musica, non può e non deve limitarsi alla messa in onda di quella scempiaggine chiamata AmaSanremo o programmi similari, ideati più per far contento lo sponsor di turno che non chi ama la musica. I mezzi e le capacità per realizzare programmi di maggiore caratura li ha, vedi ad esempio gli speciali di Giorgio Verdelli (ma si contano sulle dita di una mano).

Insomma, lo slogan “Rai di tutto di più” ci piace moltissimo, ma vorremmo più cultura ogni giorno, non un “regalo” una volta ogni tanto.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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