Addio a Gigi Proietti: “Mandrake” se ne va nel giorno del suo ottantesimo compleanno

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Sembra quasi uno scherzo, una di quelle “mandrakate” a cui ci aveva abituato nel 1976 quando uscì un film che diventò cult solo dopo decenni, Febbre da cavallo, trasmesso proprio ieri sera da Rai Movie.
Eppure, purtroppo, è tutto vero: Gigi Proietti non c’è più. Se n’è andato nel giorno del suo ottantesimo compleanno, data su cui lui stesso aveva sempre ironizzato («Che dobbiamo fa’? La data è quella che è, il 2 novembre»).
Era ricoverato da un paio di settimane in una clinica romana e la famiglia aveva mantenuto il più stretto riserbo circa le sue condizioni di salute, ma nelle ultime ore la situazione si è aggravata e si è reso necessario il ricorso alla terapia intensiva, che però purtroppo si è rivelato inutile. Proietti soffriva di problemi cardiaci e già nel 2010 era stato ricoverato in terapia intensiva per questo motivo, superando però il problema e tornando a recitare.

Il primo successo arriva nel 1970, quando sostituisce Domenico Modugno nella parte di Ademar nella commedia di Garinei e Giovannini Alleluja, brava gente, ma è nel 1976 con il one-man show A me gli occhi, please che Proietti fa il botto. Considerato tutt’oggi una delle prove teatrali più riuscite e uniche di sempre in cui si fondono monologhi, canzoni, imitazioni, recitazione, è memorabile la riproposizione dello spettacolo nel 2000 in uno Stadio Olimpico strapieno.

Al cinema è tra i protagonisti di Brancaleone alle crociate di Mario Monicelli nel 1970, ma è nel 1976 con Febbre da cavallo che conquisterà l’immortalità nei panni di Mandrake.
E pensare che Proietti non avrebbe dovuto neanche impersonare quella parte, in quanto il produttore del film Roberto Infascelli inizialmente voleva nel ruolo di protagonista Ugo Tognazzi, che aveva già apprezzato in Amici miei, o Vittorio Gassman. Tognazzi tuttavia non piaceva a Steno, il regista della pellicola, che voleva un attore romano per la parte principale, mentre Gassman declinò gentilmente l’offerta. Gigi Proietti fu suggerito a Steno da Alberto Lattuada, che aveva aveva da poco finito di lavorare con lui in Le farò da padre. Il regista accettò il consiglio, nonostante le riluttanze di Infascelli il quale avrebbe preferito un attore all’epoca maggiormente affermato. La pellicola, però, venne bollata all’uscita come “filmetto” (il 2 novembre del 1976 La Repubblica lo recensiva così: «Febbre da cavallo presenta il peggiore dei difetti attribuibili a Steno: non fa ridere […], almeno per la prima ora, e poi soltanto una certa dimestichezza può indurre a un poco di simpatia per il film.»), quindi ottenne il meritato successo e si guadagnò lo status di “cult” sopo dopo gli anni ’90, grazie alla trasmissione da parte di reti locali, soprattutto romane.

Per quello che riguarda la televisione, il picco di popolarità arriva nel 1996 con la fiction Rai Il maresciallo Rocca, serie record di ascolti, ma partecipa anche a programmi di varietà come Fatti e fattacci e Fantastico.

Da ricordare anche le sue esperienze di doppiaggio: Richard Burton, Richard Harris, Marlon Brando, Robert de Niro e Dustin Hoffman. Ed è proprio lui che Doppia Sylvester Stallone che grida “Adrianaaaaa!”, nel primo Rocky.

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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