Ama il prossimo tuo solo se è carne di razza italiana

0

Se ce lo avessero raccontato quando in classe, da bambini, studiavamo cos’erano il razzismo e la discriminazione, quando quei discorsi su emarginazione e paura/fastidio del diverso ci sembravano così lontani, impossibili e assurdi, forse avremmo faticato a crederci.

Eppure ancora oggi, nel nostro Paese, l’inclusività e l’accettazione di chi ci sembra differente da noi, sono mete lontane da raggiungere. E, anzi, sembrano diventare sempre più remote.

Non bastano gli appelli, le campagne di sensibilizzazione, le volte in cui  amiamo ripeterci che siamo tutti uguali. Nell’io più profondo di molti questa non è che una frase fatta. All’uguaglianza in tanti non credono ancora.

Lo dimostrano ad esempio due episodi, avvenuti a poco tempo di distanza l’uno dall’altro, che hanno dell’incredibile e che sembrano usciti da un libro di storia invecchiato male.

Questa mattina ad esempio ha fatto scalpore l’annuncio shock di un’agenzia immobiliare torinese che recita: “Si affitta bilocale arredato libero da subito. Per esplicita richiesta del proprietario di casa si richiedono garanzie e si affitta solo a italiani (mi dispiace, ma non posso farci niente)”.

La frase razzista ha suscitato, ovviamente, l’indignazione del web e di molti ragazzi e studenti fuori sede, che consultano abitualmente il sito dove l’annuncio è comparso e che si sono detti increduli di quanto è accaduto. Anche il responsabile dell’agenzia si è trovato in imbarazzo: alcuni hanno apprezzato la frase tra parentesi che sembra quasi un modo per dissociarsi dal cliente. In altri, invece, avrebbero voluto che questo annuncio fosse totalmente rifiutato e ignorato e non hanno trovato corretto il modus operandi dell’agente immobiliare che non avrebbe dovuto acconsentire a un’ingiustizia del genere.

La cosa davvero spiacevole e sconvolgente però è ciò che hanno spiegato molti studenti stranieri che vivono in Italia: sfortunatamente un annuncio del genere non è un caso isolato. Il proprietario di questo bilocale è forse l’unico ad avere esplicitamente dichiarato le sue vergognose intenzioni, ma esistono oggi centinaia di situazioni come questa.

Spesso infatti – durante l’incontro con i probabili affittuari – in tanti rifiutano di stipulare un contratto solo perchè la richiesta di affitto proviene di ragazzi di colore e non italiani. Una discriminazione nascosta e silenziosa. Una vergognosa presa di posizione di chi trova scuse e inventa impedimenti pur di non affittare un appartamento a un ragazzo o a una ragazza che hanno la colpa di non essere italiani. Un’eco violenta di un pensiero razzista che si fa prepotentemente largo e ritorna a galla.

Che il razzismo sia cosa più che conosciuta e viva ai giorni nostri, lo dimostra anche quello che è successo qualche giorno fa in una pizzeria di Sant’Anastasia, in provincia di Napoli. Una cliente è entrata per acquistare due tranci di pizza da portar via e, servita da Polash – un collaboratore bengalese del proprietario -, ha rifiutato di procedere al pagamento proprio perchè il giovane che l’aveva servita è di colore.

Il proprietario del locale – che ha assistito alla scena e ha raccontato questa storia, ormai diventata virale, sui social – ha risposto alla signora che non solo  non capiva quale fosse il problema riguardo al colore della pelle di Polash, ma che conosceva ormai da anni il giovane. E che si tratta di un ragazzo totalmente in regola, che vive in Italia ormai 7 anni e che oggi è residente a Capodivilla, un altro paesino nella provincia di Napoli. “Appunto – si è sentito rispondere dalla cliente – Lì c’è un focolaio, e di ‘loro’ (i neri) ce ne sono tanti”.

Il proprietario della pizzeria ha poi spiegato sul suo profilo Facebook di essersi rifiutato di servire la signora, di averla cacciata dal locale e di aver diviso con Polash i due tranci di pizza che la cliente avrebbe dovuto comprare.

Quando il  Covid ha travolto il mondo, ci siamo resi conto che a volte basta un attimo per essere catapultati tutti sulla stessa barca. Non importa a quale latitudine del mondo ci troviamo, qual è il nostro credo, quanti soldi abbiamo in banca o di che colore abbiamo la pelle: la pandemia ci ha democraticamente resi tutti ugualmente indifesi, fragili e impreparati.

Per settimane abbiamo pensato quindi che questa difficile condizione ci avrebbe resi più empatici, comprensivi e consapevoli delle cose che contano davvero. Ma è stato chiaro dopo pochissimo che si trattava di un’illusione, di un’utopia. Perchè da 9 mesi a questa parte il mondo non è cambiato. O sicuramente non lo ha fatto in meglio ed episodi come quelli che abbiamo citato, ce lo ripetono forte e chiaro.

Ci siamo fatti  cullare da questo pensiero di ritrovata equità, ci siamo convinti del fatto che questa brutta storia che ha stravolto le abitudini di chiunque e ci ha fatto assistere a scene dolorose, forse, in qualche modo, ci avrebbe addirittura aiutati.

Ci renderà migliori, ne usciremo cambiati: ce lo siamo ripetuti allo sfinimento.

Eravamo certi che questa condizione surreale, che ci ha sbattuto in faccia quanto siamo impotenti di fronte agli imprevisti della vita, avrebbe saputo scavare nel nostro profondo e aiutarci a tirare fuori il meglio. Ma abbiamo fallito.

Forse hanno ragione i nostri nonni quando ci ripetono un proverbio che non invecchia mai: chi nasce tondo, non può morire quadrato. Le persone non cambiano, al massimo si rivelano per ciò che sono.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome