Fabio Mora: «Penso di aver trovato un altro modo di raccontarmi ancora un po’»

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Da venerdì 25 settembre è disponibile in rotazione radiofonica “Il mio posto migliore”, il primo singolo da solista di Fabio Mora, cantautore emiliano già noto per essere il frontman della band I Rio e del duo Mora&Bronski. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con lui.

Ciao Fabio, facciamo due conti: hai i Rio, il progetto Mora&Bronski e ora un brano solita. Diciamo che di carne al fuoco ne hai. 
Sai, sono fermo con I Rio da dicembre, e quest’estate abbiamo fatto solo due concerti come Mora&Bronski. Però anche se apparentemente sono fermo, la mente continua a lavorare, perchè ho bisogno di creare. Diciamo che questo bisogno è sfociato in una canzone che ho buttato sulla rete anche per dire a chi mi segue da una vita che c’ero, non è tanto un fatto di voler fare un viaggio da solista, quanto piuttosto il desiderio di non star fermo.

Hai dichiarato che hai sempre visto l’artista solista come un po’ malinconico. È cambiata un po’ la tua visione?
Sai, sono vent’anni che faccio io le interviste dei Rio, faccio io le interviste di Mora&Bronski, perciò alla fine per me non è cambiato niente, se non il fatto che adesso parlo in prima persona e  invece che dire che faccio parte di un progetto, il progetto è il mio. Alla fine anche la produzione di “Il mio posto migliore” l’ho fatta con Bronski. L’ho dovuta affrontare da solo perché gli altri non se la sentivano di buttarsi in un qualcosa di nuovo. Io siccome ho scritto molto tra febbraio e marzo, sono entrato in una fase mia creativa staccandomi da tutto, ho avuto l’esigenza di cantarmela, di fare qualcosa perché fermo non mi sopportavo. Ho voluto raccontare qualcosa e far sentire che ci sono per tutta la gente che negli anni scorsi c’è stata per me. Ho raccontato una parte di me che è venuta fuori durante i primi mesi di quest’anno. Cambia poco tra i Rio, Mora&Bronski e Fabio Mora. Alla fine il portavoce sono sempre io.

In un brano come questo, distante dai classici dei Rio, c’è qualche atmosfera che può ricordarli?
“Il mio posto migliore” è distante a livello di sonorità, ma la faccia ce la metto sempre io. Sono io a raccontare i colori dei Rio o i chiaroscuri di Mora&Bronski, sono sempre parte di me.  Credo che ci sia stata un’evoluzione naturale per quanto riguarda la scrittura. Ho voluto usare parole semplici, volevo scrivere in modo semplice ma diretto, una cosa difficile perchè si rischia di rasentare il banale. Volevo raccontare una cosa che sentivo, dandole un vestito che fosse distante dagli altri progetti altrimenti non aveva senso.

Questi mesi ci hanno un po’ costretto a fermarci e fare dei bilanci. Questa canzone nasce da questo mood?
Io ho cominciato un bel po’ prima a guardarmi indietro proprio perché avevo questa sensazione che il mondo musicale stesse cambiando molto velocemente. Ho sentito che le nuove generazioni iniziavano a comunicare in un modo diverso, molte delle persone che ho incontrato nel corso della mia carriera magari fanno dell’altro, è cambiato proprio il modo di comunicare la musica. Il lockdown ha amplificato tutto questo e mi ha portato alla riflessione più importante, quella di tirare la somma di tutto quello che sono stato e dire: «Beh tante cose le ho fatte, adesso posso essere adatto più a un certo tipo di pubblico che a un pubblico di ragazzi». Adesso c’è altra musica, ci sono altri artisti, altre band, e ti senti appartenere a una generazione un po’ sorpassata e magari nel tempo era anche una mia esigenza quella di crescere a livello autorale. Il lockdown mi ha portato dire: «Ho buttato delle basi adesso bisogna fare lo step successivo: trovare il mio posto migliore, la mia nuova posizione all’interno della musica». Ma per quanto mi riguarda non per come mi vedono gli altri. Dove ricollocare la mia posizione all’interno delle musica.

E il risultato di questa ricerca cosa ti ha dato?
Umanamente mi ha risistemato, musicalmente non volevo andare più in là di questo, ma visto che lo sto raccontando e che piace, penso di aver trovato un altro modo di raccontarmi ancora un po’. Mi ha dato la voglia di avere un nuovo canale per comunicare con le canzoni. Non so se ci sarà un seguito, ma visto come è stato recepito il brano la prendo come una mia soddisfazione personale.

Progetti futuri?
Sono una persona che non progetta, ma metabolizza e poi fa. Quello che ho fatto uscire è solo una minima parte di quello che sono, perchè dentro sono un vulcano, avrei fatto mille cose. Ho tante passioni: horror, fotografia, film gialli, metal e questo destabilizza chi mi conosce solo come il cantante dei Rio. Io sono tutte queste personalità. Mi considero un attore, riesco a entrare in quella veste perché mi piace. Tutti i progetti che ho realizzato li ho fatti con i piedi di piombo perché capisco che si possa non comprendere che una persona possa avere immaginari diversi. Se fosse stato per me avrei fatto tante forme d’arte, ma mi sono limitato perché destabilizzavano. Non capivano come uno facesse uno a lanciare messaggi positivi e poi trovarlo in giro sbronzo a raccontare poesie di Poe. Mettere a fuoco e mandare avanti un’immagine univoca è già difficile.

Ma i grandi Artisti, quelli con la A maiuscola, spesso sono istrionici.
David Bowie è un esempio. Potersi raccontarsi in modo diverso a seconda delle ere che vivi, per come ti senti. Io mi sento “Margarita”, “Caterina della neve” di Mora&Bronski, così come mi sento “Il mio posto migliore”. Io mi chiedo come abbiano fatto i Ramones per tutta una vita a passare quel messaggio mantenendo sempre la stessa immagine. Io ho bisogno di essere tante cose. Si passano fasi e io cerco di viverle intensamente e in quel momento lì trasmetto quello che sento.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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