Keppler, i musei, il clickday e il senso di responsabilità politica

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Tra i musei che da domani chiuderanno i battenti in tutta Italia in seguito all’entrata in vigore del nuovo Dpcm ci sarà anche quello della Liberazione di Roma, in Via Tasso, a pochi metri dalla centralissima Piazza San Giovanni in Laterano. 

Durante l’occupazione nazista della capitale, la struttura (dislocata su tre piani ed ubicata nella strada intitolata all’autore della Gerusalemme Liberata), ospitava il quartier generale della Gestapo, che in quei terribili giorni a cavallo tra il 1943 ed il 1944, agiva indisturbata tra i sette colli agli ordini del feroce tenente colonnello Herbert Kappler.

L’ufficiale delle SS fu protagonista di alcune delle pagine più buie delle seconda guerra mondiale: il rastrellamento del ghetto ebraico di Roma e l’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Catturato dagli inglesi al termine del conflitto, processato e condannato dalle autorità italiane, Keppler trascorse la sua detenzione tra le carceri di Forte Boccea e Gaeta. Fu successivamente disposto il suo trasferimento presso il Policlinico Militare di Roma, il Celio, dal quale scappò (fuga o evasione, il dibattito è ancora aperto a distanza di decenni) il giorno di Ferragosto del 1977.

L’allora Ministro della Difesa, Vito Lattanzio, si dimise su due piedi. Non piantonava certo lui il macellaio nazista al terzo piano del padiglione di chirurgia del nosocomio (il servizio era affidato all’Arma dei Carabinieri), ma sua era di certo la responsabilità politica dell’accaduto.

Un concetto, quello di responsabilità politica, ormai caduto in desuetudine.

Scoppia una rivolta nelle carceri a causa della quale si contano 12 morti, 20 evasi, 40 agenti feriti e danni per milioni di euro? Il Ministro della Giustizia rimane comodamente seduto sulla sua poltrona di Via Arenula.

Un ospedale italiano viene sloggiato dall’Aeroporto di Misurata per fare spazio ad una base militare turca? Il Ministro degli esteri non ha neanche la forza di richiamare l’ambasciatore italiano ad Ankara, figurarsi lo stomaco di rassegnare le dimissioni.

Il sito dell’Inps va in tilt nel giorno in cui i lavoratori autonomi, piegati dagli effetti collaterali della pandemia, possono richiedere il contributo mensile di 600€? La colpa viene scaricata su fantomatici hacker da strapazzo e tutti restano al proprio posto. 

Fino ad arrivare alla situazione kafkiana di oggi: dopo averlo pubblicamente e categoricamente escluso, il Ministero dell’Ambiente istituisce il clckday per accedere al bonus mobilità.

Oltre al danno le beffe: prima va in crash il sito del Dicastero, poi, dopo ore di attesa, in coda con centinaia di migliaia di altri utenti, è lo Spid di Poste Italiane ad andare in tilt. Un’inefficienza grave ed irrispettosa nei confronti di cittadini già duramente provati dagli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi mesi. 

Non solo il Covid-19 ma anche la superficialità ed il pressapochismo con cui sono stati gestiti ambiti cruciali della loro vita: dai trasporti alla scuola, passando per la sanità ed il mondo dello spettacolo.

Errori per cui nessuno si è sentito in dovere di fare un passo indietro.

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Benito Tangredi
Sannita di nascita, romano di adozione, pesarese per amore. Maturità classica, iscritto al terzo anno di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi "Orientale" di Napoli. Giornalista pubblicista dal 2009. Una smodata passione per la lettura, lo sport, la musica, i viaggi e la politica ed una forte inclinazione all'associazionismo. Un'attrazione fatale per tutto ciò che è comunicazione.

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