Tiziano Ferro canta i “classici”. Chapeau per la cover di “Margherita”

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Tiziano Ferro

Mettere mano ai grandi classici della Storia della musica italiana, è di per sé già un atto coraggioso. Tiziano Ferro presenta il suo disco di cover come un “omaggio”ai grandi cantautori, in cui non c’è traccia di competizione con la versione originale.

Gli omaggi trovano spazio nel secondo capitolo di Accetto miracoli (album del 2019), nell’inedita edizione che vede il cantautore latinense cimentarsi in tredici brani di grandi autori italiani, a lui particolarmente cari. L’appuntamento con la relaise del disco, Accetto miracoli: l’esperienza degli altri, è per il 6 novembre. Nella stessa data uscirà anche un altro progetto inedito, il docu/film Ferro, in esclusiva su Amazon Prime, in cui l’artista si mette a nudo tra successo e fragilità.

Dell’album di cover, Tiziano Ferro ha già svelato due assaggi, con Rimmel (di De Gregori) e il capolavoro di Battiato, E ti vengo a cercare, che fungendo da apripista al progetto, ne tracciano già le intenzioni.

Se la maggior parte dei brani conserva fedelmente l’impronta originale, in Cigarettes and Coffee e Piove troviamo invece un arrangiamento rivoluzionato, che seppur piacevole, può far “storcere il naso” agli amanti della versione “classica”.

Il brano di Scialpi, concepito con un sound molto meno lento, concede tuttavia un filo di coraggio aggiunto alle scelte di Ferro, per aver riportato alla luce un capolavoro ingiustamente sottovalutato.
Il Piove di Jovanotti, in feat. con Box of Beats, perde invece il ritmo che lo caratterizza, e di conseguenza appare il brano meno riuscito del disco.

Con questo lavoro, Ferro si riscatta anche di un Sanremo sottotono nella prima serata, portando a casa un’esecuzione impeccabile di Almeno tu nell’universo. Egregia anche l’interpretazione degli altri brani già presentati sul palco dell’Ariston, Portami a ballare e Nel blu dipinto di blu, a cui si aggiunge l’ottimo duetto con Massimo Ranieri in Perdere l’amore.

Morirò d’amore e Bella d’estate sono altri due brani particolarmente ostici, che hanno dalla loro due voci “celestiali” e inarrivabili, quelle di Giuni Russo e Mango. Ferro mette tuttavia a segno una buona performance, che come in Non escludo il ritorno, del mitico Califfo (Califano), non fa rimpiangere la versione originale.

Il confronto con Mina in Ancora ancora ancora poteva essere un autentico salto nel vuoto. Ferro invece “vince”, e ci dimostra come si canta, come lui canta “assai bene” (semmai ce lo fossimo dimenticati). Uno dei brani più riusciti del disco, ma non il migliore, appena un filo sotto al Margherita di Cocciante, che arriva dirompente all’ascoltatore, ed emoziona. Altroché se emoziona.

Qui Tiziano Ferro dà prova di cosa significhi cucirsi sulla pelle una canzone. Chapeau.
Una tirata d’orecchie però è doverosa: Tiziano perché questo brano non è ancora un singolo?

Tiziano Ferro presenta così il disco: “Se faccio l’artista e il cantante, se scrivo canzoni, è perchè ho avuto grandi ispiratori che quando mi guardavo intorno cercando la strada, me l’hanno insegnata. Cambiare la vita a un ragazzo con la mia provenienza significa cambiargli la percezione della realtà. In questo senso queste canzoni sono state miracolose, hanno ribaltato la mia visione del mondo, mi hanno fatto capire che cosa volevo dalla mia vita e che cosa volevo fare”.

Racconta Tiziano: “Il disco non era previsto. È la mia piccola perla nata durante il lockdown, dal periodo di indigenza, fatica e delirio che stava invadendo il mondo. Ho pensato di non avere il diritto di lamentarmi, considerando le tante persone che stavano soffrendo, ma so che la mia creatività e il mio concetto di arte sono sempre l’antidoto migliore per farmi reagire. Così ho preso il file delle “canzoni della mia vita”, ho chiesto al mio arrangiatore Marco Sonzini di entrare in studio e registrarle per puro divertimento. Mi sono trovato un pugno di canzoni in mano e solo allora abbiamo pensato di farne un album. Non c’è una linea logica nella scaletta se non per il fatto che nella loro essenza e con la loro potenza sono brani che ho sempre amato”.

Continua: “Ho affrontato queste canzoni senza il timore di toccare i mostri sacri, una cosa molto italiana, che non condivido. Bisogna invece celebrare i grandi artisti semplicemente con il rispetto e la stima di chi ha studiato queste cose sui banchi di scuola della musica. Soprattutto quando si tratta di canzoni così importanti, l’intervento deve essere minimo. Dico sempre che vanno avvicinate come musica classica, come un tenore o un baritono o un direttore d’orchestra affrontano Verdi: devi attenerti al libretto, aggiungere la tua voce a una cosa già scritta molto bene. Non ho mai sposato il rifacimento stravolgente di una canzone. Certo, gli arrangiamenti sono nuovi, fatti con una strumentazione moderna, nella filosofia dell’autore originale, rispettandone il messaggio. Ad esempio in E Ti Vengo a cercare abbiamo lavorato nella direzione che Battiato aveva già seguito, quella della ricerca elettronica, ma con i mezzi attuali. Lo stesso con Bella d’estate di Mango, grandissimo ricercatore”.

In studio – aggiunge – ho notato subito la matrice vergine della passione di registrare queste canzoni, nate dalla voglia di fare qualche cosa per me, senza pressione, per divertirmi e stare bene. Credo si respiri la voglia di dare spazio alla forza creativa, alla diversità, alla gioia, in un grande desiderio di libertà. Spero che questo possa aiutare un pochino anche altre persone in questo momento così controverso, perché abbiamo bisogno di gentilezza e generosità”.

 

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