Boosta racconta “Facile”: «Mi piace immaginarlo come un bel portagioie un po’ impolverato»

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boosta facile nuovo album
Foto di Davide D'Ambra

“Questo disco l’ho realizzato perché nel dramma della pandemia si è aperta la finestra di questa possibilità: la musica strumentale. Mi ha sempre affascinato, essendo un musicista per passione e stando sempre nella mia officina a suonare, ho sempre avuto una predilezione per il suono e per il concetto di colonna sonora”.

Boosta, Davide Di Leo all’anagrafe, racconta così l’origine del suo ultimo album dal titolo Facile. Si tratta di un album strumentale, di colonne sonore che prendono vita in 12 composizioni inedite dall’unione di melodie, pianoforti ed elettronica.

Boosta spiega anche il motivo per cui ha deciso di presentare questo progetto discografico proprio durante questo periodo di emergenza. “L’unica cosa che so fare, mi auguro e spero bene, è quella di comporre musica, così ho preso la palla al balzo e ho lavorato su questo album che è un progetto di vita e mi piacerebbe fosse una seconda parte della mia esistenza”.

Ognuno di noi ha affrontato questi mesi a proprio modo, ci sono artisti che hanno scritto nuove canzoni, altri che hanno preferito il silenzio e chi, invece, non ha sentito il bisogno di parole, le quali “richiedono l’osservazione”, ma semplicemente di fare qualcosa per star bene.

Con Facile, Boosta ha voluto spostare il baricentro delle emozioni di chi ascolta alle proprie, di suonare qualcosa che gli piacerebbe ascoltare per primo. Non si tratta di presunzione, ma della consapevolezza che più si è onesti e più possa esserci la possibilità che qualcuno si affezioni a quello che si fa, noi per primi.

“Nella musica c’è magia. Quando hai l’esigenza di scrivere una canzone, allora hai la necessità di osservare perché si fa riferimento a quello che accade, mentre la musica strumentale nasce dall’esigenza di suonare, con l’unico fine di fare qualcosa che ti faccia veramente stare”.

Non solo, Boosta esprime il suo punto di vista anche sulle ultime restrizioni, di come l’arte non venga considerata essenziale da parte del Governo e del modo con cui il Minstro . Ecco cosa ha dichiarato l’artista parlando dei live e delle percentuali di contagi (pari ad uno solo su 347262 eventi dal 15 giugno al 10 ottobre secondo i dati dell’AGIS).

“Ovviamente, tutti devono fare la propria parte… Non voglio dare per scontato che questa sia una classe dirigente all’altezza (il Premier e Franceschini). Il Ministro della cultura non può rispondere da uomo offeso usando termini come attività superflue. Le parole contano, sono fondamentali… La politica è in confusione e lasceranno tante macerie, anche morali… A questa classe politica non lascerei le chiavi del mio studio di registrazione”.

La tracklist di Facile: Fiducia, Lacrime di San Lorenzo, Nella nebbia per mano, Diva, Sulle dita, La danza delle api, Una vecchia mappa, Nello spazio abbracciati, Autoritratto, Amore per le geometrie, Daimon, Istruzioni per un abbandono.

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La nostra intervista con Boosta

Facile è il titolo di questo nuovo album, composto da 12 brani. Come hai scelto la disposizione dei brani, non solo a livello sonoro, ma anche concettuale? Qual è la storia, o le storie, che racconti attraverso queste colonne sonore? Può considerarsi un concept album?
Diciamo che è una passeggiata su un sentiero suggerito. Comporre i pezzi di “strada” all’interno di un disco è un mestiere bellissimo. È una delle parti che amo di più. Ho sempre la sensazione di essere un cartografo che disegna una mappa e quella mappa chissà dove finirà. È un disco liquido, mi piace immaginarlo come un bel portagioie un poco impolverato.  E all’interno, beh, ognuno merita di metterci quello che desidera. È la bellezza della musica e della musica strumentale in particolare. C’è spazio per la voce di chi ascolta.

Hai ben chiarito la tua opinione riguardo l’attuale situazione, tra emergenza sanitaria e ultime restrizioni. Questo periodo non ha “semplicemente” aperto un vaso di Pandora, portando alla luce problemi già esistenti che prima passavano un po’ “inosservati”?  Perché l’arte nel 2020 è considerata un’attività superflua e non un lavoro? Gli artisti e gli addetti ai lavori, hanno avuto, hanno qualche colpa? Avrebbero potuto fare già prima qualcosa?
Come in ogni cosa immagino sia un concorso di colpe. La presunzione degli artisti, la miopia dell’industria alla ricerca dell’economia, la desertificazione culturale dei media (grazie seconda repubblica!), una società complessa ma vissuta in due dimensioni (lo schermo del telefonino non è ancora 3D) e una bassa qualità dei legislatori sull’argomento. Ahimè, credo che questa sia una ricetta piuttosto venefica. Ho però la certezza che la musica, l’arte, la letteratura, tutto quello che viene creato dall’intelletto e dal sentimento siano sempre un motore potente, una possibilità, una delle ultime scale mobili sociali che dovremmo avere la possibilità di prendere più facilmente, altrimenti questo doloroso e scientifico processo di decrescita felice di felice non avrà proprio nulla.

Quando parli di musica, descrivi anche la sua grammatica, discutendo di strutture armoniche, linee di basso… Hai affermato che nella musica di oggi, l’aspetto grammaticale ne soffre, lo studio, quindi, della musica è carente. Secondo te, perché? Con il trascorrere del tempo, lo studio non dovrebbe essere più approfondito anche grazie ai tanti strumenti a disposizione? Cosa sta andando storto?
Lo studio è una cosa, gli strumenti e le possibilità sono quasi infiniti, ed è un mondo affascinante. Poi c’è il gusto cui spesso si va dietro con la scusante di raccontare il momento con i suoni del momento. E la scrittura della canzone striminzisce, diventa piatta. È come avere una lingua intera a disposizione e accontentarsi di imparare pronunciandole male le frasi alla fine di una guida per il viaggio “where is the restroom?”

Quali sono i dischi che non possono non essere conosciuti?
Il concerto di colonia di Keith Jarrett, Back in black degli Ac/Dc, Dionne Warwick canta Burt Bacharach, Exit planet dust dei Chemical brothers, Musica callada di Féderico Mompou e poi… tutto quello che vi va di scoprire.

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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