È morto Stefano D’Orazio dei Pooh

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Stefano D'Orazio

Ci ha lasciato all’improvviso Stefano D’Orazio, storico batterista dei Pooh. Aveva 72. Era ricoverato da una settimana ed è morto di Covid.

A differenza di tutti gli altri componenti del celebre gruppo, non aveva figli naturali, ma aveva cresciuto come un padre Silvia Di Stefano, figlia di Lena Biolcati, con la quale aveva avuto una lunga storia. Il 12 settembre 2017 – giorno del suo 69esimo compleanno- Stefano si era sposato con Tiziana Giardoni.

Avendo avuto modo di conoscerlo bene, pare impossibile dover dare una notizia così. Stefano infatti era una persona che amava vivere e divertirsi. Sempre con la battuta pronta, era un grande affabulatore.

Era nato a Roma, nella clinica Sant’Anna, il 12 settembre 1948. Suo padre era un caposezione al distretto militare, però Stefano ci teneva a chiarire che non era un militare, sua madre era un’impiegata all’Opera Nazionale Maternità e Infanzia, che ora è la sede del Ministero della Sanità. «Ricordo bene quel posto», raccontava Stefano, «perché ci andavo all’uscita da scuola».

A 7 anni ebbe in regalo una batteria giocattolo per la Befana. «La suoniamo con tanta foga», mi aveva raccontato, «che per non farla scivolare dovevo tenerla accostata contro il muro. Quella batteria durò poco, ma non la mia voglia di battere su qualcosa».

Il primo vero contatto con la musica lo ebbe al ginnasio, a 15 anni: il fratello di una sua amica era stato a Londra e gli aveva portato in regalo un disco dei Beatles. Ne rimase talmente folgorato da decidere di mettere su il primo gruppetto. Decisero di chiamarsi King per il semplice motivo che era il nome che era scritto sulla cassa e non aveva i soldi per cambiare la pelle della batteria.

Da lì è stato tutto un crescendo. Iniziarono a fare qualche concertino, e a volte li pagavano pure. Un poco alla volta diventarono professionisti. Col nome di Others & Pataxo incisero anche un disco e fecero un vero e proprio tour. Stefano conobbe Alberigo Crocetta, che iniziò a farlo lavorare nei vari Piper sparsi in tutta Italia. All’epoca era un rockettaro, partecipò a vari festival rock.

Un bel giorno gli proposero di sostituire Valerio Negrini nei Pooh. Da quel momento sarebbe diventato un componente fondamentale del gruppo italiano più famoso. Con i suoi compagni di viaggio (Red, Roby, Dodi) ha contribuito a scrivere la storia della nostra musica.

Stefano era uno davvero pazzesco, aveva un archivio incredibile, conservava tutto, anche i foglietti dove avevano appuntato un’idea. Un giorno mi aprì il suo archivio e stare lì dentro era come ritrovarsi dentro la lampada di Aladino. C’erano decine di faldoni ripiene di documenti, spartiti, disegni, contratti. Insomma, proprio tutto.

Dai Pooh se ne era andato nel 2009, perché aveva voglia di fare cose tutte sue. Amava i musical e, dopo il Pinocchio prodotto dai Pooh, ne aveva scritti e prodotti alcuni in solitudine: Aladin nel 2010 e, sempre lo stesso anno, la versione italiana di Mamma mia. Poi W Zorro e Cercasi Cenerentola.

Nel 2015 aveva accettato l’invito dei suoi vecchi compagni di viaggio per fare insieme il tour del cinquentennale. Ma con Roby, Dodi e Red è sempre rimasto in buoni rapporti. In particolare con Roby, assieme al quale nei giorni del lockdown di marzo/aprile scrisse il testo di Rinascerò, rinascerai, canzone diventata un inno di speranza per la città di Bergamo.

In serata è arrivato un messaggio degli altri Pooh: «Due ore  fa… era ricoverato da una settimana e per rispetto non ne avevamo mai parlato… oggi pomeriggio, dopo giorni di paura, sembrava che la situazione stesse migliorando… poi, stasera, la terribile notizia.
Abbiamo perso un fratello, un compagno di vita, il testimone di tanti momenti importanti, ma soprattutto, tutti noi, abbiamo perso una persona per bene, onesta prima di tutto con se stessa.
Preghiamo per lui.
Ciao Stefano, nostro amico per sempre… 
Roby, Red, Dodi, Riccardo».

Tra le tante canzoni che ha scritto, una cui era particolarmente affezionato è Buona Fortuna. Mi raccontò una volta: «La scrissi raccontandomi. Quel personaggio, quel “buona fortuna” che “butta via le sue idee come se quasi andassero fuori moda”, sono io. Più di qualcuno dice che sono nato sotto una buona stella, io invece credo che addirittura un’intera costellazione mi abbia sempre accompagnato, e così questa canzone mi piace ancora oggi perché mi rendo conto che da quel 1981 non sono poi cambiato così tanto, ancora vado col mio futuro a metà, con tutte le mie menate esistenziali continuando a credere che “domani va da sé” e ora che è arrivato il momento di “partire” mi auguro che la notte della mia andata via possa esserci tanta luna a portarmi ancora fortuna».

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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