Fiorella Mannoia: “Ripartire coi live per aiutare il settore. I politici si danno battaglia sulla pelle della gente”

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Padroni di niente è stato concepito durante il primo lockdown, quando eravamo tutti chiusi. Ci interrogavamo tutti sul senso della nostra vita, su dove stavamo andando, che senso avesse tutto questo. Si parlava di un nuovo umanesimo, di necessità di mettere al centro l’uomo, a scapito del profitto, da sempre protagonista della nostra realtà. I nostri pensieri volevano alto, anche se quando si è riaperto tutto, siamo tornati come prima, se non peggio”. Fiorella Mannoia con queste parole racconta la genesi del nuovo disco d’inediti Padroni di niente, in uscita oggi – 6 novembre.

Continua la Mannoia: “In quel momento, che ci ha preso completamente alla sprovvista, sentivamo la coesione di popolo, cantavamo dalle finestre, sentivamo il bisogno di riabbracciarci tutti. Nelle chiacchierate con Amara, con cui mi intrattengo spesso, facendo riflessioni sulla vita in generale, ci siamo resi conto che noi occidentali, che ci siamo sempre sentiti invincibili, “padroni di tutto”, abbiamo capito che è bastato una minuscola entità per farci riflettere, e capire che in realtà non siamo padroni di niente”.

La copertina del disco è liberamente ispirata al quadro “Viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. “Con una magia grafica di Paolo De Francesco, siamo riusciti a togliere la nebbia e costringere chi guarda a guardare dove guardo io – spiega la cantante- ossia tutto quello che l’uomo è riuscito a costruire, ma anche tutto quello che è riuscito a distruggere o non è riuscito a risolvere”.

Tornando al brano che da’ il titolo al disco, Fiorella aggiunge: “noi siamo capaci di fare cose meravigliose, di volare alto come “esseri umani”, ma dobbiamo metterci in discussione, c’è sempre qualche insegnamento che ti riporta coi piedi per terra. Il mondo in fondo non si cambia, come pensavano quelli della mia generazione, l’unica cosa che si può fare è cambiare quello che c’è intorno a noi, e se lo facessimo tutti, un cambiamento si potrebbe mettere in moto, ma ognuno deve fare la sua parte”.

Prendendo spunto invece da Sogna, scritto con il giovane Edoardo Galletti, la Mannoia dice: “le difficoltà guai se non ci fossero, sono loro che ti mettono a terra e ti danno la forza di rialzarti. Non è importante cadere, è importante rialzarsi. Ho una carriera molto lunga, ho avuto un successo costruito piano piano, rispetto a quello che purtroppo succede oggi alle nuove generazioni. Tante sconfitte e tanta caparbietà, nell’inseguire quello in cui credevo, ma non rimpiango niente, sbagli compresi”.

Una delle tracce più forti del disco, Solo una figlia, è in duetto con Olivia XX. Fiorella, sempre attenta al tema della violenza sulle donne (in programma anche una prima TV Rai, incentrata sul femminicidio, per ora rimandata), racconta gli sviluppi della canzone. “Questa canzone, che canto con Olivia XX, fa parte di quel progetto, partito nel disco precedente, della “canzone sospesa”. Parafrando il caffè sospeso napoletano, ho dato spazio ad una giovane artista. Quando ho sentito questa canzone sono rimasta colpita, e ho chiesto ad Olivia se voleva far parte del mio disco.

Le protagoniste sono due adolescenti, con due destini diversi, accumunati dalla stessa sofferenza. Una sposa/bambina, piaga che ci stiamo battendo tutti di contrastare, e l’altra che subisce la violenza del padre. Olivia mi ha detto che si era ispirata da un’immagine che aveva visto, durante gli sbarchi, di una giovane mamma con una bambina, purtroppo morte entrambe. Questa canzone non ha un lieto fine. Olivia mi ha detto una cosa che mi ha convinto, a tal proposito: “bisogna raccontare la verità fino in fondo, anche quando non ci piace”.

L’impegno della violenza sulle donne avrà una trasposizione live, con il concerto a Campovolo rimandato al prossimo anno, Una, nessuna centomila, con altre artiste/colleghe: Laura Pausini, Gianna Nannini, Elisa, Emma, Alessandra Amoroso, Giorgia.

“I ragazzi delle “canzoni sospese” – aggiunge a margine – li individuo perché magari arrivati all’ascolto di Carlo Di Francesco (che produce il disco), come nel caso di Olivia. È un appuntamento che voglio ripetere, dare spazio a giovani che vogliono farsi conoscere”.

Per quanto riguarda i futuri concerti nei teatri, in programma dal prossimo maggio, e le difficoltà evidenti che affliggono i lavoratori dello spettacolo – causa Covid, Fiorella chiarisce perentoria: “noi dobbiamo ripartire, in ogni modo. Anche per questo disco ci siamo chiesti se farlo uscire ora, ma anche questa è una forma di resistenza.
A maggio noi dobbiamo ripartire, a teatro pieno o teatro dimezzato, noi dobbiamo ripartire. Che siano piccoli o grandi i cantanti, anche se non ci danno gli spazi a cui siamo abituati, noi dobbiamo rimettere in moto la macchina: questo è l’unico modo per aiutare i lavoratori dello spettacolo e noi stessi.

Ci sono dei fondi – aggiunge – comeMusic Innovation Hub, dove chiunque di noi può mettere mano in tasca e dare una mano. Certo è che dobbiamo chiedere a gran voce al Governo di preoccuparsi dei 250 mila lavoratori dello spettacolo, l’impegno lo deve prendere. Pare che siamo ritornati alla frase “con la cultura non si mangia”, o forse questa china non l’abbiamo mai superata veramente. Quella frase di Conte: “gli artisti che ci fanno tanto divertire”, che ci ha fatto tanto arrabbiare, dimentica che la musica, il cinema, il teatro, questa cultura, ha cambiato generazione intere, ha segnato generazioni intere.

Ognuno nel nostro piccolo l’ha fatto, anche io con le mie canzoni ho aiutato qualcuno a “crescere”. Non possiamo far passare il concetto che di noi nessuno ha bisogno. Ci siamo arrabbiati che siamo stati i primi a chiudere. Ora la situazione è scappata di mano, ed è giusto chiudere “anche” teatri e cinema. Ricordiamo la manifestazione Bauli in piazza, con quanta serietà, rigore e senso del dovere hanno manifestato i lavoratori del settore – rammenta. Loro vanno tutelati, noi andiamo tutelati. È molto pericoloso far passare il pensiero che della musica, del teatro, del cinema, si possa fare a meno, perché sono essenziali come il pane che mangiamo”.

Tornando al post primo lockdown, Fiorella dice: “il dopo/ quarantena lo stiamo pagando tutto, lo stiamo pagando oggi. Non siamo migliorati affatto, ci siamo dimenticati anche del perché siamo stati chiusi, tutta l’estate è stata tutta una festa, “una discoteca”. Ci siamo divisi anche sul virus, che è diventato “di destra e di sinistra”. Ci sono i negazionisti e quelli che pensano che “moriremo tutti”, non stiamo affatto dando un buon esempio. Il Governo e l’opposizione per primi, si danno battaglia sulla pelle della gente”.

La provocazione più volte ventilata, di non trovarsi di fronte a un disco attuale, trova la replica immediata e chiara della cantante. “L’album è stato concepito in quel momento di lockdown, in cui eravamo come sospesi. Il disco è frutto di quei momenti. Non eravamo in questo secondo lockdown, che ha tirato fuori tutte le difficoltà economiche, tutta la rabbia. Adesso siamo in un’altra fase, siamo preoccupati del nostro futuro, siamo purtroppo costretti a scegliere tra salute e lavoro, quando la salute viene sicuramente al primo posto, ma la gente è preoccupata che se non muore di Covid, rischia di morire di fame”.

Continua: “le canzoni non hanno tempo, un concetto come quello di Padroni di niente non ha tempo. Anche La gente parla, Una figlia, Sogna, hanno un concetto universale. Olà poi, parla di prendere in mano la propria vita. Queste canzoni non hanno proprio niente di vecchio”.

A proposito di La gente parla (scritto da Amara con Simone Cristicchi), la cantante si dilunga sull’idea che ha dei social: “le parole sono importanti. Nei social la parola viaggia senza ritegno, ci si permette di giudicare, offendere. Purtroppo si è perso ogni pudore nel poter esprimere un concetto, un’idea. Ormai è diventata un’enorme melassa, dietro la tastiera la gente tira fuori la propria frustrazione. Anche in politica, se si abbassasero i toni, qualcosa cambierebbe”, chiosa con la sua solita onestà.

Spazio poi alla collaborazione con Ultimo: “per le collaborazioni deve nascere prima di tutto un legame di amicizia, ci deve essere una visione comune di quello che accade intorno – spiega Fiorella. Ci siamo conosciuti a cena di un amico comune, ci siamo piaciuti, e scambiati le nostre idee. Niccolò è un ragazzo molto curioso e sensibile, due caratteristiche fondamentali per chi fa questo lavoro. Dai nostri scambi è nata la canzone, mi è piaciuta e l’ho inserita”. 

Il disco è composto da soli otto brani, “una scelta ponderata – spiega l’artista. Non è più tempo di mettere cose di cui non si è convinti, pur di riempire un disco. Siamo all’essenziale. Il disco poi è tutto suonato, non c’è elettronica. È nato in quel periodo lì e risente ovviamente di quel periodo”, abbracciando autori di generazioni diverse, proprio perché, come più volte sottolineato dalla cantante, “le canzoni non risentono nè dell’età anagrafica nè del tempo. Le canzoni o sono belle o sono brutte. Non ci sono canzoni vecchie o giovani”.

Tra gli autori, il già citato Ultimo, “uno dei pochi della nuova generazione che scrive delle canzoni”– aggiunge Fiorella, Amara,“con cui ormai siamo una coppia, ci vediamo, ci scambiamo le nostre opinioni”, Cesare Chiodo e Bungaro, “con cui collaboro da anni”, il già citato Edoardo Galletti, con cui Fiorella Mannoia ha scritto Sogna, Olivia XX , e l’amico Simone Cristicchi.

Dal disco ci sarà modo di “pescare” diversi singoli, da La gente parla a Olà, a cominciare dal prossimo, Padroni di niente, in radio da venerdì 13 novembre.

Tracklist Padroni di niente
Padroni di niente (Amara)
Chissà da dove arriva una canzone (Niccolò Moriconi)
Si è rotto (Enrico Lotterini, Fabio Capezzone, Fiorella Mannoia)
La gente parla (Amara, Simone Cristicchi)
Sogna (Edoardo Galletti, Fiorella Mannoia)
Olà (Bungaro, Cesare Chiodo, Fiorella Mannoia)
Eccomi qui (Bungaro, Cesare Chiodo, Carlo Di Francesco)
Solo una figlia (con OLIVIA XX)” (Arianna Silveri)

Intervista Fiorella Mannoia 

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