Musica classica e popolare possono convivere: lo dimostrano i Duoende con “Rosa&Dmitri”

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Duoende

I Duoende sono Giulia Grassi e Francesco Berrafato. Lei è una pianista classica, lui un organettista. Nel loro album Rosa&Dmitri fondono due mondi musicali solo in apparenza lontani. Il disco, edito da RadiciMusic Records di Arezzo, presenta tredici tracce, comprese un prologo ed un epilogo. A quattro di questi brani ha collaborato Claudia Bombardella. L’album ha dato anche vita ad uno spettacolo fra musica e teatro, rappresentato sia in Italia che all’estero. Abbiamo intervistato Francesco Berrafato per parlare del progetto. 

Quando nasce il progetto Duoende e chi ha avuto l’idea di unire musicalmente pianoforte classico e organetto?
Il progetto nasce nel 2016 a partire da una profonda amicizia che ci ha portato ad avvicinare i nostri strumenti e i mondi sonori a cui appartenevamo, inizialmente con il solo scopo di divertirci insieme. Andando avanti ci siamo resi conto che il mondo classico e quello popolare, che pensavamo essere così distanti, in realtà avevano tali e tanti punti di contatto per cui valesse la pena fare un vero e proprio lavoro di ricerca.  

Il vostro disco si intitola Rosa&Dmitri ed avete spiegato il richiamo è a Rosa Balistreri e Dmitri Shostakovich. Perché avete deciso di omaggiare proprio questi due artisti?
Un giorno Giulia ha ritrovato la vecchia fisarmonica del padre in casa e ha iniziato a canticchiare Cu Ti lu dissi, celebre brano di Rosa Balistreri, accompagnandosi come poteva con la fisarmonica. Immediatamente il brano di Rosa le è risuonato molto familiare al Valzer della Suite n. 2 per Orchestra Jazz di Dmitri Shostakovich, che aveva studiato in Conservatorio anni prima. Abbiamo quindi deciso di unire i due brani, così vicini sonoramente, sebbene così lontani. A partire da qui, abbiamo intitolato il nostro disco Rosa&Dmitri a simboleggiare l’incontro fra queste due anime e fra questi due mondi. Rosa la musica popolare, Dmitri quella classica. L’operazione di trovare punti di contatto tra diversi generi musicali parte, tanto per Cu ti lu dissi quanto per tutti gli altri brani, da un processo istintivo che attinge ai nostri percorsi, mai intellettuale.

Come avete selezionato i brani del disco?
Questo disco rappresenta il percorso dei nostri primi tre anni di lavoro insieme. Tre anni molto intensi e molto faticosi in quanto vissuti a distanza fra Roma e Londra, città dove Giulia ha studiato. Anni di prove su WhatsApp e di continui viaggi fra una città e l’altra, approfittando di ogni momento e luogo per studiare insieme e provare. Rosa&Dmitri è un’esplorazione  a 360 gradi in un campo in cui non esiste repertorio specifico per i due strumenti. Ci siamo scontrati con i nostri limiti e le nostre potenzialità, sia per la composizione di brani originali, sia nella reinterpretazione dei brani classici e popolari.

Perché siete andati a registrare l’album in Norvegia?
Siamo andati a registrare in Norvegia grazie ad una bellissima opportunità offertaci dal nostro ingegnere del suono Walter Laureti che, attraverso un progetto della University of Agder di Kristiansand, ci ha accolti negli studi di registrazione dell’università. Ciò è stato possibile anche grazie al supporto dell’Istituto Italiano di Cultura di Oslo che ci ha invitato in Norvegia per un concerto nella stessa occasione.

In quattro brani del disco c’è la collaborazione di Claudia Bombardella. Quanto è stato importante l’apporto di questa artista al vostro progetto?
Possiamo dire che Claudia Bombardella è il nostro mentore. Claudia è una musicista e compositrice straordinaria e ci siamo conosciuti proprio all’inizio del nostro progetto. Fin dal principio ci ha seguito nel nostro percorso facendoci crescere moltissimo e aiutandoci ad individuare la nostra strada. É stata quindi per noi una conseguenza logica chiederle di partecipare al nostro primo disco e siamo molto onorati della sua presenza. Nei confronti di Claudia  proviamo un’ immensa gratitudine. 

L’album ha dato vita ad uno spettacolo fra musica e teatro. Vi chiedo quali riscontri avete avuto dal pubblico e quanto è difficile, per due musicisti, dover giocoforza rinunciare al palcoscenico alla luce del periodo che stiamo vivendo?
Abbiamo avuto la fortuna di poter portare il nostro spettacolo in Inghilterra, Norvegia, Francia ed Italia e il riscontro è sempre stato positivo sia da parte di chi è più abituato a sentire musica classica, sia da chi invece segue quella popolare. Per noi suonare dal vivo è la parte fondamentale del nostro lavoro in quanto l’interazione con il pubblico è costante e rende ogni replica diversa dalla precedente. Secondo noi, il senso della musica sta in questo incontro irripetibile e fisico fra chi è su un palco e chi è in platea, un incontro che è uno scambio alla pari di energia e di bellezza. Quando questo viene a mancare, la difficoltà più grande è quella di rimanere concentrati su un obiettivo che si protrae in un futuro indefinito. Al di là delle problematiche pratiche ed economiche che tutta la nostra categoria sta affrontando, quello che più pesa è la mancanza di certezze.  L’unica possibilità è rimanere uniti, studiare e cercare di tenere duro.

State lavorando ad altri progetti come Duoende?
Si, in questo periodo stiamo progettando un nuovo spettacolo dal titolo In-Coscienza, un progetto in cui abbiamo deciso di approfondire il nostro rapporto con il teatro, affidando la regia ad Anna Ida Cortese. Partendo da uno spunto autobiografico, lo spettacolo racconterà  in musica e con ironia  le disavventure e le riflessioni derivanti dal periodo del primo lockdown. Un racconto che si muoverà fra Parigi, città in cui vivevamo prima della pandemia, e Roma, nostra città natale.

Il teaser di Rosa&Dimitri:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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