“La vita davanti a sè”: una storia che lascia senza fiato

0

Ci sono film che, già prima di guardarli, si ha la sensazione che siano speciali, di quelli che lasciano un segno profondo. “La vita davanti a sè”, diretto da Edoardo Ponti e che vede come protagonista la madre, Sophia Loren, non segna solo il ritorno sul set dopo 10 anni dell’immensa Sophia, ma è un progetto importante per tutto ciò che racconta. A sottolinearlo sono i produttori e curatori del progetto, Carlo Degli Esposti e Nicola Serra di Palomar, che hanno introdotto l’anteprima Netflix.

“Un film a cui teniamo tantissimo” spiega Degli Esposti “tutto è nato su una terrazza romana, dove abbiamo deciso con Edoardo di trarre questo film dal libro di Romain Gary.  Un grazie va a  Guendalina Ponti, Patrizia Massa e Sara Furio, tre grandi donne che hanno reso possibile questo progetto.”

“Avere la possibilità di fare questo film con grandi valori è meraviglioso. Un film di grandi colori, i colori di un Puglia fantastica.” continua Nicola Serra. Entrambi emozionati, pongono l’accento sul giovane e talentuoso  protagonista :Ibrahima Gueye è un piccolo grande attore che siamo certi il pubblico saprà apprezzare.”

Tratto  dal romanzo di Romain Gary, è la storia di Madame Rosa, un’ebrea sopravvissuta all’Olocausto, ex prostituta, che per sopravvivere ospita nel piccolo appartamento a Bari bambini in difficoltà. Riluttante, su richiesta del dottor Coen (il grande Renato Carpentieri), suo vecchio amico, accetta di occuparsi di Momo, un ragazzino di origini senegalesi (Ibrahima Gueye), che vive in strada e l’aveva derubata poco prima al mercato. Dall’iniziale diffidenza, un rapporto conflittuale, nascerà un legame forte, tenero e solidale. “Il messaggio del film”, ha spiegato  Sophia nel corso di un’intervista, “è quello della tolleranza e dell’amore. Tutti abbiamo il diritto di essere amati, che i nostri sogni si realizzino”. È stato Edoardo, autore della sceneggiatore con Ugo Chiti, a riportare la madre sul set;  Nel cast anche  Iosif Diego Pirvu, Massimiliano Rossi, Abril Zamora, Babak Karim.

La storia è stata attualizzata e trasferita in Italia, come dicevamo, in Puglia. “Dovevamo trovare una città che fosse un crocevia di tante etnie, un mosaico di religioni e culture, esteticamente calda e umana, con una grande luce e colori vitali” ha spiegato il regista. “Bari era giusta. L’adattamento è stato difficile perché – come capita con i libri molto belli – era difficile sacrificare le pagine. Ci siamo concentrati sull’amicizia tra Momo e Madame Rosa, alla fine molto simili anche se lontani per storia, cultura, religione.”

Il film è un susseguirisi di emozioni semplici e profondissime. Il rapporto che si crea fra Momo e Madame Rosa diviene a poco a poco sempre più speciale. La diffidenza divente amore, legame, similitudine seppiur nelle differenze delle loro vite, accomunate dal dolore e dalla solitudine. Due mondi che si fondono, che sapranno unirsi e capirsi giorno dopo giorno, dandosi senza remore. Madame Rosa riscopre la tenerezza che non provava da troppo tempo e che riusciva a donare solo ai bambini di cui si occupa e a Lola, la dolcissima prostituta transessuale interpretata in modo splendido da Abril Zamora. Il suo personaggio, allegro e malinconico, rende ancora più prezioso l’intero film. In un degrado di vite che sembrano abbandonate a loro stesse, Momo e Madame Rosa riaccendono la fiammella della speranza, tenendosi per mano fino all’ultimo. Una lotta continua per la felicità, racchiusa nelle parole bellissime e ribelli di Momo: Io alla felicità non voglio leccargli il culo. Se viene viene. Io e lei non siamo della stessa razza.”  Due mondi lontanissimi possono amarsi, non esistono differenze di sesso, età, religione. Basta il cuore per vedersi, per trovarsi e non lasciarsi più, nonostante tutto. Il film è un crescendo di commozione e bellezza, con una Sophia Loren che con un solo sguardo dice tutto. Splendida e ipnotica, dimostra ancora una volta la differenza tra essere una brava attrice e un’icona.

“La vita davanti a sè” è un film importante, soprattutto in un momento storico in cui le differenze culturali sembrano essere un problema insormontabile e l’intolleranza e la violenza dilagano, a partire dai social. Edoardo Ponti riesce a dare voci agli invisibili e parlare dell’amore nella sua forma più alta senza retorica. Guardando il film, si ha solo voglia di abbracciare uno a uno i protagonisti. Ogni lacrima, ogni gesto disperato, ogni tenerezza non sono mai casuali, e spingono a guardarsi dentro, a capire chi siamo e da quanto tempo, magari, non siamo sinceri con noi stessi. La canzone che chiude il film, Io Sì (Seen), interpretata da Laura Pausini (che ha regalato una bellissima perfomance piano e voce del brano alla fine dell’anterprima), è semplicemente perfetta per raccontare  in 3 minuti il se nso più profondo del film, che racchiuderei proprio nelle parole del ritronello: “Nessuno ti vede, ma io sì”. I protagonisti sono stati ignorati dai più, ma loro hanno avuto il coraggio di mettersi a nudo e scoprirsi in tutta la loro fragilità. E se già si parla di Oscar, la certezza che resta a chi lo guarda è la profondità che l’arte può raggiungere, semplicemente raccontando una storia.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Google Youtube abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

“La vita davanti a sè”/ The Life Aheah sarà disponibile su Netflix da venerdì 13 novembre. 

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome