Il jazz italiano è vivo e vegeto. La pandemia, che non consente agli artisti di esibirsi, se da un lato li priva del concorso e della spinta del pubblico, dall’altro li mette in condizione di fare ricerca in proprio, sperimentando nuove soluzioni coraggiose e levigando nel privato vecchie sagge idee. Ci attendiamo da questo lavoro, per certi versi frustrante quanto per altri illuminante, esiti sorprendenti da ascoltare prossimamente con attenzione. Intanto vi proponiamo una delle nostre carrellate sugli album più recenti registrati da formazioni a quattro dai diversi accostamenti strumentali.

Ettore Fioravanti Quartet

Ettore Fioravanti
Opus Magnum (Alfa Music/Egea)
voto: 8

Il batterista Ettore Fioravanti e il clarinettista Marco Colonna da tempo suonano insieme in un duo elaboratore e creativo. Il progetto Opus Magnum segna la naturale evoluzione di quella collaborazione, grazie al contributo ricco e fantasioso del contrabbassista Igor Legari e del vibrafonista Pasquale Mirra.
Il quartetto, che propone composizioni tutte a firma del batterista, noto soprattutto per la pluriennale collaborazione con Paolo Fresu (fanno eccezione la corposa Mines di Colonna e la rivisitazione del movimento Allegretto dalla settima sinfonia beethoveniana), sembra un tritatutto di materiali sonori, che appaiono sia in stesure liriche e/o improvvisative, sia in schegge di multiforme cromia, sia in spunti più o meno elaborati.
La tradizione jazzistica (Dolphy – omaggiato nell’apertura Clausi Prandium” – e Monk in primis, e poi il MJQ, Mingus, Carter) apre le porte a quella popolare, agli spunti classici, alle suggestioni afro, stimolando improvvisazioni pregiate e ricercate, spesso fuori da schemi appaganti, sempre capaci di “rimbalzare, villane, nel cuore, nella testa e nella pancia”.

Roberto Bindoni Unquiet Quartet

Roberto Bindoni Unquiet Quartet
Mediterranean Cowboy (Alfa Projects/Egea)
voto: 7/8

Anche questo album nasce da una collaborazione di lunga data, quella tra il chitarrista (ma è anche un virtuoso del pianoforte, che qui non utilizza) Roberto Bindoni e il sassofonista Matteo Cuzzolin nell’ambito di un jazz sperimentale e “inquieto”.
Questo debutto del quartetto di Bindoni vuole esplorare il rapporto fra suono e silenzio, fra passione e spazio, fra vuoto e pieno, e lo fa con nove composizioni inedite, che si destreggiano tra scenari musicali contrastanti, in cui il jazz modale e quello di matrice scandinava fanno da trait d’union tra musica colta e tradizione popolare.
Il progetto è di volta in volta intenso, raffinato, profondo. aereo, con momenti che hanno il respiro per reggere un’esposizione orchestrale di cui si sente la mancanza (l’iniziale Unquiet Place), con situazioni in cui il tenore di Cuzzolin distende una voce sonora scintillante ed emozionante (Kamikaze e non solo), con momenti che rapiscono in territori fuori dal tempo e dallo spazio (Encanto). La narrazione di Bindoni ha ancora bisogno di qualche messa a fuoco nella punteggiatura, ma di certo offre un incipit pieno di premesse interessanti e di voli ad alta quota, carichi di prospettive da coltivare.

Leonardo Radicchi Arcadia Trio con Robin Eubanks

Leonardo Radicchi Arcadia Trio feat. Robin Eubanks
Songs For People (Alfa Music/Egea)
voto: 8

È a tutti gli effetti il disco di un quartetto questo secondo dell’Arcadia Trio guidato dal sassofonista perugino diplomatosi con il massimo dei voti alla Berklee di Boston. Infatti il trombonista top americano Robin Eubanks, chiamato per partecipare al tour relativo al precedente Don’t Call It Justice, è stato poi ingaggiato per essere co-protagonista di tutte e otto queste “canzoni per la gente”.
Dopo le sperimentazioni americane con il Creative Music Front (sfociate in un paio di cd di discreto livello), è stato il ritorno in Italia a permettere a Radicchi di mettere a fuoco un linguaggio personale e iridescente, di impostazione rollinsiana – la stessa idea del trio pianoless dichiara essere derivata dall’ascolto del capolavoro Freedom Suite – e di lirica tenuta, astratto e swingante, innamorato dei lunghi percorsi, tanto che questo lavoro è un concept album come già i suoi precedenti.
Dall’intro Perils Of Indifference, dedicata a Greta Thumberg, alla multicolore The Hope, dall’omaggio a John Coltrane, altro mito di Radicchi, in Underground Railroad all’inno alla sopravvivenza di Manituana, romanzo storico del collettivo Wu Ming, dalla orientaleggiante Tinman In Kabul, ispirata a Gino Strada, alla chiusa sollecitante di Moving Forward With The Same Bad Idea”, tutto funziona a meraviglia.

Francesco Cinquepalmi

Andrea Lollino/Francesco Cinquepalmi
Epicentrum (Alfa Music/Egea)
voto: 8

Il pianista Andrea Lollino e il contrabbassista Francesco Cinquepalmi guidano questo quartetto, che, dopo un adeguato rodaggio, iniziato con altri compagni e anche con le chitarre invece della voce sassofonistica del bravo Gianfranco Menzella, debutta con questo Epicentrum. Titolo che vuole essere un programma: “rendere uniforme una collezione di brani stilisticamente omogenei, ma di evidente, diversa provenienza geografica e culturale”.
Il risultato è certamente di pregio, lirico e privo di sbavature, policromo e convincente fin dall’apertura Via di qui, che propone subito il feeling classicheggiante di Lollino (ma anche Cinquepalmi utilizza Chopin per introdurre Cenere , una sua ballad armonicamente preziosa). Tra le altre fonti ispirative segnaliamo il bolero di Luna, in cui si apprezza anche l’abilità swingante del  rodato batterista Mimmo Campanale, dai lanci preziosi, le ritmiche latine di Grand Children, le danze armene di Nuvole sopra Bisanzio, dove emergono i due leader, in un fraseggio jazzistico che ammalia e trascina lontano. Chiude Redemption Song, il classico reggae di Bob Marley, ripreso con energica vitalità e profondità di adesione, che lasciano – come del resto tutto il lavoro – la certezza che i quattro si sono avviati su una strada tappezzata di ottime idee, tecnica puntigliosa e fantasia costruttiva.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome