Saverio Grandi: “I talent fanno bene alla musica?”

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Compositore, produttore discografico, cantautore, Saverio Grandi è tra gli autori più prolifici del panorama musicale italiano. Ha scritto successi per Vasco Rossi, Eros Ramazzotti, Gianni Morandi, Laura Pausini, gli Stadio (con cui ha vinto anche un Festival di Sanremo, nel 2016 con Un giorno mi dirai) e tanti altri.

Grandi, che nel corso della sua carriera ha vinto come autore anche quattro talent, 2 volte con XFactor (Chiara e Mengoni) e 2 con Amici (Marco Carta e Virginio), questa sera ha postato su Facebook una riflessione sull’effettiva utilità di questi show. Da un lato ne riconosce i punti “a favore”, riscontrati nella possibilità di farsi notare, e dall’altro ne sottolinea le ‘mancanze’, definendoli per quello che sono, cioè programmi”televisivi”.

Essendo show televisivi significa che se non hai quelle doti indispensabili per farti notare in tv (bellezza, simpatia, stravaganza, lacrima facile, caso umano – ma anche indiscusso talento, a volte) non ce la farai – dice Grandi. – Detto questo io non parteciperei mai ad un talent, neanche se avessi 18 anni. Perché non fa parte della mia natura farmi giudicare in pubblico da giudici che talvolta hanno le competenze per farlo e altre volte non ne hanno alcuna – sottolinea – E’ anche vero, fidatevi di queste mie parole, che la trafila è quasi la stessa di una volta, nel senso che le stesse major hanno interesse a passare dai talent per testare possibili popstar nel giro di pochi mesi. I talent danno visibilità, se te la sai giocare può anche funzionare”.

Il produttore si domanda se i talent fanno davvero bene alla musica. “Per pochissimi che hanno intrapreso una brillante carriera quanti sono naufragati nell’anonimato dopo due passaggi tv? Siamo sicuri che siano stati valutati bene? A valutare non dovrebbero essere persone competenti di musica (da una parte) e di marketing (dall’altra)? – fa notare – E poi soprattutto le orecchie della gente, la gente che ama la musica, non quella che guarda “Amici” e lo confonde con “Uomini e Donne”.

Grandi si chiede anche se gli artisti che ama avrebbero mai partecipato. “Qualche nome a caso: Vasco, Battisti, De Gregori, De André. Dylan, Ed Sheeran, Damien Rice, Finneas, Billie Eilish” – elenca, dando per scontato l’improbabile partecipazione. “Però mi piacciono anche gli One Direction, soprattutto Harry Styles e Niall Horan, che da un talent ci sono passati eccome – riconosce – Avrebbero sfondato comunque? Direi di sì, ma non c’è la controprova. Quindi?

Se oggi hai 18 anni, canti bene, hai personalità, suoni decentemente uno strumento, è utile provare un talent o forse sarebbe meglio presentarsi ad una etichetta più o meno indipendente e provare, passato il Covid, di suonare ovunque, anche per strada, come ha fatto Sheeran prima di firmare con una major? Non lo so – ammette, per poi rilanciare: “Dubito che la musica abbia bisogno della tv per essere migliore. E’ vero che ormai guardiamo videoclip da 40 anni. Ma è anche vero che l’immagine, o meglio la costruzione di un personaggio, ha lanciato decine di meteore che poi come boomerang sono tornate in fretta al mittente perché vuote come vasi di creta appena sfornati”.

Conclude: “a me piace ascoltare la musica, andare ai live, condividerla. Sempre di spettacolo si tratta, però è uno spettacolo leggermente diverso”.

A proposito di talent show, Saverio Grandi ha composto Due respiri per Chiara, scritta con Luca Chiaravalli e Eros Ramazzotti, Dove si vola per Marco Mengoni, scritta con Bungaro, Per sempre per Marco Carta e Ad occhi chiusi per Virginio scritta con lui.

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