Tiziano Ferro a ‘Domenica In’: “La violenza psicologica non è meno grave di quella fisica”

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Tiziano Ferro

In collegamento da Los Angeles, Tiziano Ferro è il super ospite di Mara Venier, a Domenica In. La decima puntata del popolare contenitore domenicale si apre con un’ampia intervista al cantautore di Latina, che ripercorre con la “padrona di casa” le tappe più importanti della sua carriera e vita privata. Lo spunto è dato dagli ultimi due progetti del cantante, usciti “a braccetto” il 6 novembre. Accetto miracoli: l’esperienza degli altri, primo disco di cover dell’artista, e Ferro, il docu-film sulla sua vita, uscito su Amazon Prime Video.

Tiziano racconta gli anni difficili dell’adolescenza, scanditi dai numerosi episodi di bullismo, il suo conflittuale rapporto con il cibo e la dipendenza dall’alcool, il rapporto salvifico con la musica, l’amore per il marito Victor Allen, e le ultime esperienze lavorative, come Sanremo 2020. Parlare delle mie ferite è stato l’inizio di una terapia molto importante, che consiglio a tutti, per qualunque condizione ‘scomoda’. Che sia una malattia, depressione, ansia, dipendenza, nel momento stesso in cui esci dalla segretezza, la “curi” sempre un po’. Io non dimentico mai niente, il ‘lavoro’ è stato imparare a dire le cose”.

Nel rivedere le foto dell’infanzia, Ferro dice: “quando rivedo me piccolo, faccio quello che la mia psicologa mi chiede di fare ‘parla con il tuo bambino, le ferite che porti dentro sono quelle che lui ancora vive’. Quando oggi mi rivedo penso: ‘perché pensavi di non essere all’altezza’? Le cicatrici – continua –ora sono i miei superpoteri. Ora so come si arriva a quelle cicatrici, e so che esistono delle soluzioni. Il documentario non è una celebrazione del dolore, ma delle soluzioni. Passiamo la vita a sperare di essere ricordati, e poi vogliamo coprire le cose che ci rendono unici”.

Il cantante ricorda i compagni di scuola che lo bullizzavano, e commenta: “io non porto rancore, perdono tutti. Quando sono venuti da me l’autografo gliel’ho fatto ‘ancora più bello’, perché la soddisfazione era ancora più grossa. Alle superiori – aggiunge – ho avuto le prime amicizie con le ragazze. Questa mia sensibilità e corpo così atipico probabilmente le faceva sentire sicure. Mi scrivevano per la prima volta sul diario i testi delle canzoni e TVB (ti voglio bene). Mi hanno insegnato che ‘ti voglio bene’ si dice e può essere anche vero”.

Nel corso dell’intervista il cantante rammenta i suoi inizi, e la promozione dei primi successi in giro per il mondo. “Oggi è bello vedere tanti cantanti che mostrano le loro curve, femminilità o mascolinità con orgoglio. Invece per me, ricordo che i primi successi avevano creato un ‘unico problema’: sembravo troppo gay. Il punto è che lo ero. L’unica soluzione che trovavano era di non farmi vestire come volevo. Arrivato all’aeroporto mi portavano con la valigia in bagno e mi ‘vestivano’ con vestiti ritenuti più maschili. Il mio senso del dovere non mi permetteva di dire una parola. È un senso di violenza psicologica che rimane, e non è meno grave di quella fisica”.

A tal proposito Tiziano tocca il tema della legge ‘contro l’odio’. “Provare a denigrare una persona , crea dei danni mentali che la segneranno per sempre. La legge serve, perché i danni all’umore non sono meno gravi di quelli del corpo. La discrimazione e l’odio arrivano in maniera più sottile, io pensavo che avessero ragione, perché me l’avevano imposto. La legge contro l’omofobia deve passare: quando fai una regola la percezione delle persone sul tema cambia. Serve iniziare a parlare alle persone e dire loro che non è possibile discriminare e attivare violenza psicologica che non risponde a tue caratteristiche preconcette”.

Del disco di cover, Ferro sottolinea la collaborazione con Marco Sonzini: “un ragazzo che ha cambiato la mia percezione della registrazione. Un ragazzo di Piacenza che vive qui (dove ‘si è fatto un gran mazzo’), e mi ha riportato alla capacità di divertirmi quando faccio un disco. Una cosa che non provavo da un po’. Ho sempre voluto cantare queste canzoni, le ho registrate e proposte alla casa discografica”.

Sul finire dell’intervista Ferro si commuove ricordando la nonna scomparsa. “L’accettazione è la cosa più complessa. Credo che non si possa essere credenti prendendo solo quello che ti pare. Credo in un posto migliore, quindi a 40 anni mi sento obbligato a non cedere a questa assenza fisica. Gli insegnamenti e l’amore non vanno mai via. Ricordo che l’unica cosa che lei voleva da me era che andassi a messa, e io con lei ci andavo e avevo piacere nel sentire i sermoni. La sua gioia era quella e io lo facevo volentieri. Mia nonna mi ha insegnato la spiritualità bella, di unione, e quando è andata via mi sono obbligato a ricordare quello che lei mi ha insegnato”.

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