Un sacco di auguri Carlo! Grazie per le ragazze

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Carlo Verdone

Probabilmente nel campo della commedia internazionale è stato Woody Allen a scrivere i ruoli femminili più belli e sfaccettati del cinema, dando la possibilità a tantissime sue attrici di vincere l’Oscar: Diane Keaton, Dianne Wiest (per due volte), Mira Sorvino, Penélope Cruz, Cate Blanchett. Caratterizzazioni e sfumature mai banali, che Allen ha saputo raccontare anche grazie a una regia in grado di valorizzare nel dettaglio le personalità delle sue interpreti.

Carlo Verdone in questo non è stato da meno. Indubbiamente le storie e i mondi descritti sono diversi, ma il regista italiano ha saputo sottolineare la bellezza, l’imprevedibilità, la forza, la dolcezza e le paure delle sue protagoniste in maniera davvero unica per il panorama italiano. Sicuramente alle spalle c’è la grande commedia nostrana e le sue “regine” (Vitti, Sandrelli, Melato, Loren…), ma c’è anche uno studio quasi “maniacale”, che gli ha permesso di cucire addosso alle sue compagne di viaggio movimenti e parole perfette per la loro fisicità.

Già dai primi passi nel mondo del cabaret e della televisione si intuisce come Verdone sia un attento osservatore del mondo che lo circonda. Sono i vicini di casa o gli sconosciuti visti per strada la prima fonte d’ispirazione per i suoi sketch, da cui nascono personaggi memorabili carichi di tic, strane parlate, atteggiamenti pieni di comicità e anche di malinconia, gli stessi personaggi che porterà in seguito sullo schermo con i suoi primi film.

Sono indimenticabili il suo “bambolotto” ingenuo Leo e il coatto Enzo, che vuole partire alla conquista delle donne polacche con le calze di nylon, in Un sacco bello (1980) e sono ormai “mitologici” il logorroico Furio e l’emigrante Pasquale, con tanto di Alfasud rossa, di Bianco, rosso e Verdone (1981). Ma già in questi primi lavori si riconoscono delle riuscitissime presenze femminili. La hippie Fiorenza, interpretata da Isabella De Bernardi (figlia dello sceneggiatore Piero De Bernardi), con la sua parlata inframezzata dalla rumorosa masticazione di un chewing-gum, la meravigliosa Elena Fabrizi (Sora Lella) nel ruolo della “acutissima” nonna Teresa e la succube e fragile moglie di Furio, Magda, ruolo magistralmente interpretato dall’attrice russa Irina Sanpiter, che con uno scatto d’orgoglio finale sia allontana dall’inferno familiare per fuggire con un playboy.

Nel 1982 è la svolta con Borotalco. Verdone abbandona momentaneamente “macchiette” e accenti reinventando un personaggio più naturale e costruendo attorno alla figura di Eleonora Giorgi la prima eroina verdoniana. Una ragazza libera, emancipata, appassionata della vita e della musica, ma con una fragilità interiore pari solo a quella del personaggio interpretato da Verdone, che grazie a lei riesce a uscire dalla sua mediocrità. Con questo ruolo Eleonora Giorgi conquista il David di Donatello come miglior attrice protagonista e Borotalco si porta a casa anche quello per il miglior film, miglior attore protagonista (Verdone), attore non protagonista (Angelo Infanti) e colonna sonora (Lucio Dalla, Fabio Liberatori). Verdone inizia così un nuovo percorso artistico che lo porterà a raccontare sempre di più le sfumature femminili.

Il film successivo Acqua e sapone ha come protagonista una donna/bambina (citando il brano degli Stadio che fa da colonna sonora al film), interpretata dall’esordiente Natasha Hovey, che aiuta il regista a raccontare un ruolo molto sfruttato nella prima metà degli anni ’80, la baby modella. Verdone si ispira al fenomeno iniziato con il personaggio della “lolita” Brooke Shields a livello internazionale e lo analizza per una ambientazione italiana, perdendo però un po’ quella strada che aveva intrapreso con Borotalco.

Solo nel 1987, con Io e mia sorella, torna a descrivere un personaggio femminile fortemente strutturato e si mette in secondo piano con il ruolo di un uomo comune totalmente soggiogato dalla impetuosa e disordinata sorella interpretata da Ornella Muti. Si mette di nuovo in disparte anche nel bellissimo film corale Compagni di scuola (1988) e in Stasera a casa di Alice, sempre con Ornella Muti, per lasciare spazio a donne intraprendenti e anche malinconiche.

Riuscire a toccare l’universo femminile in modo così delicato e veritiero non è una sfida da poco, ma con l’aiuto della sceneggiatrice Francesca Marciano, Verdone riesce a fare un ulteriore passo avanti con Maledetto il giorno che t’ho incontrato. Una storia che deve sicuramente molto alle idee di questa nuova collaboratrice, con cui il regista lavorerà per altri grandi successi, ma è l’alchimia che nasce con l’attrice Margherita Buy a rendere questa commedia sofisticata una delle più belle della sua filmografia.

Trova poi un’altra partner perfetta nell’allora diciannovenne Asia Argento, che con il ruolo della ragazza paraplegica in Perdiamoci di vista (1994) vince il suo primo David di Donatello come attrice protagonista. Nel 1995 scopre invece quella che sembra essere la sua vera sorella-gemella artistica, Claudia Gerini.  Con lei costruisce un personaggio verdoniano vecchio stile a cui aggiunge una difficile linea di tristezza per il ruolo di Jessica nel film a episodi Viaggi di nozze (1995). Ci sono altre due bravissime interpreti nel film, Cinzia Mascoli e Veronica Pivetti, ma la coppia coatta di Jessica e Ivano (Verdone) colpisce per la tragica incomunicabilità. Gerini e Verdone sono perfettamente a loro agio anche in Sono pazzo di Iris Bond (1996), una commedia riuscitissima dai toni amari e con dei momenti musicali adattissimi ai due personaggi. Con questo film abbiamo sicuramente la conferma di avere davanti un ottimo regista e interprete, ma abbiamo soprattutto la nascita di una nuova “stella”, Claudia Gerini.

Carlo Verdone è un autore davvero molto prolifico e nel corso degli anni porta sul grande schermo diversi partner maschili come Beppe Fiorello in C’era un cinese in coma, Silvio Muccino nel riuscito Il mio miglior nemico, Pierfrancesco Favino e Marco Giallini con Posti in piedi in paradiso e Antonio Albanese in L’abbiamo fatta grossa, tuttavia è ancora con i ruoli femminili che riesce a raccontare sentimenti profondi, come se si sentisse più a suo agio. Troviamo il suo stile ormai collaudato ne L’amore è eterno finché dura, con Laura Morante e Stefania Rocca, e in Io, loro e Lara in cui la protagonista, Laura Chiatti, ricorda non poco Eleonora Giorgi in Borotalco. Delle ultime due decadi è forse un altro film corale il suo miglior lavoro, Ma che colpa abbiamo noi. Nuovamente interpretato da Margherita Buy e da altre due forti caratterizzazioni femminili imbastite su Lucia Sardo e Anita Caprioli.

Tra le tante “ragazze” che lo hanno accompagnato nei suoi quarant’anni di cinema è difficile scegliere le più rappresentative, ma ci provo con questi cinque film in omaggio ai suoi “troppo fortissimi” settant’anni.

Io e mia Sorella (1987)

Carlo Verdone

Quando Ornella Muti ha firmato il contratto per il film non aveva avvisato la produzione che era incinta di cinque mesi. Rocambolesche sono state le avventure del protagonista, Carlo, per gestire le disgrazie che gli procura la turbolenta sorella con il suo arrivo, così come sono state rocambolesche le problematiche che ha avuto Verdone per nascondere il pancione della sua attrice che era sempre più visibile durante le riprese.
Nei giorni degli ultimi ciak a Brighton i forti dolori della Muti stavano davvero per far saltare la produzione, ma tutto lo staff riuscì a risolvere le grane, compresa quella di aver perso il chitarrista che doveva interpretare l’amante della Muti, ritrovato poi ubriaco e “fatto” in uno sperduto appartamento nella zona di Eastbourne. Alla fine Io e mia Sorella è arrivato nelle sale ed è stato un successo.
L’Italia, l’Ungheria e l’Inghilterra fanno da cornice alla prima commedia europea girata da Verdone, in cui lo sperduto Carlo si ritrova a combattere con due visioni del mondo: quella borghese e statica rappresentata dalla moglie e collega musicista Serena (Elena Sofia Ricci) e quella folle e anarchica della sorella Silvia (Ornella Muti), tornata a Spoleto per i funerali della madre. Trascinato dagli amanti, mariti, figli e da tutti i catastrofici eventi apparsi a causa di Silvia, Carlo perderà quella stabilità, o finta tale, che aveva nella sua semplice routine quotidiana.
Azzeccatissima, come in tutti i film di Verdone, è la scelta dei brani musicali usati per la colonna sonora, ma la bellissima Loving You Again di Chris Rea regala al finale del film la giusta ciliegina sulla torta.
Due David di Donatello: miglior sceneggiatura e miglior attrice non protagonista, Elena Sofia Ricci.

Compagni di Scuola (1988)

Carlo Verdone

Le prime immagini del film, nei titoli di testa, sono proprio quelle di una donna che si trucca molto lentamente con precisi dettagli su rossetti e cipria. Un trucco che serve a nascondere la mediocrità della vita di quella figura, Nancy Brilli, e di tutti i compagni di scuola riuniti per una rimpatriata, a quindici anni dal diploma, che si rivelerà una fiera di infelici e disperati esseri umani.
Una storia concepita dopo una cena tra vecchi compagni di liceo che lo stesso Verdone aveva fatto nel 1983 e in cui le cose non erano proprio filate lisce. Un film corale, dichiaratamente ispirato al capolavoro Il grande freddo di Lawrence Kasdan, in cui tutti sono protagonisti e nessun personaggio prevale sull’altro, nemmeno quello dello stesso Verdone.
I ruoli maschili sono davvero ben delineati, in particolare quello del politico stronzo e cocainomane Mauro Valenzani (Massimo Ghini), del volgare e arricchito Walter Finocchiaro, interpretato dal quarantaquattrenne esordiente Angelo Bernabucci, e soprattutto del cantante fallito e indebitato Bruno Ciardulli, in arte Tony Brando, magnificamente rappresentato da Christian De Sica in una delle caratterizzazioni più riuscite della sua carriera.
Sono però le otto donne protagoniste a dare le emozioni più intense al film. L’avvenente ideatrice della riunione Federica Polidori (Nancy Brilli), che poteva essere qualunque cosa nella vita ma ha fallito, e che ciò nonostante è la più sincera e generosa del gruppo, la bellissima e malinconica Valeria Donati (Eleonora Giorgi), accompagnata dalla triste e acida amica morbosamente incollata a lei Jolanda Scarpellini (Isa Gallinelli) e poi la zitella psicologa Maria Rita Amoroso (Athina Cenci) in grado di aiutare gli altri, ma non se stessa.
Il momento più commovente spetta invece a quella che sembra essere la spiritosa della classe, Gioia Savastano (Carmela Vincenti), quando cerca di allattare furtivamente, a causa della sua sterilità, il bambino dell’amica Gloria Montanari (Luisa Maneri) e tra le due nasce un bellissimo momento di comprensione e complicità. Tutte le presenze femminili ritratte sono perfettamente incorniciate in attrici meticolosamente scelte dal regista, che riesce a raccontare con sempre più intelligenza e delicatezza, mantenendo costanti i ritmi della commedia.
Il produttore Mario Cecchi Gori tirò letteralmente il copione addosso a Verdone quando gli venne presentato, perché era convinto che fosse troppo triste e troppo logorroico, ma fortunatamente alla fine si convinse e il film venne girato in nove settimane in un unico ambiente, Villa dei Quintili. Compagni di scuola è diventato un cult e nel tempo non ha perso minimamente il suo fascino.
David di Donatello ad Athina Cenci come miglior attrice non protagonista.

Maledetto il giorno che t’ho incontrato (1992)

Carlo Verdone

La regista e attrice Francesca Marciano, protagonista tra l’altro ne La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, scrive insieme a Carlo Verdone una sceneggiatura che si muove sul filo della commedia americana tipica di quel periodo, molto vicina allo stile di Harry ti presento Sally e indubbiamente al cinema di Woody Allen. Una collaborazione preziosa che porterà il regista verso un genere più sofisticato e ancora più personale.
Maledetto il giorno che t’ho incontrato è sostanzialmente diviso in due segmenti: il primo, in cui i protagonisti diventano amici condividendo depressioni e psicofarmaci in una Milano pronta a “schiacciarli” ancora di più nelle loro fobie e con la maggior parte delle scene girate in interni, e il secondo che si trasforma in una sorta di road movie liberatorio e salvifico tra le strade di Londra e i paesaggi della Cornovaglia dove Bernardo (Verdone) e Camilla (Margherita Buy), che in effetti ricorda Meg Ryan in Harry ti presento Sally, capiscono finalmente che solo insieme possono farcela.
In tutto questo c’è anche una sorta di indagine misteriosa che il giornalista musicale Bernardo intraprende per svelare alcuni misteri celati dietro la morte di Jimi Hendrix. Verdone, da grande appassionato del rock, ci concede in quasi ogni suo lavoro elementi musicali di grande effetto, che diventano veri e propri co-protagonisti delle storie e anche qui non fa eccezione con ben sei canzoni di Hendrix nella colonna sonora.
Tra gli interpreti c’è anche l’attrice genovese Elisabetta Pozzi che grazie al ruolo della ex fidanzata di Bernardo vince il David di Donatello come miglior attrice non protagonista, mentre Verdone si porta a casa quello per il miglior attore protagonista e per la miglior sceneggiatura insieme a Francesca Marciano, che in fase di scrittura ha lavorato soprattutto sul personaggio della Buy. Il film vince anche il David per la fotografia e il montaggio, ricevendo il plauso unanime della critica e diventando anche un grande successo al botteghino, con un incasso di tredici miliardi di lire.

Sono pazzo di Iris Blond (1996)

Carlo Verdone

Dopo il successo della commedia grottesca Viaggi di nozze (1995), Verdone non poteva abbandonare una partner/gemella come Claudia Gerini e decide di rimettere mano a una vecchia idea che sembrava scritta per lei, ritornando anche un po’ al canovaccio imbastito con Maledetto il giorno che t’ho incontrato.
Il musicista Romeo (Verdone), emigrato in Belgio, incontra la cameriera Iris (Claudia Gerini) e capisce che lei è la donna della sua vita, come le aveva predetto una cartomante di Napoli. Lui perde la testa, ma cerca di mantenere un rapporto solido per costruire il duo Iris Blond and The Freezer, che inizia riscuotere un notevole successo finché non arriva una proposta impossibile da rifiutare.
Già dal titolo si capisce l’importanza del personaggio femminile interpretato magistralmente da Claudia Gerini, che domina incontrastata la scena nei duetti con Verdone, soprattutto nelle parti musicali, di cui il film è davvero ricco. Brani originali concepiti da Lele Marchitelli e cantati proprio dalla stessa Gerini, che anticipa di molti anni il suo primo album solista Like Never Before (2009). Un mix di pezzi pop techno/dark anni ’90 che ricordano le sonorità di uno degli autori più amati da Verdone, David Sylvian dei Massive Attack, e in particolare degli Everything But the Girl, che vengono un po’ imitati nelle movenze dai due attori.
Verdone regista porta sullo schermo una riuscitissima commedia amara, ineccepibile dal punto di vista tecnico e della recitazione, basta anche solo guardare nel dettaglio la messa in scena dell’esecuzione sul palco di Such a Bad Girl per capire l’evolversi di un autore in grado di sperimentare nuove “tonalità” in ogni suo lavoro e di realizzare ritratti di donne libere, indipendenti, complesse e mai stereotipate.
Sono pazzo di Iris Blond piacque molto anche alla Miramax, che lo fece uscire in un cinema di New York e come DVD nel mercato americano.
È uno dei film preferiti dallo stesso Carlo Verdone. Premio Flaiano a Claudia Gerini come miglior attrice protagonista.

L’amore è eterno finché dura (2004)

Carlo Verdone

La coppia italiana è fragile e insicura. Gilberto (Verdone) cerca alternative al matrimonio provando nuove avventure con lo Speed date, molto in voga nei primi anni 2000, mentre la moglie Tiziana (Laura Morante) ha un amante di cui non è convintissima. Inevitabilmente tutto si sfascia e a farne le spese è anche la figlia Marta (Lucia Ceracchi). Quando Gilberto viene sbattuto fuori di casa si ritrova ospite del suo amico Andrea (Rodolfo Corsato) e della sua nuova compagna Carlotta (Stefania Rocca), l’unico vero personaggio positivo che, nonostante la sua giovane età, è in grado di dare gli unici consigli sensati di cui Gilberto ha bisogno.
Tutti sono bravi a ricoprire i loro ruoli: Verdone, impacciato e pauroso per un destino incerto, la Morante perennemente in ansia, parte che forse ha fatto un po’ troppo spesso nella sua carriera, entrambi incapaci di ricominciare una nuova vita, e poi Stefania Rocca, la migliore del film. Con il suo sguardo sognate, il suo sorriso malinconico e la sua ironia riesce a portare la storia nella direzione meno “telefonata” e dà nuovamente a Verdone la conferma di saper scegliere l’attrice giusta per il ruolo giusto e la capacità di raccontare, anche in questo caso, una storia di sentimenti che non necessariamente deve prendere la strada del “volemose bene anche se…”, preferendo l’incertezza della vita come un morbido cuscino su cui adagiarsi.
In L’amore è eterno finché dura, titolo azzeccatissimo, si ride sulle paure del “quotidiano” tipiche degli adulti e si ci avvicina ai tempi che cambiano, senza bisogno di bugie e di finzione, come sottolinea la frase che nella scena finale del film dice Tiziana ad Andrea: «Perché dobbiamo far finta di essere forti».
Anche in questa commedia c’è un richiamo al rock con alcuni vinili storici, come il live di Woodstock, che vengono maneggiati dai protagonisti e con il concerto di Joe Cocker a cui Gilberto assiste più o meno a metà del film.
Nastro d’Argento a Laura Morante come miglior attrice protagonista.

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Massimo Santimone
Nato a Genova nel 1967 e vissuto felicemente con un cinema a due metri dal portone di casa. Con un diploma in sceneggiatura preso presso la Scuola d’Arte Cinematografica di Genova ho realizzato diversi spot e cortometraggi, di cui uno fighissimo dal titolo “Il Caso Ordero”. Una cosa tira l’altra e sono arrivato a fare inserti di cinema e poi programmi in diverse radio: Radio Genova Sound, Radio Nostalgia, Radio City e ora Radio Aldebaran. Dal 2017 sono il direttore dei programmi del Riviera International Film Festival.

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