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Le pellicole, in versione integrale e restaurata, in doppia lingua
È il 1951 quando un giovane di belle speranze, innamorato del cinema, entra per la prima volta in un piccolo appartamento parigino al numero 146 degli Champs Élysées, sede della rivista Cahiers du Cinéma. Il ragazzo diciannovenne si chiama François Truffaut, ha avuto un’infanzia difficile, ha conosciuto il riformatorio e ha praticato mille mestieri. Ma è in questo appartamento che troverà la sua strada, inizialmente sotto l’ala protettiva del grande critico André Bazin, per poi aderire a quella corrente cinematografica rivoluzionaria, la nouvelle vague, insieme ai colleghi Godard, Rivette, Rohmer ed altri, duri oppositori del cinéma de papa, dei Delannoy, Duvivier, Autant-Lara, Carné, accusati di genericità e di realismo psicologico e di una totale mancanza di riferimenti etici ed estetici che saranno invece le caratteristiche principale del nuovo movimento. Dal 1955 al 1959 il futuro regista scrive recensioni spesso ferocissime su Cahiers du Cinéma, ma la sua aspirazione è quella di passare dietro la macchina da presa.


Nel 1959 il suo primo lungometraggio I 400 colpi viene presentato al Festival di Cannes, storia di un quattordicenne ribelle di nome Antoine Doinel, interpretato da Jean- Pierre Léaud, che si ribella al mondo crudele degli adulti. Il film, vincitore del palmares per la miglior regista e manifesto ufficiale dei registi della Nouvelle Vague, ottiene un successo senza precedenti di pubblico e di critica e il personaggio di Antoine Doinel, quasi un alter ego del cineasta, sarà al centro di altri quattro film.
Nel 1960 François gira Tirate sul pianista, pellicola ingiustamente tra le meno conosciute che si rifà al classico cinema nero americano degli anni Quaranta; le peripezie di un musicista (l’ottimo Charles Aznavour) implicato suo malgrado in una diatriba tra gangsters.

Nel 1963 tocca al capolavoro, Jules e Jim, ambientato tra il 1912 e il 1918. Due giovanotti della buona borghesia, Jim (Henri Serre), francese dandy e Jules (Oskar Werner), un tedesco generoso e tenero, si innamorano di Catherine (Jeanne Moreau), una donna libera e indipendente. Lei sceglie Jules, ma lo scoppio della prima guerra mondiale costringe i tre a separarsi. Nel 1918 in un clima di pace e di serenità Jules e Catherine diventati marito e moglie e genitori di una bambina, vivono in campagna. Il loro rapporto è però in crisi e così l’arrivo Jim cambia le cose. Il menage à trois prosegue tra ripensamenti, attese, lettere e nuove promesse d’amore per poi concludersi tragicamente. Tratto da un romanzo di Henri-Pierre Roché, l’opera è una riflessione sul rapporto tra uomo e donna negli anni Sessanta (“la coppia forse è un’istituzione superata- afferma Truffaut– ma al momento non vi sono altre alternative”).


Nel 1964 gira il noir La calda amante, storia di un triangolo amoroso che finirà tragicamente. Nel 1968 arriva sugli schermi Baci rubati, protagonista Antoine Doinel, che ritornato dal servizio militare, ritrova la sua ragazza Christine, ma fa fatica a esprimerle il suo amore. Un giorno mentre i due fidanzati sono seduti su di una panchina si avvicina un uomo misterioso che dichiara alla giovane il suo amore eterno. Poi se ne va e Antoine e Christine turbati si allontanano al suono della canzone Que reste-t-il de nos amours? di Charles Trenet.

Del 1971 è Le due inglesi, tratto dal romanzo di Henri-Pierre Roché, ambientato agli inizi del Novecento, con il solito Jean-Pierre Léaud nei panni di un giovanotto francese conteso sentimentalmente da due sorelle inglesi in Cornovaglia. Un’opera nella quale Truffaut sembra dirci che la vera felicità amorosa dura sempre pochi attimi fuggenti, ma quando arriva non bisogna lasciarsela scappare…

L’anno dopo tocca a Mica scema la ragazza!, una divertente commedia nera incentrata su di una giovane all’apparenza timida ed indifesa, ma in realtà delinquente ed assassina.


Nel 1979 è la volta di L’amore fugge, quinto e ultimo capitolo delle avventure di Antoine Doinel e del 1980 è lo splendido film sul teatro e sulla vita, L’ultimo metro, ambientato durante l’occupazione tedesca a Parigi; la vicenda di un regista ebreo perseguitato e costretto a nascondersi nella cantine del teatro e di sua moglie, un’attrice famosa che si innamora di un giovane e brillante attore.

Nel 1981 gira La signora della porta accanto, intenso melodramma sulla passione amorosa e una delle sue pellicole più amate dal pubblico e dalla critica. Due ex amanti si ritrovano vicini di casa dopo alcuni anni e scoprono che il loro amore non si è ancora spento.

Nel 1983 arriva sugli schermi l’ultima fatica cinematografica diretta dal regista prima della sua prematura scomparsa: Finalmente domenica!, un giallo girato nello stile della vecchia Hollywood che vede la segretaria di un uomo d’affari (Fanny Ardant) trasformatasi in detective per salvare dall’accusa di omicidio il suo principale (Jean-Louis Trintignant), di cui è innamorata.







































