Edoardo Bennato: “Cercavo il successo anche quando suonavo per strada. Noi dello spettacolo dobbiamo stringere i denti”

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Un Edoardo Bennato in “gran forma”, provocatore e ironico, presenta il suo nuovo disco, che ha per copertina la prima pagina di un giornale, “in cui gli ‘strilli’ dei giornali sono i titoli delle “canzonacce”, e un titolo che non passa inosservato, Non c’è. Il concept album, in uscita il 20 novembre, è un mix tra brani storici, risuonati con la band in una chiave più blues rispetto agli originali, e inediti, che convivono in perfetta armonia, legati dal filo conduttore che racchiude il pensiero del cantautore napoletano, o “Bennato Pensiero”, per dirlo con parole sue. Le canzoni storiche sono legate alle ‘canzonacce’ di adesso, e a legarle è l’attualità. Basta pensare “una di notte, c’è il coprifuoco” di Bravi ragazzi, o all’essere “tutti sulla stessa barca” di Salviamo il salvabile”, entrambe del 1974, ma che “sembrano scritte ieri”. Con Non c’è, primo singolo estratto e titletrack, Bennato torna quel ragazzino che fu rifiutato dalle case discografiche, dopo il primo album, Non farti cadere le braccia (’73), e si mise a suonare per strada per protesta, davanti alla Rai, che giudicava la sua voce ‘sgraziata’. Anche il Covid fa capolino nel disco, con le vignette che vanno a chiudere l’album, e che contengono dei riferimenti precisi: il virus che parla con Maroni, Grillo, D’Urso e Salvini. I fumetti sono di Loredana Nicosia , “una ragazza di Catania che penso mi conosca più di quanto io conosca me stesso. In questo modo ironizza su questa necessità dei media di catalogare i ‘buoni e i cattivi’”. A preoccupare il cantautore il divario economico, sociale e culturale tra Nord e Sud del mondo, e “un’infezione costante che si chiama razzismo”.

Intervista

La copertina del disco è la prima pagina di un quotidiano. È anche una provocazione per i giornalisti?
Tutto quello che faccio è poesia, ma soprattutto provocazione. Noi siamo completamente fagocitati dai media. Le copertine le ho sempre concepite io, fin dalla primissima di I buoni e i cattivi, in cui c’erano due carabinieri ammanettati. Nell’album successivo, Io che non sono l’imperatore, c’era un mio progetto alternativo per la metropolitana di Napoli, nella successiva, La torre di Babele, ho realizzato un disegno in cui ho immaginato uno scatto della famiglia umana che fa la guerra. Anche negli album successivi, Pronti a salpare, L’uomo occidentale… le copertine le ho sempre realizzate su mie idee. Questa volta ho pensato di utilizzare la prima pagina di un quotidiano che esce oggi: c’è una relazione tra la geopolitica, problemi sociali, e le “canzonette”.

Un brano d’epoca, Bravi ragazzi, e Maskerate, un inedito, entrambi manifesto dei tempi che viviamo. Segno di come i brani storici convivano con i nuovi.
Una di notte, c’è il coprifuoco. E pensare che all’inizio sembrava quasi un gioco/ora non c’è più tempo per pensare. Tutti dentro chiusi ad aspettare/per controllare la situazione, c’è stato un programma alla televisione…
Ecco mi chiederà: come facevi nel ’74 a scrivere un brano come questo? Che parla di quello che viviamo oggi. Io non sono un indovino, un vate, né scruto la sfera di cristallo. Semplicemente, al di là delle convenzioni, dei luoghi comuni, stereotipi e demagogie, osservo in maniera disincantata la realtà che mi circonda. La osservavo in quel frangente e lo faccio ancora adesso. I brani della primissima ora si contemplano con gli ultimi. Maskerate è l’ultimo brano scritto, di cui abbiamo anche un video, ed è la colonna sonora di tutti i telegiornali di oggi e di domani.

La dittatura radiofonica è un tema che le è caro. Riallacciandomi a Non c’è, chiedo se pur di passare in radio si farebbe tentare dai talent.
Il mio obiettivo, quando scrivo canzoni, quando salgo su un palco, è di dare emozioni, buone vibrazioni. Mai come in questo momento storico abbiamo bisogno di essere reattivi. Già questa estate avevo scritto una ballata, con mio fratello Eugenio, La realtà non può essere questa, che parla della necessità di non crogiolarsi nelle nostre utopie e sogni. Non c’è è una favola rock, con il video a cartoni animati, realizzato da Marco Pavone (che ha realizzato anche La fantastica storia del pifferaio magico), in cui il protagonista è questo ragazzino che suona per strada, per conto proprio, rifiutandosi di scendere a compromessi con il baraccone apparentemente dorato ma infido della musica. Preferisce le canzoni fatte per conto suo, non cerca contatti con i gatti e le volpi, i mangiafuochi, grilli parlanti, insomma con il mondo allettante della musica. Non ha la necessità di diventare famoso, non cerca il successo. Io invece lo cerco fin dalla prima ora. Dopo il primo album, Non farti cadere le braccia (del ’73), fui licenziato. Mi giocai quindi l’ultima carta, e mi misi a suonare per strada, per attirare l’attenzione della gente e dei media. A Civitanova Marche, in un grande evento collettivo, ricevetti la “pantente” che mi era stata negata dall’industria della musica. Quell’estate feci tutti i festival. A ottobre la Ricordi mi richiamò e disse: “ci abbiamo ripensato. Sei diventato famoso”. Ero stato eletto a rappresentante dell’insoddisfazione giovanile in Italia, quindi poi feci il 45 giri con Salviamo il salvabile e poi l’album I buoni e i cattivi. Fin da quando mi misi per strada a suonare come il ragazzino della canzone, io inseguivo il successo, a mio rischio e pericolo. Ora, non so se è giusto inseguire il successo in ogni campo specifico della nostra attività, sia che uno faccia il giornalista, il medico, lo scienziato, e anche chi fa il prete, e vuole diventare Papa. Qualcuno potrebbe dirmi che l’eroe della favola rock è uno che rinuncia, si arrende, uno che non vuole accettare la lotta. In questo mondo in cui la separazione tra bene e male, giusto e non giusto, destra e sinistra, è molto labile, la classificazione di cui abbiamo bisogno ci porta verso la schizofrenia totale. I miei talent li ho già fatti, mi sono messo per strada, ho cercato di attirare l’attenzione. Ora mi renderei ridicolo. Il ragazzino è protagonista di una favola, poi c’è la realtà, e io mi muovo in equilibrio costante tra realtà e fantasia.

Parla di razzismo in L’uomo nero, in feat. con Clementino.
Da sempre, fin dalla prima ora, ho unito il mio ruolo di “saltimbanco”, cantautore, con il mio ruolo di architetto urbanista, e le mie conoscenze nel campo della geopolitica. Le canzonette nascono per questo, Arrivano i buoni, Salviamo il salvabile, Ma che bella città, sono brani punk che hanno una componente che guarda il sociale, il politico. Laddove per “politico” si intende il nostro rapporto con gli altri. Questa estate è uscito un mio libro, Giro girotondo. Codex latitudinis, sul tema, ispirato alla mia ballata Giro girotondo Tutti sulla stessa barca, tutti della stessa razza/ ma i cattivi sfortunatamente sempre ai posti di comando”. Affronto questo problema, il razzismo, che è un’infezione, una malattia, data anche dal terrore di avere delle conseguenze negative dagli emigranti. Pronti a salpare parla di emigrazione, ed collegato a una mia mostra di quadri, In cammino. Sono rappresentati, come nel libro, queste tele in cui ho scelto come soggetto i vucumprà, che hanno tutti la pelle nerissima e camminano sulle nostre spiagge. Intendevo parlare del cammino della famiglia umana, lento, costante, latitudinale, dal centro dell’Africa al Polo, che a mano a mano ha visto gli esseri umani avere la pelle sempre più chiara. Questa apparente differenza delle razze è dovuta a spostamenti latitudinali. A dispetto del colore della pelle, ogni essere umano ha le stesse potenzialità fisiche e morali. Tutto questo è affermato nel brano che canto con Clementino. Non a caso noi due abbiamo modelli che hanno la pelle nerissima, Chuck Berry, Ray Charles, Bo Diddley (con cui ho suonato), Bob Marley etc.
Poco fa parlavo di questo brano, al telefono proprio con Clementino. Brano che abbiamo fatto insieme, e che parte dalla minaccia che si faceva ai bambini: “fai il bravo, altrimenti arriva l’uomo nero e ti porta via”. È come uno spauracchio, e rimane ancora uno spauracchio per tutti noi, perché viviamo in una situazione di ignoranza totale. Per quanto riguarda i problemi culturali, religiosi, razziali, regna la confusione totale. Un’altra delle canzonette di questo album parla di questo, il Mistero della Pubblica Istruzione.

Dove se la prende un po’ con l’operato della ministra Azzolina…
Non me la prendo con nessuno, ironizzo su tutto e tutti, e prima di tutto su me stesso. La difende perché è siciliana anche lei?

Non la difendo.. e le confesso che il mio cognome è Troisi…
Allora è campana! Io sono un uomo del sud, parteggio per il sud, ma non per campanilismo. Insomma… non voglio essere complice delle scaramucce tra nord e sud dell’Italia, nord e sud del mondo. Devo difendere il sud con cognizione di causa, con presupposti, altrimenti presto il fianco anche io a tutto questo, e divento complice di questi addebiti tra nord e sud: voi siete le cicale, tutto il giorno a perdere tempo. Noi siamo le formiche, lavoriamo. L’Italia è certamente malata: in questo periodo poi si è accelerato il divario tra nord e sud, tra Reggio Calabria e Reggio Emilia, ed è pericoloso questo squilibrio precario.

Sono solo canzonette”, cito un suo album popolare. Sembra che il Governo l’abbia presa molto sul serio, vista la scarsa attenzione al settore.
È una situazione talmente grave, che in qualunque canale televisivo si va si parla solo di virus, morti, di dannazione e speranza di un vaccino. La gente è impaurita, confusa. Siamo costretti a stare in casa, anche se io mi considero un privilegiato. In questo momento mia figlia sta comunicando attraverso lo smartphone con la scuola. La tecnologia ci aiuta, meno male che c’è! La tecnologia va avanti, a dispetto della demagogia e dell’odiologia. Cos’è l’odiologia? Il metodo politico con cui si cerca di abbattere l’avversario, mentalmente e fisicamente.
Il Ministro Franceschini è messo in minoranza, gli altri Ministri gli avranno detto :“lo sappiamo che c’è disagio per la cultura e spettacolo. Ma la situazione è quella che è. Dobbiamo fare buon viso a cattivo gioco, noi politici, medici, la gente comune, e anche tutti quelli che fanno parte del ‘baraccone dello spettacolo’. Questa è una pandemia che ha colpito l’umanità, per il momento dobbiamo stringere i denti e tirare la cinghia”. Siamo tutti coinvolti, anche se non ce ne siamo neanche accorti, come diceva Fabrizio De André.

Bennato è diventato anche diplomatico. In fondo, come dice lui stesso, sempre a mo’ di provocazione: “Non mi conoscete più. Probabilmente non mi avete mai conosciuto”.

Otto i brani inediti in Non c’è: Geniale, un inno alla femminilità; Il Mistero della Pubblica Istruzione, pezzo dal risvolto politico; L’uomo nero, che tocca il tema del razzismo (in feat con Clementino); La bella addormentata, brano sull’amata Bagnoli, “che aspetta il bacio del principe per svegliarsi”; La realtà non può essere questa (scritta con il fratello Eugenio Bennato), risposta odierna a L’isola che non c’è; Maskerate, manifesto del tempo in cui viviamo; Non c’è, Signore e signori.

Quindici i brani di repertorio: Bravi ragazzi, Cantautore, Dotti medici e sapienti, Feste di piazza, Italiani, L’isola che non c’è, La verità, Le ragazze fanno grandi sogni, Mangiafuoco, Non farti cadere le braccia, Perché (feat. Morgan), Relax, Salviamo il salvabile, Tutti, Un giorno credi.

Bennato ha lavorato con l’affiatata band che è con lui da anni: Raffaele Lopez (pianoforte, organo Hammond, sintetizzatori, programmazioni), Giuseppe Scarpato (chitarre elettriche, chitarre acustiche, drums programming), Gennaro Porcelli (chitarre elettriche, chitarre acustiche, armonica), Arduino Lopez (basso).

Non c’è (per Sony Music – Legacy Recordings) è disponibile su cd e su doppio vinile, con venti tracce nella versione compact disc e ventitré in quella LP.

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