Francesco Totti, Tiziano Ferro, Sfera Ebbasta. Un nuovo fenomeno chiamato Pop fiction

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Pop fiction

Un paio di giorni fa dopo aver letto qualche recensione sui docufilm su Francesco Totti e Tiziano Ferro e sul film in uscita di Sfera Ebbasta mi sono chiesto: “Saranno casi isolati o stai a vedere che ora scoppia un nuovo filone fiction sui personaggi pop?”.

Così ho fatto un piccolo sondaggio sulle mie pagine facebook chiedendo agli amici : “Che personaggio vorresti vedere in un docufilm?”.

Sondaggio duplice, tanto per vedere se ho amici con affinità elettive e per saggiare l’interesse verso questo nuovo filone (che spero non decolli) su personaggi pop che però non è che abbiano una vita o uno storico culturalmente così importante per essere immortalati in un docufilm, che notoriamente vengono dedicato ad altissimi personaggi nel mondo dell’arte, del giornalismo, della cultura e dell’imprenditoria.

Il sondaggio ha dato esiti interessanti e confortanti. Hanno risposto in 250 in un paio di giorni. Primo in classifica è risultato Carmelo Bene. Secondo Gianmaria Volontè, ingiustamente dimenticato pur essendo a detta di molti il più grande attore cinematografico di sempre. Poi una lunga schiera di personaggi quali Fellini, Fontana, Luigi Nono, Enzo Tortora, Paolo Poli, Lelio Luttazzi, Piero Ciampi.

Tra le donne la prima è risultata Oriana Fallaci, poi la poetessa Alda Merini, con qualche interessante voto per Patty Pravo e la fotografa Tina Modotti, più conosciuta negli Stati Uniti che da noi.

Insomma un livello piuttosto alto dal punto di vista artistico, ma molti hanno dimenticato un elemento fondamentale per la narrazione di un personaggio in un docufilm, e cioè avere o aver avuto una vita interessante, piena di incontri, esperienze, successo ma anche guai, disavventure, improvvise cadute e risalite, tutto pane e ossigeno per raccontare anche aspetti diversi di una personalità.

L’anno scorso come autore e regista ho realizzato un docufilm dedicato a Enzo Jannacci, uomo interessantissimo non solo come artista e musicista ma anche come medico, attore, sportivo, poeta, simbolo di un’intera città come Milano nelle sue varie trasformazioni. Le testimonianze che ho raccolto sono state talmente piene di aneddoti e descrizioni che per montarlo ci abbiamo messo dei mesi.

Cosa che non potrebbe accadere su personaggi pop come Tiziano Ferro e Sfera Ebbasta, troppo giovanI per raccontare altro fuori dalla parabola del successo, che poi in definitiva è fin troppo facile e scontato da raccontare.

In qualità di autore, biografo e regista sono un po’ preoccupato per questo andazzo della Pop Fiction. Non vorrei che al posto dei personaggi che hanno segnato la storia della cultura del Novecento, il famoso “secolo breve”, chiamato così perché è accaduto di tutto e in fretta, ora si cominci a immortalare personaggi Pop solo perché famosi ma privi di una vita importante. Il tutto ridimensionerebbe sensibilmente l’importanza della documentaristica, riducendola a una esile vetrina promozionale di vip, con lo stile di una puntata da Rai Teche, cioè con un assemblaggio di filmati d’archivio senza nessuna narrazione biografica approfondita. Insomma nient’altro che un’estensione del loro profilo Instagram per i viventi o per un Blob d’archivio per gli scomparsi.

Il modello migliore da seguire è sempre quello americano. Loro non omettono niente, i pregi e i difetti, le virtù o i peccati, le luci e le ombre vengono trattate allo stesso modo per offrire al pubblico un racconto più esteso e avvincente possibile. Senza emozioni il docufilm o il documentario diventa noioso e inutile. Un caso clamoroso riguarda il rifiuto di Martin Scorsese di produrre un film su Frank Sinatra. Dopo mesi di incontri con gli eredi e famigliari molto reticenti a rivelare gli aspetti controversi della vita di Sinatra, Scorsese ha mollato il colpo.

“Non posso raccontare la vita di un uomo così controverso raccontando solo i suoi primati da classifica”. Scelta più che onesta e comprensibile dato che la vita di Sinatra e i suoi rapporti con la mafia ha prodotto un dossier dell’FBI di 650 pagine, oggi finalmente visibile sul sito dell’FBI con la sola esclusione di circa 50 pagine ancora criptate.

Ma, come cantava Vasco, “Non siamo mica americani”. Così ecco che qui si producono i docufilm sui calciatori e i rapper che hanno un vissuto talmente ristretto da mettere in difficoltà qualsiasi sceneggiatore possibile.  Ora senza togliere nulla al mitico Francesco Totti, che perlomeno incarna non solo un’intera squadra ma un’intera città, ma vuoi mettere a confronto la sua vita e quella di Pelè o di Maradona? Non c’è partita.

Qualcuno dirà : “Lo vuole il pubblico”. Grossolana idiozia. Il pubblico consuma ciò che gli viene dato. È l’offerta che domina, non la domanda, e mai come in questo periodo storico le due componenti sono profondamente divise e sconnesse. Spero che nel 2021 e 2022 non ci tocchi vedere docufilm a basso costo su personaggi strapop ma poco raccontabili. Eppure ci scommetto che prima o poi usciranno i docufilm su Cracco, Scanzi e qualche influencer, i vampiri dei follower, e intanto saranno dimenticati i personaggi che ci hanno fatto emozionare per una vita intera, così alle future generazioni non resterà che informarsi su Wikipedia. Dio non lo voglia. 

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Roberto Manfredi
Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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