Pino Marino: «L’Arte è l’industria pesante di questo Paese»

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Sensibile, delicato e controcorrente.  Il cantautore romano Pino Marino festeggia i suoi 20 anni di carriera con un disco, Tilt, nato  a distanza di cinque anni dal suo ultimo “Capolavoro” e  nei mesi più difficili di questo 2020 tutto in salita.

Una carriera lunga e ricca di serate nei locali romani iniziata nel 1992 con il suo primo progetto, il trio Pi.Ste.Da.Pi. Da allora non si è più fermato, intraprendendo la strada del cantautorato d’autore.

Il singolo che ha anticipato il nuovo album, Calcutta, partendo da una Roma splendida e complessa, è un piccolo grande viaggio introspettivo nell’ animo umano e nella società di oggi, fuggevole e superficiale. Il video che accompagna il brano è altrettanto suggestivo ed è diretto dal regista Marco Arturo Messina.

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L’album, coprodotto da O’Disc e Pineta Produzioni, è stato arrangiato dallo storico collaboratore e batterista Fabrizio Fratepietro e dallo stesso Pino Marino. Inoltre, la collaborazione del contrabbassista Pino Pecorelli (altro componente storico) consolida il Trio con cui tutto ebbe inizio, discograficamente, 20 anni fa.

Pino Marino è autore dei dieci brani e alla sua voce si uniscono quelle di tre prestigiosi ospiti: Tosca canta “Roma bella”, canzone per lei scritta in questa occasione, Ginevra Di Marco duetta con Pino in “Maddalena” e Vinicio Marchioni a suo modo ricuce e interpreta tutti i “Tilt” apparsi in queste canzoni nella traccia di chiusura che porta il nome dell’album. Altri contributi di rilievo a questo lavoro sono quelle di Roberto Angelini alla chitarra e Giovanna Famulari al violoncello. Fernando Pantini (chitarra), Vincenzo Vicaro (sax) e Agnese Valle (clarinetto).

La copertina, la foto dal titolo “L’ora del bagnetto, Gaza” è stata scattata da Emad Nassar nel 2015 e ha vinto lo Sharjah Award in Medio Oriente. Lo scatto ritrae Salem Saoody, 30 anni, mentre sta facendo il bagno a sua figlia Layan e sua nipote Shaymaa nella vasca da bagno, unico pezzo della casa rimasto illeso dai bombardamenti.

Un disco bello e profondo, in un momento in cui la superficialità troppo spesso prevale. L’Arte va preservata e questo lavoro lo dimostra pienamente.

Vent’anni di carriera rappresentano un traguardo importante. Cosa ti ha regalato la musica in tutti questi anni?
La visione che altrimenti non avrei avuto. Possiamo essere più o meno dotati e più o meno consapevoli di esserlo, ma una tennista, un poeta, un saltatore con l’asta, una biologa e un pasticcere, hanno modo di misurare i propri limiti e la spinta vitale per comprenderli e superarli, solo attraverso lo strumento che tutti i giorni praticano. La musica è la più radicale delle discipline invisibili, quindi più di altre in grado di alimentare la visione e l’immaginario (a chi comunque già di suo l’abbia quantomeno in dote). Ma non so dirti se si tratti di un regalo sai? Io ho molto spesso la sensazione di dover restituire qualcosa a qualcuno, come se quello che vedo e che raggiungo non sia solo mio o solo per me, questo me lo fa somigliare di più ad un prestito (privilegiatissimo prestito).

Il (bellissimo) brano ‘Calcutta” descrive, partendo dalle meraviglie di Roma, una realtà di degrado ricca di contraddizioni.  Come vivi tu questa città così bella e allo stesso tempo complicata?
Come non essere stupefatti oggi dal Colosseo, malgrado lì dentro ci siano crepate intere generazioni alla sola regola del pollice verso? La bellezza e la contraddizione stanno nei mattoni di questa città, come la calce che li tiene. Il vero problema che Roma oggi rappresenta in modo così emblematico, è il conflitto disorientato che rasenta il “tutto contro tutti” e che la politica nazionale di questi ultimi decenni ha solo alimentato. Come ha avuto modo di dire Gigi Proietti, questa città in pieno lockdown ha solo riposato. Riposato da cosa, aggiungo io, dalla più grande e tormentata forma di insofferenza che si ha verso ciò che no si comprende a pieno, fino a desiderarne la distruzione.

Roma è anche l’esempio di una corsa forsennata delle metropoli e della società stessa. Una corsa che, spesso, non si sa a cosa possa portare. Quali sono secondo te i valori che senti essere perduti e andrebbero recuperati?
Il bene comune. La tracotante avanzata del vantaggio privato, del profitto aziendale, del privilegio di casta, del portafoglio nero, della ruminanza palazzinara, dell’affare che il volontario impoverimento culturale genera e della volgarissima comunicazione regnante, hanno decapitato anche la possibilità, non dico di realizzare, ma di comprendere anche solo il senso del termine: Bene comune.

La tua poetica disincantata regala uno spaccato dolce e amaro allo stesso tempo della realtà.  La musica ti ha aiutato ad esorcizzare ansie e paure della vita di ogni giorno?
La musica mi ha definitivamente aiutato a comprendere che noi non siamo quello che siamo malgrado le nostre ansie e le nostre paure, ma siamo quello che siamo grazie a loro.

La realtà che vediamo oggi spaventa e fa paura, mancano le certezze per il futuro. Da artista come stai vivendo questo momento?
Cercando di restituire il prestito di cui parlavamo nella prima delle tue domande. Soprattutto nei momenti di buio vero o indotto che sia, il dovere di chi vede qualcosa è non esimersi dal raccontarlo e quindi in qualche modo renderlo visibile.

È da poco uscito il tuo nuovo album, Tilt. Cosa vorresti possa trasmettere a chi lo ascolta?
Vorrei trasmettesse il Tilt da cui lui stesso è stato generato, perché solo nella consapevolezza esistono i capoversi di una nuova via, di un altro modo e di una diversa grammatica. Le canzoni sono fatte per essere ascoltate e magari cantate con la voce di chi ascolta e a sua volta in grado di trasmettere qualcosa alle canzoni che ascolterà.

Da cantautore di esperienza come credi che il settore della musica e dello spettacolo possano ripartire dopo questo secondo brusco stop?
C’è un solo modo. L’Arte è l’industria pesante di questo paese e solo quando gli artisti si assumeranno la responsabilità diretta di essere anche i politici e gli imprenditori di questo paese, saranno in grado di trascinare tutto fuori dagli Stop che potrebbero susseguirsi al secondo e al terzo e al quarto. Diceva De André: “Capisco che se non è artista, se non riesce a trasformare quello che capisce in qualcosa d’altro che arrivi ancora meglio, l’individuo deve integrarsi, ma l’artista è un anticorpo che la società si crea contro il potere. Se si integrano gli artisti, ce l’abbiamo nel culo.

Tracklist di “Tilt”:
  1. Calcutta
  2. Pensiero nucleare
  3. Caterina volentieri
  4. La mia velocità
  5. Maddalena (con Ginevra Di Marco)
  6. Io non sono io
  7. La statua della libertà
  8. Crepacuore
  9. Roma bella (con Tosca)
  10. Tilt (con Vinicio Marchioni)

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.

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