Io, volontario per la sperimentazione del vaccino anti-Covid, vi spiego i motivi della mia scelta

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volontario vaccinazione covid

Ho deciso di offrirmi come volontario per la sperimentazione del vaccino anti-Covid. Siccome quando lo racconto ad amici o semplici conoscenti spesso colgo sui loro volti espressioni di stupore, a volte incredule, ho deciso di raccontarlo anche sul sito a cui collaboro da quando è nato, spiegando il perché di questa scelta.

Su consiglio di Bolla, ottimo musicista milanese che vi invito ad ascoltare e seguire, mi sono iscritto come volontario per la sperimentazione di un nuovo vaccino contro il Covid che arriverà nei prossimi mesi.

Perchè l’ho fatto? Perchè sono stanco di sentire le manfrine (per non dire le cazzate) dei negazionisti del Covid-19 e dei no-vax: gente che pensa che dire “fallo prima tu” equivalga ad una minaccia, quando in realtà è l’unica luce che abbiamo in fondo a questo tunnel in cui ci ha portato la pandemia. E se un vaccino fosse già disponibile lo farei davvero domattina.

E allora sì, ho deciso di farlo prima io davvero, inserendo il mio nome tra quelli della banca dati di volontari nell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Monza, sperando di ricevere quanto prima la chiamata per sottopormi all’iniezione e partecipare così alla fase 3 della sperimentazione di uno dei vaccini di prossima produzione.

Ma non hai paura? No, assolutamente. Perchè dovrei? I vaccini (e non lo dico io, ma decenni di studi) sono sicuri, e io nel mio piccolo vorrei dare il mio contributo ed aiutare la ricerca scientifica a compiere questo enorme passo in avanti per tutta l’umanità che possa portarci, finalmente, a tornare a vivere una vita normale. E la mia, fatta di tanti viaggi e ancor più concerti, al momento è davvero mutilata.

Ovviamente non lo faccio solo per me, per tornare a fare la mia vita di tutti i giorni pre-Covid. Credo infatti che sia un gesto nobile e profondamente altruista mettersi a disposizione del progresso scientifico, cercando di contribuire, nel mio piccolissimo ed in totale sicurezza per la mia salute, al ritorno alla vita normale che facevamo un anno fa.

C’è un’obiezione ricorrente che mi sento fare ogni volta che esce fuori questo argomento, ed è la seguente: “ma se per lo sviluppo di un vaccino ci voglioni in media 8 anni, come fai a fidarti di uno per cui ci sono voluti 10 mesi?”.

In realtà la risposta è estremamente semplice e si può mutuare dal film Tutti gli uomini del Presidente (anche se lì era riferito al modo in cui risalire alle corruzioni), ed è “follow the money”, letteralmente “segui i soldi”. Non è un mistero, infatti, che nel corso della storia gli sviluppi tecnologici più rapidi siano avvenuti solo grazie all’immissione di grossi capitali. E in questo caso non ha molta importanza se siano di provenienza pubblica o privata.

Un piccolo esempio: il 12 aprile 1961 la Russia vinse la prima “battaglia” per lo spazio, riuscendo a mandare in orbita Jurij Gagarin. Appena un mese dopo, il 25 maggio 1961, il presidente americano John F. Kennedy annunciò al Congresso che gli Stati Uniti sarebbero riusciti a mandare i propri astronauti sulla Luna entro la fine di quel decennio. Ma come ci sono riusciti? Ovviamente immettendo miliardi di dollari nella NASA. Per capire l’ordine di grandezza degli investimenti, nel 1967 l’agenzia spaziale statunitense contava 36.000 addetti (un aumento del 450% rispetto al momento della sua nascita nel 1958), disponeva di un budget pari a 5 miliardi di dollari (5.000% superiore rispetto a quello del 1958) e faceva ampio ricorso a contratti e appalti esterni, al punto che nel 1965 le aziende esterne impiegavano 376.700 lavoratori nei programmi dell’ente.
Il risultato lo conosciamo tutti: il 20 luglio 1969 Neil Armstrong fu il primo uomo a mettere piede sulla Luna.
Ma la conquista della Luna, se da una parte è stata certamente una dimostrazione di forza da parte degli Stati Uniti ottenuta per scopi propagandistici da Guerra Fredda, dall’altro lato ha lasciato un’eredità tecnologica incredibile, di cui godiamo ancora adesso e che ha portato ad un fall-out tecnologico incredibile: dai microchip agli utensili a batteria, dai materiali ignifughi fino alle tac e ai peacemaker, o ancora i purificatori d’acqua, il velcro e i cibi liofilizzati sono solo alcune delle tantissime tecnologie che prima non esistevano, che sono nate grazie ai programmi spaziali Mercury, Gemini e Apollo e sono in uso ancora oggi, tanto che è stato valutato che per ogni dollaro investito nei programmi spaziali ne sono “ricaduti a terra” altri 7.

Potrei fare anche un altro esempio, sicuramente meno piacevole: nello sviluppo bellico, la possibilità di investire grandi capitali, e la quantità di soldi investiti ad esempio nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ha permesso di sviluppare in tempi rapidissimi armi e tecnologie, a volte terribili, con le quali far soccombere il nemico.
Ma anche in questo caso la ricerca e lo sviluppo tecnologico ci hanno lasciato in eredità cose che ancora oggi utilizziamo quotidianamente: il forno a microonde, il nastro adesivo, il teflon, ma anche le patatine fritte surgelate e… la Fanta.

Ecco, quella contro il Covid-19 è proprio una guerra, né più né meno. Perché sta distruggendo le economie mondiali e ad oggi ha già infettato oltre 60 milioni di persone, uccidendone quasi un milione e mezzo in tutto il mondo. Quindi è ovvio pensare che per evitare di replicare altre annate come questo disastroso 2020 e continuare a perdere migliaia di miliardi di dollari di PIL, con conseguente perdita di milioni di posti di lavoro, tutti gli stati del mondo abbiano investito somme ingentissime (ma nulla in confronto alle perdite previste nel caso la pandemia dovesse perdurare ancora a lungo) nella ricerca scientifica per il vaccino contro il Covid-19. Che, proprio grazie a questo sforzo economico senza precedenti che ha visto migliaia e migliaia di scienziati e ricercatori in tutto il mondo darsi da fare per trovare una cura, e pur senza rinunciare al massimo rigore nelle fasi da seguire durante tutto l’iter per la ricerca, il test e la necessaria approvazione degli enti preposti prima che sia messo in commercio, arriverà in un tempo record (fortunatamente).

Ma per far sì che ognuno di noi torni il prima possibile alla vita che faceva prima dell’arrivo della pandemia, c’è bisogno che tutti si vaccinino. Perchè a parte i dubbi (anche legittimi) su ogni farmaco di ogni tipo che viene ad alterare le normali condizioni del corpo (in genere benignamente) i no-vax in realtà confidano che si vaccinino tutti gli altri per godere dei benefici indiretti dell’immunità di gruppo, un po’ come quelli che non pagano le tasse, ma godono comunque dei benefici prodotti da chi le paga anche per loro. Ma mai come stavolta vaccinarsi non è un atto di protezione individuale, bensì un gesto di responsabilità civile, che rende la nostra comunità più sicura e che difende i più deboli e sfortunati, come ad esempio gli immunodepressi e le persone sottoposte a terapie oncologiche.

Se qualcuno vuole saperne di più sul programma di sperimentazione a cui mi sono iscritto e vuole farlo a sua volta, può cliccare qui.

Movember: Change the face of men’s health

Ma c’è un’altra cosa di cui volevo parlare, per chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qui.

Non è la prima volta che cerco di fare il possibile, nel mio piccolissimo, per cercare di aiutare la scienza e sensibilizzare il prossimo: da ben 7 anni, infatti, partecipo a Movember, mettendoci (è proprio il caso di dirlo) la faccia.

Per chi non lo conoscesse, Movember (crasi tra “moustache”, parola inglese per baffi, e “November”) è un evento annuale che si svolge nel corso del mese di novembre. Il motto del Movember è “cambiare la faccia della salute degli uomini” (traduzione letterale di “change the face of men’s health”), quindi durante il mese di novembre gli uomini che vi aderiscono (chiamati Mo bro) si fanno crescere i baffi per raccogliere fondi per la Movember Foundation, che attraverso progetti mirati alla prevenzione del tumore alla prostata, del tumore al testicolo, del suicidio e della salute mentale, salva e migliora le vite di molti uomini, rendendoli anche più consapevoli.

In questi anni, grazie al mio impegno personale e anche alla generosità di molti amici, sono riuscito a raccogliere oltre 1.200 € di donazioni, mentre col mio team, il Team Enav 4 Movember, formato da Controllori del Traffico Aereo di tutta Italia, nonostante quest’anno non sia stato possibile organizzare eventi in cui raccogliere fondi, abbiamo comunque messo insieme quasi 3.000 € grazie all’aiuto di amici, parenti e sostenitori, che fanno di noi il team più attivo in Italia riguardo le donazioni, con oltre 15.000 € raccolti in 5 anni.

Se vuoi aiutare anche tu la ricerca contro i mali maschili puoi effettuare una donazione (anche piccola) qui.

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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