Il mostro, un film di Luigi Zampa. Su Raiplay

Un atto di accusa contro il mondo cinico della comunicazione

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Foto film Il mostro

Una amara satira di costume

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Valerio Barigozzi (Johnny Dorelli) è un modesto giornalista cui è stata affidata una rubrica settimanale del giornale romano Tribuna sera dedicata alla posta delle lettrici che firma con lo pseudonimo di Contessa Smeralda. Poco stimato dai suoi colleghi (la sua scrivania è collocata vicino alla porta del bagno), il cronista, dovendo provvedere agli alimenti per la moglie Anna (Angelica Ippolito) da cui è malamente separato, scrive romanzetti gialli di scarso successo. Suo figlio Luca (Enzo Santaniello), un ragazzo timido e introverso, vorrebbe vivere con lui, ma la sua condizione economica precaria non glielo permette. Un giorno Barigozzi riceve una lettera anonima firmata “il mostro”, che gli comunica l’assassinio di un noto conduttore televisivo di un programma per ragazzi conosciuto come “nonno Gustavo” (Gianrico Tedeschi). Arrivato nella sede della televisione, il giornalista sarà il primo a scoprire il corpo dell’uomo ucciso con un martello. Da quel momento Valerio viene coinvolto nei delitti del serial killer, che però gli permettono di riconquistare la fiducia del direttore del giornale e guadagnare con i suoi articoli sull’autore degli omicidi, la prima pagina. Non tutto va però per il verso giusto perché il commissario Pisani (Orazio Orlando) incaricato delle indagini, lo inserisce nella lista dei sospettati. Dopo altre uccisioni, tra le quali quella dello stesso direttore e della cantante Dina (Sydne Rome) con la quale il cronista ha una relazione amorosa, la verità amara verrà alla fine a galla. Diretta nel 1977 dal veterano Luigi Zampa, regista di solido mestiere (Anni difficili, Processo alla città, Il vigile), la pellicola è un atto di accusa nei confronti di una società troppo incline alla violenza e una denuncia contro il cinismo e la spregiudicatezza dei mezzi di informazione alla ricerca spasmodica di lettori.  Johnny Dorelli conferisce al suo personaggio di perdente della vita tratti di cinica spavalderia e di sottile malinconia.  Ottima come sempre la colonna sonora di Ennio Morricone.

 

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

1 COMMENTO

  1. Uno dei migliori gialli-polizieschi della scena italiana! Assolutamente da rivalutare. È al livello di molti film del periodo oggi considerati capolavori che fanno parte dei cosiddetti b movies.
    Dorelli sempre al top in questi ruoli a metà fra il serio ed il faceto e tra la commedia e il drammatico. Buono il cast e l’organizzazione generale.
    Insomma, nel complesso un gran bel giallo/poliziesco/thriller fine anni ‘70, che comunque rispecchia ancor oggi la brutalità della società di massa!

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