Il Malandrino e “Giorni comunque belli”, un album estremamente personale

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Uno pseudonimo tutto da scoprire, che cela un’anima punk, intrisa però di quella tradizione tipica del cantautorato italiano. È Michele Calabrò in arte Il Malandrino, che il 27 ottobre ha pubblicato il suo primo disco da solista. Michele non è nuovo alla scena musicale: alle spalle ha già due album con i Malibu Stacey, un gruppo che aveva contribuito a fondare. Negli ultimi tempi però ha sentito forte l’esigenza di esprimersi in solitaria, nella scrittura e nelle sonorità, superando l’esclusività del punk-rock che lo ha contraddistinto in gioventù e iniziando a spaziare e sperimentare. Giorni comunque belli, questo il titolo dell’album, da molto spazio ai testi ed è un mix di stili e di emozioni che raccontano – attraverso un sorriso malinconico – uno spaccato di vita di questo giovane artista.

Il tuo album si intitola “Giorni comunque belli”, sembra quasi uno sprint positivo a voler trovare qualcosa di buono nei giorni normali. Ci vuoi spiegare questo titolo?

Più che trovare qualcosa di positivo nelle giornate normali, vuole sottolineare proprio il fatto di trovare un lato positivo nei giorni o nelle situazioni in cui di positivo e di bello non c’è nulla. Visto il mio background di vita e visto che questo album è molto personale – riascoltandolo completo direi che forse lo è anche troppo – ho fortemente voluto questo titolo. L’ho scelto perché, se sono qui a raccontarlo, significa che sono riuscito nell’impresa di trovare, nel corso della vita, il lato buono anche nei momenti in cui di buono non ce n’era molto.

L’album si rifà soprattutto a influenze elettroniche e pop. Ma contiene addirittura brani in cui rappi, come “Non chiedermi di più” e anche qualche ballad romantica come “Innamorati di me”. Come si fa a mixare generi così diversi?

Non mi sono mai posto dei limiti nella scrittura, nella stesura e nell’interpretazione dei brani. Ho sempre scritto quello che mi veniva da dentro di getto. Per questo album mi sono messo un po’ in gioco, perché a livello di produzione musicale doveva essere un album completamente diverso, molto più vicino al rock italiano. Poi, insieme all’amico e manager Mauro Farano, abbiamo deciso proprio in prossimità delle registrazioni, di provare a sperimentare e inserire sui miei testi delle sonorità più elettroniche, popolari e attuali per veder cosa ne veniva fuori.

E cosa ne è venuto fuori?

Ne sono venuti fuori alcuni pezzi che sono molto più pop da elettronici che in chiave diversa, ci sono ad esempio forti riferimenti a Cosmo o Coez, per citare alcuni artisti attuali. Ma poi, in certi brani, è venuta fuori la vena cantautorale italiana più romantica:quella dei cantautori del passato come Lucio Battisti, Lucio Dalla o Rino Gaetano che io ho sempre ascoltato grazie a mia mamma. Ma in alcuni pezzi si nota anche la vena più punk-rock che arriva dal mio passato “suonato” da adolescente e nel mio gruppo. Quella me la porto e me la porterò sempre dietro, soprattutto quando suono dal vivo, una cosa che manca fortissimo in questo momento.

“Panda Granata” è un brano molto forte vuoi raccontarcelo?

Panda Granata è un testo totalmente autobiografico, è una canzone molto forte che parla soprattutto – e questo è il nodo centrale – di mettere davanti a se la vita degli altri. Invece di proteggersi, provare a proteggere prima gli altri, i nostri cari, rispetto a quello che può accadere nella vita e che è accaduto, nel nostro caso, nella nostra famiglia. Racconto un modo di fare che è un po’ come annullarsi affinchè tutto il resto che ci circonda stia bene. E solo nel momento in cui vedi che tutto il resto è andato bene, per fortuna, puoi finalmente provare a liberarti. C’è da capire poi se è troppo tardi oppure no.

Si evince da questo pezzo un rapporto difficile con tuo padre. Eppure il brano si chiude con una frase:  “Alla fine avevi ragione tu”. Perché e in cosa alla fine poi aveva ragione?

Non è che non abbia un buon rapporto con mio padre, è che il nostro rapporto è un po’ gioia e dolore, come spesso accade tra genitori e figli. Io sono stato cresciuto con tante regole, dovevo essere un bambino rispettoso, inquadrato. Ma crescevo anche con la voglia di evadere ed essere ribelle, come ogni adolescente. Quindi ho sempre preso le sue parole quasi come un mantra da seguire, ma ero obbligato a farlo. Oggi dico che alla fine aveva ragione lui perché, sotto tanti punti di vista, una volta che sono diventato padre anche io – sono papà di un bambino di tre anni e tra poco lo diventerò per la seconda volta di una bambina – ho compreso che in tante cose mio padre aveva effettivamente ragione, ma io in quel periodo non potevo capirlo. E forse era giusto che non lo capissi allora. Adesso invece so che certi suoi atteggiamenti, anche per il suo vissuto e per il modo in cui a sua volta era stato educato, erano per proteggere me. È lì il senso di dire: Alla fine avevi ragione tu.

Come mai hai voluto accanto a te una voce femminile in “Profumo di Legno”?

Ho voluto una voce femminile perché nel momento in cui ho scritto questo pezzo ho sentito il bisogno di avere sul brano una voce molto black. È un pezzo che io interpreto in maniera un po’ scanzonata, è quasi lasciato andare da parte mia. Accanto volevo una voce grintosa, per dare colore e calore al brano. Ho conosciuto Stefania Tasca tramite amici in comune, ci siamo trovati molto in sintonia a livello musicale e personale e quindi le ho proposto di cantarlo con me. Lei si è resa da subito molto disponibile, ha addirittura scritto una parte del testo e ci ha cantato sopra.

“Primo sguardo” e “Di notte” sono due brani consecutivi ma a tratti addirittura opposti: uno parla di un’amicizia sincera e l’altra del rifiuto rapporti falsi, di comodo. Come mai la scelta di inserire due brani così agli antipodi nello stesso album e uno accanto all’altro?

Io credo tanto nell’amicizia vera ma penso che di amici veri ce ne siano uno o due per tutta la vita. Tutto il resto, per quanto riguarda ciò che canto in Di notte, sono amicizie di comodo e di facciata o semplicemente conoscenze. In Primo sguardo invece, si sottolinea il forte rapporto di un’amicizia fraterna. Volutamente li ho messi nello stesso album e vicini nella tracklist: per sottolineare l’esistenza di rapporti completamente diversi e creare una sorta di shock e contrapposizione

L’album contiene due brani che sono dei flussi di coscienza anche nostalgici: “L’America” e “Un giorno sarò vecchio”. Viaggi nel passato e nei bei ricordi. Ma oggi qual è la tua America, il tuo posto sicuro?

La mia sala dove produco e dove sto producendo il nuovo album. La porta a cui ogni tanto bussa mio figlio di tre anni perché vuole suonare la batteria. E da lì, quando spio dalla finestra, vedo la mia compagna in casa, che magari sta semplicemente preparando la cena, e mi fa sentire più che sicuro. Soprattutto in questo periodo. La mia America in questo momento è la mia famiglia e la mia musica.

Giorni comunque belli tracklist:

01 – I TUOI RICCI
02 – NON CHIEDERMI DI PIU’ (feat. Diego Perrone)
03 – INNAMORATI DI ME
04 – PANDA GRANATA
05 – L’AMERICA
06 – PRIMO SGUARDO
07 – DI NOTTE
08 – PROFUMO DI LEGNO (feat. Stefania Tasca)
09 – UN GIORNO SARO’ VECCHIO

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