Braschi e la sua preghiera per conservare un po’ di tenerezza nella nostra vita

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braschi intervista
Foto di Alessandro Congiu

Abbiamo intervistato Braschi, all’anagrafe Federico Braschi, in occasione dell’uscita del suo nuovo singolo Il cane e la mia ragazza.

Ecco come ce lo descrive:“È un pezzo che è a cavallo tra una scena domestica, di vita quotidiana, e onirica, quindi un ipotetico sogno. Sono momenti che si scambiano fino ad arrivare ad una sorta di preghiera che può essere laica, ma neanche tanto: se c’è qualcuno sopra di noi può prendersi cura delle persone che ci stanno a fianco, una sorta di veglia. È una preghiera per conservare una certa dose di tenerezza nella nostra vita”.

Braschi ha poi continuando parlando di quello che potremmo aspettarci nel suo prossimo album, ancora in fase di creazione, sottolineando il suo desiderio di portare avanti un cantautorato contemporaneo e la musica come elemento sociale.

“Sono cambiate le ideologie, il mondo, gli esseri umani. Forse, è cambiato l’egoismo delle persone: il culto dell’ego dilaga. Ma i cantautori non sono cambiati perché c’è un sacco di musica bellissima, anche se magari ha poco feedback”.

Infatti, da sempre questo artista ha lasciato nei suoi pezzi tracce di quei grandi cantautori che hanno segnato la storia della musica, ma senza offuscare la sua personalità artistica.

Proprio grazie a questa, sono arrivati numerosi riconoscimenti come quello di un tour negli Stati Uniti,  condividere il palco con colleghi importanti e aggiudicarsi il  Premio Bindi Nuovo IMAIE 2018

“Una differenza tra il modo di lavorare in America è in Italia è che qui tendiamo a far emergere il lato solare… Io credo che sia interessante anche vedere come si cammina su un filo e cosa succede quando si cade… Non so dire se si tratti di un retaggio culturale, ma tanti artisti , come Mia Martini e Tenco, non sono stati capiti quando sono andati giù”

Non è tutto, il resto della storia potrete ascoltarla in questa videointervista.

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Irma Ciccarelli
Classe 93, anno in cui David Bowie pubblica Black Tie White Nois. Campana di nascita, adottata dalla toscana Cortona (sì, la stessa di Jovanotti), da qualche anno vivo a Milano, di cui mi sono innamorata il 29 giugno del 2013. Perché ricordo la data? Perché a San Siro c’erano i Bon Jovi a infiammare il palco, ed io ero lì a sognare di intervistare la band. Ed eccomi qui: giornalista e studente di musicologia, il mio mantra è Long Live Rock, ma guai a chi disprezza i cantautori….e Beethoven (non il cane).

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